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Come contestare una cartella esattoriale?

3 Marzo 2020
Come contestare una cartella esattoriale?

Cartelle di pagamento e debiti con il fisco: come fare a cancellare i debiti. Tutti i principali motivi di nullità.

Chi riceve la notifica di una cartella esattoriale (anche detta “cartella di pagamento”) spera sempre di trovare un appiglio per opporsi, anche se il debito è dovuto. I classici motivi di “forma”, quelli cioè che viziano l’atto per un errore della pubblica amministrazione: chissà quanti ce ne sono – pensa il contribuente – e quanti ne conoscono gli avvocati. E così ci si rivolge speranzosi al proprio consulente per chiedergli come contestare una cartella esattoriale.

Facile a dirsi, non altrettanto a farsi. Al di là della tecnica processuale necessaria a impugnare la cartella davanti al giudice (con tutte le regole in materia di termini, competenza e procedura), bisogna innanzitutto entrare nel merito dell’atto e verificare se questo è viziato o meno, ossia se sussistono validi motivi per farlo annullare. Un errore di valutazione, infatti, potrebbe costare caro, con una condanna alle spese processuali che si aggiungerebbe all’onorario del proprio difensore e alle tasse da pagare per il giudizio. Il debito insomma raddoppierebbe. Non solo: la prescrizione della sentenza di condanna è di 10 anni, spesso il doppio di quella della cartella contro cui ci si è opposti. Insomma, dalla padella alla brace.

Ed allora, come contestare una cartella esattoriale? Quali sono i possibili motivi a cui “appigliarsi” per farla dichiarare illegittima e cancellare il debito? Cerchiamo di individuare quelli principali per come evidenziati dalla giurisprudenza maggioritaria.

La prescrizione della cartella esattoriale 

La percentuale di cartelle esattoriali viziate per prescrizione è enorme. Basta un semplice confronto con il dettaglio contenuto nella cartella stessa per rendersi conto di come molti debiti siano ormai “scaduti”. In questo caso, però, bisogna sempre impugnare la cartella: non ci si può cioè limitare a non pagare. Se non ci si oppone, infatti, la cartella illegittima diventa definitiva e va pagata. 

Come fare a stabilire se una cartella è prescritta? Si tratta di un conteggio molto facile. Eccolo spiegato.

Innanzitutto, bisogna tenere conto di quelli che sono i termini di prescrizione:

  • 10 anni per tutte le imposte dovute allo Stato come Irpef, Iva, Irap, canone Rai, imposta di bollo, catastale o di registro. Un recente orientamento, però, sostenuto anche dalla Cassazione (seppur ancora minoritario), ritiene che le cartelle per Irpef ed Irap si prescrivano in 5 anni [1];
  • 5 anni per le imposte dovute ai Comuni e alle Regioni come Imu, Tari, Tosap;
  • 5 anni per le sanzioni irrogate da autorità amministrative come il prefetto e le comuni multe stradali;
  • 3 anni per il bollo auto.

A questo punto, bisogna verificare quando è stato notificato al contribuente il precedente atto che potrebbe essere un avviso di accertamento o anche una precedente cartella, una intimazione di pagamento, un preavviso di ipoteca o di fermo auto, ecc. Se tra l’una e l’altra notifica decorrono i termini che abbiamo appena indicato si può dire formata la prescrizione. Il debito, quindi, va cancellato definitivamente dal giudice. 

La decadenza della cartella esattoriale 

Diversa dalla prescrizione è la decadenza. Per comprendere come funziona dobbiamo fare un passo indietro. Quando un’amministrazione avanza un credito da un contribuente e non riesce a riscuoterlo, emette un atto interno, detto ruolo, che dichiara esecutivo: serve per certificare ufficialmente il proprio credito. Il ruolo viene poi trasmesso all’agente della riscossione che procede al recupero coattivo delle somme. Ebbene, tra la data in cui il ruolo viene dichiarato esecutivo e quello della notifica della cartella non devono decorrere più di due anni. Diversamente, il debito va dichiarato estinto per decadenza. Anche qui, però, non ci si può limitare a non pagare ma bisogna sempre presentare un ricorso al giudice. 

Mancata indicazione degli elementi essenziali della cartella

Ci sono alcuni elementi essenziali della cartella la cui mancata indicazione ne comporta l’illegittimità. Uno di questi è il criterio di calcolo degli interessi. Spesso, le cartelle si limitano a indicare, in un’unica e complessiva voce, il capitale dovuto con gli interessi; sicché, il contribuente non è messo nella condizione di distinguere l’uno dagli altri e così di verificare se il conteggio dei predetti interessi è avvenuto regolarmente. Pertanto, secondo la Cassazione, la cartella è nulla se non separa il capitale dagli interessi e non indica, per ciascuna annualità, l’aliquota applicata. 

Un altro elemento essenziale della cartella è la motivazione: l’atto dell’esattore deve cioè indicare per quale ragione – alias, “debito” – è stato emesso. Non basta cioè scrivere “Lei deve allo Stato la somma di…” ma bisogna spiegare da cosa origina tale importo. Di solito, la motivazione può essere data anche con il richiamo a una precedente cartella o sentenza già notificata allo stesso contribuente, ma ne vanno indicati gli estremi (ad esempio, il numero e la data di notifica) in modo da poterla rintracciare.

La firma non è un elemento essenziale della cartella ma lo è l’indicazione del responsabile del procedimento. Senza l’individuazione del nome e cognome del funzionario cui rivolgersi per ottenere chiarimenti, la cartella è nulla.

Mancata notifica dell’atto presupposto

Il più delle volte, la cartella viene emessa a seguito di un precedente atto di accertamento con il quale il contribuente viene informato dell’irregolarità commessa onde potersi ravvedere. Così succede, ad esempio, se non dichiari dei proventi ricevuti, se commetti un errore nella dichiarazione dei redditi, se non paghi il bollo auto, ecc. La mancata notifica di tale atto – detto “atto presupposto” appunto perché è un presupposto essenziale del procedimento – rende la successiva cartella illegittima. 

Mancata notifica della cartella

A volte, il contribuente si rende conto di avere un debito con l’agente della riscossione a seguito di una verifica sull’estratto di ruolo (richiesto allo sportello oppure online). Evidentemente, ciò succede quando la cartella non è mai stata notificata in modo corretto. In tali ipotesi, la cartella è illegittima proprio perché mai arrivata a destinazione. Si può, quindi, impugnare l’estratto di ruolo per far cancellare il debito.

Tieni però conto che:

  • per quanto riguarda le cartelle notificate a una persona defunta, queste devono essere spedite all’ultimo indirizzo di residenza del contribuente e indirizzate però nella persona di tutti gli eredi, genericamente indicati (ad esempio: “Eredi del sig…”). Dopo un anno dal decesso, però, la cartella va notificata all’indirizzo di ciascun erede e a questi intestata (Egr. sig… erede del sig…);
  • per quanto riguarda i cambi di residenza, la variazione della residenza non ha effetto da subito. Infatti, la modificazione dell’indirizzo, al quale vanno notificati tutti gli atti destinati al contribuente, ha effetto dal trentesimo giorno successivo a quello in cui è avvenuta la variazione anagrafica.  

Sanzioni agli eredi 

Le cartelle dovute per sanzioni a una persona defunta sono illegittime. Multe stradali, sanzioni per omesso versamento delle tasse, multe per protesti non vanno pagati dagli eredi che possono chiedere lo sgravio della cartella all’ente titolare del credito.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, ti consigliamo di leggere i seguenti articoli:

Come contestare una cartella esattoriale?

Veniamo ora alle regole di procedura. La cartella esattoriale va contestata davanti al giudice entro un termine prefissato dalla legge. In particolare:

  • cartelle per tasse e tributi: ricorso da presentare alla Commissione tributaria entro 60 giorni dalla notifica della cartella;
  • cartelle per multe e sanzioni amministrative: ricorso da presentare al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica della cartella;
  • cartelle per contributi di previdenza dovuti all’Inps o contributi assistenziali dovuti all’Inail: ricorso da presentare al tribunale ordinario, sezione lavoro, entro 40 giorni dalla notifica della cartella;
  • cartelle contro fermo auto per multe stradali: ricorso da presentare al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica della cartella.

Per importi fino a 50mila euro è necessario prima notificare l’atto di ricorso all’agente della riscossione ai fini del tentativo di mediazione tributaria.


note

[1] Rientrano cioè tra i debiti che maturano una volta all’anno.


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