Divorzio: il tempo che deve passare il figlio con i genitori

2 Marzo 2020 | Autore:
Divorzio: il tempo che deve passare il figlio con i genitori

Secondo la Cassazione, prevale sempre l’interesse del minore: si esclude a priori la ripartizione simmetrica al 50%.

Il bambino figlio di genitori separati o divorziati deve passare lo stesso tempo con il padre e con la madre? No, secondo la Cassazione [1]. Prevale, secondo i giudici, l’interesse del minore e, quindi, si deve escludere a priori la cosiddetta «ripartizione simmetrica» della frequenza con entrambi i genitori.

La Suprema Corte, decidendo sulla richiesta di un padre in tal senso, ha ribadito questo principio di diritto: «La regolamentazione dei rapporti fra i genitori non conviventi e i figli minori, non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori. Ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dalla esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto ad una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi ad una piena realizzazione della loro relazione con i figli ed all’esplicazione del loro ruolo educativo».

Una precisazione che si aggiunge alla giurisprudenza in merito e che sancisce il diritto del genitore all’esplicazione della propria genitorialità a un livello secondario rispetto a quello dell’interesse del figlio a una serena crescita.

I giudici intendono, in questo modo, garantire al minore «la situazione più confacente al suo benessere ed alla sua crescita armoniosa». Ogni ipotesi diversa mirata al diritto alla esplicazione della responsabilità genitoriale, rispetto all’interesse alla serenità del figlio, non può essere consentita.

L’ordinanza della Cassazione rigetta le ulteriori richieste paterne, ovvero quelle che riguardano la mancata previsione di un’alternanza dei tempi di frequenza secondo i turni di lavoro dei genitori e l’astratta inadeguatezza dell’iniziale collocamento del minore con la madre.


note

[1] Cass. ord. n. 3652/2020 del 13.02.2020.


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