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Prestito in banca chiesto dall’amministratore di condominio

2 Marzo 2020
Prestito in banca chiesto dall’amministratore di condominio

Il condominio non risponde del debito con la banca se si tratta di un fido o di un finanziamento non approvato dall’assemblea. 

Come tutti ormai sanno, ogni condominio deve avere un proprio conto corrente, distinto da quello dell’amministratore: è un obbligo imposto dal Codice civile che non può essere derogato in nessun caso. Rientra tra i doveri dello stesso amministratore aprire il conto, accreditarvi le quote riscosse mensilmente e gestirlo in trasparenza mostrando gli estratti a semplice richiesta dei condomini. 

Poiché i costi di gestione del conto corrente condominiale gravano sui condomini per i millesimi di proprietà, è bene che l’amministratore scelga il conto corrente con particolare cautela, verificando i costi per servizi quali bonifici, domiciliazioni bancarie, oppure per comunicazioni periodiche (saldi ed estratti conto).

L’amministratore può anche chiedere un mutuo condominiale previa delibera dell’assemblea quando è necessario provvedere a opere di ristrutturazione o di efficientamento energetico che interessano parti condominiali dell’edificio.

Una recente sentenza [1] del tribunale di Ravenna si occupa di un interessante caso di prestito in banca chiesto dall’amministratore di condominio. Se è vero che la legge non specifica se la scelta del conto corrente spetti all’assemblea o all’amministratore, non c’è invece dubbio che quest’ultimo non possa stipulare finanziamenti o aperture di credito con la banca senza l’autorizzazione dei condomini. 

Pertanto, è inefficace l’apertura del credito nei confronti del condominio se compiuta dall’amministratore senza l’autorizzazione dell’assemblea.

L’amministratore non è legittimato a chiedere un prestito o un’apertura del credito senza prima ricevere una valida delega dall’assemblea. Cosa succede, però, se ciononostante, dovesse farlo lo stesso?

La banca, prima di concedere il prestito, è tenuta a chiedere il verbale dell’assemblea contenente l’autorizzazione. A questo punto, si possono configurare due distinte ipotesi:

  • l’amministratore non è in possesso del verbale con l’autorizzazione: se la banca eroga ugualmente il finanziamento, la responsabilità ricade anche su quest’ultima che non potrà più chiedere al condominio i soldi anticipati all’amministratore, anche se da questi utilizzati per l’interesse del condominio stesso. L’assemblea può rimuovere l’amministratore infedele per giusta causa senza dovergli alcun risarcimento. Vien fatta salva la possibilità di chiedere eventualmente il risarcimento sussistendo ulteriori danni;
  • l’amministratore falsifica il verbale con l’autorizzazione: in questo caso, si può denunciare l’amministratore per truffa (secondo la sentenza in commento, infatti, non si può parlare di appropriazione indebita). In più, anche in tale ipotesi, il condominio non è responsabile nei confronti della banca e, pertanto, non è tenuto a restituire il prestito ricevuto dall’amministratore senza il consenso dell’assemblea.

La giurisprudenza ha spesso evidenziato che «nel caso in cui un amministratore condominiale, servendosi di un falso verbale, ottenga, per scopi propri, l’apertura di credito da una banca a favore del condominio, non si configura il reato di appropriazione indebita, ma solo il reato di truffa in quanto difetta in senso proprio l’elemento dell’impossessamento» [2].

Ed ancora è stato detto che «il fido bancario, ottenuto con verbali falsi prodotti dall’amministratore di condominio, non legittima la banca ad ottenere la restituzione del capitale dal condominio, per cui, in in caso di contratto stipulato di falsus procurator, nessun effetto di detto contratto è destinato a prodursi nella sfera giuridica del falso rappresentato in mancanza della sua ratifica…» [3].

Insomma, il saldo negativo del conto corrente bancario determinato da un prestito o un’apertura di credito concessa dalla banca senza previa autorizzazione dell’assemblea (anche se con un verbale falso) non comporta alcun debito per il condominio ma solo in capo all’amministratore.  

Un’altra ipotesi di responsabilità penale dell’amministratore di condominio si configura tutte le volte in cui questi genera confusione tra il proprio conto corrente e quello del condominio, accreditando sul proprio gli oneri riscossi dai condomini. La legge, infatti, impone all’amministratore di tener ben distinto il proprio patrimonio personale o professionale da quello dei condominii gestiti e di evitare, inoltre, promiscuità tra i flussi contabili dei diversi fabbricati amministrati.


note

[1] Trib. Ravenna sent. n. 95/2020.

[2] Trib. Firenze sent. n. 3634/2007.

[3] Giudice di Pace di Bologna, sent. n. 2441/2017.


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