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Conto corrente in rosso: segnalazione

2 Marzo 2020
Conto corrente in rosso: segnalazione

Conseguenze debito con la banca: la Centrale Rischi della Banca d’Italia può essere allertata solo in caso di cattivo pagatore.

A tutti capita di avere momenti di difficoltà economica. Alla base possono esserci problemi di natura transitoria o di carattere più durevole e stabile (si pensi alla perdita del posto di lavoro, alla chiusura dell’attività, al sopraggiungere di una malattia invalidante). In tali circostanze, è facile che il conto corrente vada in rosso. Se non si corre subito ai ripari, l’assenza di liquidità potrebbe far scattare una segnalazione alla Banca d’Italia e il conseguente inserimento nella lista nera dei cattivi pagatori. Ma tali conseguenze non sono così immediate e automatiche essendo confinate ai casi più gravi.

Cerchiamo allora di fare il punto della situazione e di capire come funziona la segnalazione per conto corrente in rosso.

Quando il conto corrente va in rosso?

Il rapporto di conto corrente è generalmente caratterizzato da un “credito” che il correntista vanta nei confronti della banca: credito costituito dai soldi da questi depositati sul proprio conto (la cosiddetta “provvista”). Se il correntista spende tutti i propri risparmi, il conto presenta un saldo pari a “zero”. Non vi è quindi né un debito, né un credito nei confronti della banca.  

Il conto passa invece “in rosso”, ossia va “in debito”, non appena il correntista spende più dei soldi che ha depositato (ossia più della provvista). Senonché, tale situazione può verificarsi solo in due casi:

  • quando il cliente lascia per molto tempo il conto “a zero” e, su di esso, maturano i tipici costi fissi: spese di gestione e imposta di bollo. Tali importi vengono addebitati sul conto periodicamente dalla stessa banca; senonché, se il conto è privo di provvista assumerà un saldo negativo. Questo significa che il correntista, pur non avendo speso alcuna somma, sarà comunque debitore della propria banca;
  • quando il cliente ottiene dalla banca una linea di credito (cosiddetto “fido” o contratto di apertura di credito). In questi casi, la banca concede al correntista la possibilità di spendere più di quanto ha depositato sul proprio conto (entro un limite massimo prestabilito in contratto) in cambio di interessi debitori più alti rispetto al tasso legale. In tal caso, il correntista è libero di utilizzare il credito riconosciutogli dalla banca. Il conto è sì “in rosso” ma proprio in virtù di un accordo tra le parti. Resta comunque il divieto di spendere più del fido concesso, pena la revoca del contratto e il pagamento di commissioni particolarmente elevate. 

È molto difficile, invece, che il debito sul conto possa verificarsi a causa di una spesa del correntista superiore alle proprie disponibilità. Difatti, in caso di bonifico, pagamento con carta o di prelievo al bancomat eccedenti la provvista, l’operazione viene bloccata dalla banca per “insufficiente credito” e non può essere portata a termine. 

Potrebbe invece verificarsi che il correntista emetta un assegno per un importo superiore rispetto ai risparmi depositati. Si dice, in tal caso, che l’assegno è “scoperto”. L’istituto di credito nega il pagamento e invia una prima comunicazione al proprio cliente invitandolo a depositare, sul conto, i soldi necessari alla copertura del titolo; in caso contrario, l’assegno viene protestato (con conseguenti sanzioni amministrative). Anche in questo caso, quindi, la banca evita sul nascere la possibilità che il conto vada in rosso.

Conto in rosso: quando scatta la segnalazione?

Una volta evidenziato che il conto corrente va in rosso solo quando c’è un’apertura di credito o, in assenza di movimentazioni, a causa dei costi di gestione che consumano la provvista, cerchiamo di comprendere in quali occasioni scatta la segnalazione alla Centrale Rischi.

Come noto, la Centrale Rischi è un organismo istituito presso la Banca d’Italia che monitora l’affidabilità dei correntisti e contiene la lista dei nomi di coloro che non rispettano gli obblighi contrattuali con le banche (si pensi a mutui e finanziamenti non rispettati, assegni emessi a vuoto, ecc.). Dall’iscrizione conseguono una serie di effetti negativi come il divieto di accesso a prestiti, di apertura di conti, di rilascio di carte di credito, ecc. 

Accanto alla Centrale Rischi vi sono poi società private, come la Crif, che valutano anche il “merito creditizio” ossia la capacità del cliente di rispettare le condizioni, la puntualità nel pagamento delle rate e il residuo debito con la banca.

Prima della segnalazione alla Centrale Rischi, la banca deve necessariamente rispettare due vincoli di legge:

  • valutare la gravità del debito: la segnalazione, infatti, può scattare solo in caso di serio rischio di insolvenza;
  • inviare una preventiva comunicazione scritta ove si invita il cliente a corrispondere gli importi dovuti. Questa serve per consentire al debitore di evitare gli effetti pregiudizievoli della segnalazione. Senza tale comunicazione, che di solito si accompagna alla stessa diffida in cui si chiede la restituzione degli importi dovuti, la segnalazione alla Centrale Rischi è illegittima [1]. 

Come chiarito dalla giurisprudenza è illegittima la segnalazione alla Banca d’Italia quando effettuata per piccoli importi, dovuti a una semplice difficoltà transitoria facilmente rimediabile (si pensi a un dipendente che ha ricevuto, con qualche giorno di ritardo, il pagamento del proprio stipendio).

Dunque, è difficilmente verificabile una segnalazione per poche centinaia di euro, frutto magari dell’addebito sul conto delle spese di gestione. 

Nella valutazione circa la sussistenza di un danno non patrimoniale derivante dalla segnalazione illegittima in Centrale rischi assume rilievo anche l’esiguità dell’importo non adempiuto (10 euro), in addizione con la circostanza che l’intermediario non abbia offerto al cliente la possibilità di porvi tempestivo rimedio [2].

La segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia dell’esistenza di un credito in sofferenza presuppone la specifica incapacità del debitore di fronteggiare in modo ordinario le proprie obbligazioni discendenti dall’esposizione debitoria verso gli intermediari bancari o finanziari: in mancanza di tale presupposto, può ordinarsi, in via cautelare e d’urgenza, la revoca della segnalazione in oggetto (nella specie, il tribunale ha accertato che la segnalazione, di cui ha disposto la revoca, era avvenuta per un credito inferiore all’importo per cui la segnalazione è obbligatoria, e perché, erroneamente, l’istituto bancario aveva ritenuto che il debitore non svolgeva più attività lavorativa) [4].

È legittima la segnalazione, da parte della banca che eroga un prestito, alla Centrale rischi finanziari del semplice ritardo nel pagamento delle rate mensili, anche se si tratta di importi modesti. A stabilirlo è la Cassazione secondo cui per la Centrale rischi finanziari non valgono i medesimi criteri che regolano le segnalazioni alla Centrale Rischi di Bankitalia, essendo diverse sia le finalità perseguite dai due istituti che il concetto di insolvenza a cui fanno riferimento [4].

Quando la segnalazione alla Centrale rischi avviene illegittimamente, il cliente può chiedere il risarcimento del danno patrimoniale e, se dimostrato, alla reputazione commerciale.

Come chiarito dalla Cassazione, il correntista è libero di chiudere il conto corrente anche se in rosso, per non vedersi accreditare ulteriori spese che potrebbero incrementare l’esposizione debitoria. Resta per lui l’obbligo di corrispondere le somme dovute sulle quali continueranno a conteggiarsi gli interessi passivi. 


note

[1] Trib. Torino, ord. del 26.06.2019: L’invio del preavviso imposto dalla normativa di riferimento, che non prevede alcuna eccezione a detta regola, costituisce presupposto indefettibile ai fini della validità della segnalazione al CRIF o alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, avendo il preavviso lo scopo di consentire al segnalando di interloquire con la banca circa la legittimità della segnalazione, nonché di consentirgli un pagamento al fine di evitare la segnalazione, viste le conseguenze negative a ciò connesse, oltre che lo scopo generale di tutelare la trasparenza e la correttezza delle banche dati creditizie. Va, pertanto, esclusa l’applicabilità in materia della disposizione di cui all’art. 21 octies, comma 2, L. n. 241 del 1990, sul rilievo che la ragionevole prova della inutilità del preavviso di segnalazione, in quanto corretta dal punto di vista sostanziale, renderebbe l’omissione dell’invio del preavviso priva di rilevanza. La prova dell’invio del preavviso della segnalazione prima della segnalazione stessa incombe a carico della banca.

[2] Arbitro bancario finanziario , Napoli , 03/04/2013 , n. 1773

[3] Trib. Napoli sent. del 9.09.2005. 

[4] Cass. sent. n. 20896/2018.


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