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La prossima guerra sarà cibernetica

2 Marzo 2020
La prossima guerra sarà cibernetica

La relazione sull’intelligence evidenzia i rischi di minacce tecnologiche e informatiche, come il terrorismo digitale, contro cui l’Italia si sta attrezzando.

L’evoluzione tecnologica porta nuovi rischi e minacce inedite. Una parola che desta preoccupazione è cibernetica: una guerra che si combatte non più sui tradizionali campi di battaglia, ma nello spazio informatico. Le armi sono le tecnologie elettroniche e digitali e i bersagli da distruggere, o da mettere fuori uso, diventano i sistemi di informazione e di comunicazione delle società e degli Stati più evoluti, tra cui l’Italia.

Se ne è discusso oggi nel corso della presentazione della ‘Relazione annuale dell’Intelligence’ alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Di questi rischi si occupa  in particolare il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis), il cui direttore, Gennaro Vecchione, per come ci informa l’agenzia stampa Adnkronos ha appunto parlato di “arma cibernetica come strumento privilegiato per la conduzione di manovre ostili nei confronti del nostro Paese”.

Per il direttore dell’Intelligence italiana si tratta di “una competizione connessa in misura crescente agli avanzamenti tecnologici, che fanno dell’arma cibernetica, in tutte le sue declinazioni, strumento privilegiato per la conduzione di manovre ostili in danno di target, sia pubblici che privati, di rilevanza strategica per il nostro Paese, mentre strumenti cyber vengono impiegati anche per indebolire la tenuta dei sistemi democratici occidentali – ha osservato Vecchione – Si tratta di minacce che possono mettere a repentaglio l’esistenza stessa di un Paese e che esigono uno sforzo di prevenzione e contrasto molto articolato”.

Vecchione ha sottolineato che ad esempio il terrorismo diventa sempre più digitale, soprattutto nei casi di minaccia jihadista: “centrale ha continuato ad essere il ruolo del jihad digitale. Nel territorio nazionale, abbiamo dovuto prevenire e contrastare una minaccia composita, riferibile a processi di radicalizzazione individuali e dall’accelerazione imprevedibile, alla presenza di soggetti attestati su posizioni estremiste, ai propositi ritorsivi di Daesh, ad una pervasiva propaganda istigatoria”.

“In sostanza, il nostro è stato un ‘presidio avanzato’, imperniato sullo sviluppo di sempre maggiori sinergie, oltre che con le Forze di polizia, con attori pubblici e privati operanti a livello territoriale” – ha proseguito il direttore Vecchione. “E ricordo in particolare che, sul versante del contrasto alla radicalizzazione e non solo, in tutti gli ambiti della nostra attività, abbiamo tratto massimo profitto dal continuo scambio e dalla condivisione delle informazioni nei canali della collaborazione internazionale con i Servizi collegati esteri”.

È intervenuto direttamente il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, dichiarando che “non possiamo abbassare la guardia nel fronteggiare la minaccia cyber, un pericolo che diventerà ancora più strutturale”.

Perciò, se nel periodo recente si sono moltiplicate le minacce (“Oggigiorno si sono moltiplicati i fronti in grado di esprimere minacce dirette anche al nostro territorio e ai nostri assetti”, evidenzia la relazione) l’Italia sembra consapevole delle sfide da affrontare per mantenere e rafforzare la sicurezza: “Tutto questo ha ampliato a dismisura le sfide strutturali con le quali l’Intelligence è chiamata a misurarsi”, spiega il direttore Vecchione.

Per questo – conclude il premier Giuseppe Conte – occorre “non sottrarsi alla sfida dell’innovazione, ma attrezzarsi per vincerla mettendo il Paese in piena sicurezza. Non sfuggono le dure lezioni apprese negli ultimi decenni in cui l’Italia ha saputo meno di altri approfittare del cambio di paradigma”. Dunque, l’Italia è in ritardo ma si sta rimettendo al passo.


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