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Legge sul lavoro nero: cosa prevede

4 Marzo 2020 | Autore:
Legge sul lavoro nero: cosa prevede

Cosa rischiano il lavoratore e l’azienda in caso di attività irregolare? Come e dove si può presentare denuncia?

È considerato, probabilmente insieme alla corruzione, una delle più pesanti zavorre dell’economia. Il lavoro nero, o sommerso o irregolare che dir si voglia, comporta infatti un guadagno «sporco» sia per chi lo pratica sia per chi ne beneficia come azienda: entrambi portano a casa dei soldi senza pagare un centesimo di tasse. Risultato: tocca ai cittadini onesti mandare avanti la baracca. Anche la loro. La piaga del sommerso resiste alla normativa che lo vieta e che lo sanziona. Ma la legge sul lavoro nero cosa prevede? Possibile che non riesca a scoraggiare chi vive come un parassita?

Chi lavora in nero non alimenta le casse che servono a tutti, come quelle in cui finiscono le tasse che servono a garantire dei servizi all’intero Paese (compreso anche chi non le paga), oppure quelle dell’Inps, che offrono delle prestazioni durante e dopo il lavoro. Nemmeno quelle dell’Inail, l’istituto che deve rimanere in piedi per tutelarci dalle conseguenze di un infortunio sul lavoro. Il lavoratore irregolare non contribuisce, insomma, a far sì che tutti stiamo meglio. Come nemmeno lo fa l’azienda per la quale presta la sua attività. Per l’imprenditore che consente – e che mantiene – il sommerso, la legge sul lavoro nero cosa prevede? Vediamo.

Lavoro nero: che cos’è?

Che cosa si intende per lavoro nero? Formalmente, si ritiene tale l’impiego di lavoratori subordinati senza un regolare contratto, cioè in assenza di comunicazione del rapporto al Centro per l’impiego. Ne consegue che non vengono pagate le imposte e i contributi dovuti allo Stato, all’Inps o all’Inail.

Bisogna ricordare, infatti, che il datore di lavoro è obbligato ad inviare la comunicazione Unilav entro le ore 24 del giorno che precede l’inizio del rapporto, a meno che si tratti di una causa di forza maggiore o di un caso di emergenza. In questo modo, sia il ministero del Lavoro sia Inps e Inail vengono a conoscenza del contratto. In caso contrario, cioè quando questa comunicazione non viene inoltrata, nessuno è a conoscenza del rapporto di lavoro e del fatto che qualcuno sta svolgendo un’attività per un professionista, per un artigiano o per un’azienda.

Lavoro nero: cosa comporta chi lo svolge?

Portare a casa uno stipendio senza busta paga e senza tasse da pagare non si può definire un vero affare. Chi pratica il lavoro nero, infatti, è soggetto a numerosi rischi. Oltre ai controlli sempre in agguato, che in alcuni casi possono comportare delle multe salate (come vedremo più avanti), ci sono altri aspetti da considerare.

Riguarda il futuro del lavoratore. Non versando i dovuti contributi all’Inps, infatti, non solo un domani non potrà avere la pensione che gli spetterebbe se li avesse pagati, poiché risulterà «scoperto», ma non potrà nemmeno pretendere delle prestazioni dovute ai dipendenti regolari in determinate situazioni, come può essere un’invalidità o, nel caso delle lavoratrici, la maternità.

Lavoro nero: cosa rischia il lavoratore?

Ti potrà stupire, ma in linea di massima la legge sul lavoro nero non prevede delle sanzioni per il lavoratore che lo pratica, poiché viene considerato l’anello più debole di questo sistema.

Tuttavia, non sempre è così. Ci sono delle situazioni in cui un lavoratore in nero non solo può essere multato ma addirittura mandato in carcere. Questo può succedere quando si tratta di un disoccupato che viene scoperto a svolgere un’attività sommersa: il lavoratore, in questo caso, finisce segnalato alla Procura della Repubblica.

Per quanto riguarda le sanzioni:

  • se ha presentato all’Inps o al Centro per l’impiego la domanda di disoccupazione senza percepire l’indennità e viene sorpreso a lavorare in nero, gli viene contestato il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico [1], punito con la reclusione fino a due anni;
  • se, invece, percepisce l’indennità di disoccupazione o, per il suo stato, ha beneficiato di altri sussidi (vedi, ad esempio, il Reddito di cittadinanza), gli viene contestato il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato [2], punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Inoltre, se gli è stato erogato un sostegno per un valore superiore a 4mila euro, è prevista una sanzione amministrativa da 5.164 a 25.822 euro, ma non deve superare il triplo della somma percepita.

Lavoro nero: il lavoratore può denunciarlo?

La legge sul lavoro nero prevede per il lavoratore la possibilità di denunciare la propria situazione beneficiando di una certa protezione da parte dello Stato.

È sufficiente che l’interessato si rechi presso l’Ispettorato del lavoro della sua zona di competenza o alla Guardia di Finanza affinché vengano avviate le indagini. Nel caso in cui venga riscontrata la presenza di lavoratori in nero, l’azienda è passibili di sanzioni piuttosto pesanti.

La denuncia presso l’Ispettorato del lavoro

Ci sono due modi per denunciare la propria condizione di lavoratore in nero presso l’Ispettorato del lavoro. Uno, recarsi di persona in sede, l’altro faro via Pec (posta elettronica certificata) o tramite raccomandata a/r.

In ogni caso, non è possibile fare una denuncia anonima: l’Ispettorato non muoverà un solo dito se la segnalazione non arriva con tanto di nome e cognome del mittente, a meno che la situazione esposta non sia di una gravità tale da intervenire comunque. Il lavoratore resterà anonimo in un altro senso: la sua identità non verrà rilevata dai funzionari dell’Ispettorato nel verbale di denuncia, per evitare che subisca delle ritorsioni. Sarà molto importante, finché possibile, allegare eventuale documentazione (anche delle semplici ricevute rilasciate su un qualsiasi pezzo di carta) o delle testimonianze di colleghi per sostenere la denuncia.

La denuncia presso la Guardia di Finanza

L’altra strada che il lavoratore in nero può percorrere per denunciare la propria situazione è quella di recarsi presso gli uffici della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle sono competenti in materia, in quanto il sommerso equivale all’evasione fiscale.

La denuncia contiene:

  • dati di chi presenta la denuncia;
  • luogo in cui sono occupati dei lavoratori in nero;
  • eventuali documenti di prova.

Anche in questo caso è garantito l’anonimato del denunciante.

Lavoro nero: cosa rischia l’azienda?

Secondo la legge sul lavoro nero, l’azienda che impiega del personale senza un regolare contratto rischia su due fronti: quello amministrativo e quello civile.

È prevista una maxisanzione per lavoro nero applicata in questi termini:

  • se il lavoratore è stato impiegato fino a 30 giorni di attività effettiva: da 1.800 a 10.800 euro per ciascun lavoratore irregolare;
  • se il lavoratore è stato impiegato da 31 a 60 giorni di attività effettiva: da 3.600 a 21.600 euro per ciascun lavoratore irregolare;
  • se il lavoratore è stato impiegato per oltre 60 giorni di attività effettiva: da 7.200 a 43.200 euro per ciascun lavoratore irregolare.

Restano esclusi i datori di lavoro domestico ed i casi in cui non è stata fatta la comunicazione al Centro per l’impiego di rapporti con autonomi o parasubordinati.

La maxisazione non viene applicata quando:

  • il datore di lavoro dimostra di aver voluto instaurare il rapporto alla luce del sole, ad esempio attraverso l’invio mensile della denuncia Uniemens: in tal caso, dovrebbe pagare solo la multa per l’omessa comunicazione al Centro per l’impiego e le sanzioni per le differenze contributive;
  • il datore di lavoro regolarizza di sua spontanea volontà la situazione prima che ci sia l’avvio dell’ispezione, dell’accertamento o prima di un’eventuale convocazione per la conciliazione.

L’azienda può beneficiare di uno sconto nel caso in cui opti per la diffida obbligatoria. La sanzione verrà applicata con il valore minimo se il lavoratore viene assunto a tempo indeterminato (anche part-time) per almeno 120 giorni oppure full time a termine per non meno di 90 giorni.

Non è finita. L’azienda può essere punita con la sospensione dell’attività se occupa in nero almeno il 20% dei lavoratori presenti. Ma anche con le sanzioni previste in materia di:

  • salute e sicurezza sul posto di lavoro;
  • mancati contributi all’Inps;
  • mancato versamento dei premi Inail;
  • differenze retributive riconosciute al termine di una causa di lavoro;
  • violazione delle norme che vietano il pagamento dello stipendio in contanti.

note

[1] Art. 483 cod. pen.

[2] Art. 316-ter cod. pen.


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