Voli cancellati per coronavirus: spetta il risarcimento?

2 Marzo 2020
Voli cancellati per coronavirus: spetta il risarcimento?

La compensazione pecuniaria in favore dei passeggeri potrebbe essere riconosciuta se l’Ue non considerasse l’epidemia di Covid-19 una circostanza eccezionale.

Il coronavirus ha provocato la cancellazione di moltissimi voli da e per l’Italia: molte compagnie aeree non vogliono avere a che fare, in questo periodo, con il nostro Paese e così non esitano ad annullare prenotazioni già confermate, lasciando a terra i viaggiatori.

Non sempre le cancellazioni sono dovute direttamente a provvedimenti dei Governi o delle Autorità di volo dei vari Stati: spesso sono gli stessi vettori ad eliminare alcune partenze, per evitare di viaggiare in perdita, considerato il calo del flusso dei passeggeri. In questi casi, per le imprese, un aereo fermo costa meno di uno che viaggia semivuoto, fermi gli obblighi di garantire le tratte essenziali.

Fino a oggi si pensava che in questi casi ai passeggeri spettasse solo il diritto al rimborso del biglietto di viaggio (pieno e senza alcun costo di cancellazione) ma nulla di più; questo però vale solo nei casi in cui la cancellazione del volo non dipende da una decisione della compagnia aerea ma da “circostanze eccezionali”, indipendenti dalla sua volontà, altrimenti la compagnia non può essere esonerata dall’obbligo risarcitorio.

Oltre il rimborso, infatti, c’è molto di più: in base al diritto dell’Unione europea [1], nei casi di voli cancellati i passeggeri hanno diritto a una compensazione pecuniaria, cioè una sorta di risarcimento forfettario per i disagi subiti a causa del viaggio non fruito. L’importo è consistente: varia tra i 250 ed i 600 euro a seconda delle tratte.

Adesso c’è una proposta autorevole per riconoscere ai clienti questa voce: viene dalla commissaria europea ai Trasporti, Adina Valean che, per come ci riporta la nostra agenzia stampa Adnkronos, ha affermato che è in corso “una discussione” per stabilire se l’epidemia di Covid-19 rientra o meno tra le “circostanze eccezionali” che le compagnie aeree possono invocare per evitare di versare al viaggiatore, oltre al rimborso del biglietto, anche la compensazione pecuniaria.

Se l’Unione europea dovesse negare all’emergenza coronavirus il carattere di eccezionalità, le società che gestiscono il traffico aereo sarebbero obbligate a riconoscere la compensazione pecuniaria, in aggiunta al rimborso, ai clienti che hanno acquistato il biglietto di volo, ma poi si sono visti annullare la partenza programmata: dunque, centinaia di euro in più.

Per ottenere questo risarcimento vige però l’ulteriore regola, secondo cui la compensazione pecuniaria spetta solo se la cancellazione è stata comunicata al viaggiatore a meno di 14 giorni dalla data della prevista partenza.

Intanto molte compagnie aeree stanno cancellando i voli per l’Italia del Nord, a causa del crollo della domanda dovuto all’epidemia di Covid-19. “Sui diritti dei passeggeri nel caso di cancellazione – dice la Valean – il primo obbligo per le compagnie aeree è di fornire rotte alternative”, la cosiddetta riprotezione, oppure “di rimborsare” il costo del biglietto.

Ma – prosegue la commissaria ai Trasporti – “la questione del compenso è diversa. Non tutti sanno che, in caso di cancellazione senza congruo preavviso o di grave ritardo del volo, si ha diritto anche, oltre al rimborso del biglietto, ad una compensazione pecuniaria, che però va richiesta, cosa che le compagnie si guardano bene dal pubblicizzare”, per ovvi motivi.

Così i passeggeri, dice ancora la commissaria, “hanno diritto alla compensazione  se non vengono avvisati della cancellazione almeno 14 giorni prima della partenza. Tuttavia la compensazione non è dovuta se la cancellazione, anche con un breve preavviso, è provocata da circostanze eccezionali che non potevano essere evitate, anche se tutte le misure erano state prese”.

Proprio per questo, la questione si gioca tutta sull’eccezionalità, e a livello europeo si è deciso di aprire il confronto sul tema: “C’è una discussione sul fatto se la situazione relativa al coronavirus possa ricadere in questa fattispecie”, afferma Adina Valean.

Quale sarà l’esito di questa discussione in atto a Bruxelles, dal cui esito dipendono le sorti dei risarcimenti attesi dai viaggiatori il cui volo è stato annullato? “La cancellazione dei voli, in molti casi, è dovuta al calo della domanda connessa all’epidemia di Covid-19, e non a motivi sanitari. Quindi – dice ancora la commissaria ai trasporti Ue – l’epidemia di coronavirus potrebbe ricadere in questa eccezione. Tuttavia, la valutazione viene fatta caso per caso e in ultima analisi spetterà all’autorità della Corte di Giustizia dell’Ue”.

Ma va ricordato – continua Valean – “che la legislazione Ue di tutela dei passeggeri non copre il caso in cui il passeggero decida volontariamente di non viaggiare. Questo è un contratto tra privati e viene regolato dalle norme commerciali in vigore”, conclude.

Perciò è verosimile ritenere che se le compagnie non riconosceranno ai viaggiatori dei voli cancellati il diritto alla compensazione pecuniaria occorrerà rivolgersi all’autorità giudiziaria, tranne nei casi in cui sia stato il passeggero stesso a decidere di non imbarcarsi, nel qual caso non potrà pretendere nulla dal vettore aereo. Leggi anche voli aerei e risarcimento e volo cancellato: i diritti dei passeggeri.


note

[1] Art. 7 del Regolamento CE n. 261/2004.


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