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Licenziamento senza crisi: ultime sentenze

3 Marzo 2020
Licenziamento senza crisi: ultime sentenze

Anche senza la prova dell’andamento economico negativo dell’azienda è lecito il licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

La giurisprudenza è ormai unanime nel ritenere legittimo il licenziamento intimato per ragioni aziendali anche se non è in corso una crisi. A giustificare il recesso del datore è sufficiente una valutazione di opportunità: un taglio dei rami secchi, la riduzione dei costi aziendali, l’ottimizzazione dei fattori della produzione. L’imprenditore può licenziare anche per conseguire un maggior lucro. L’importante è che non menta: la motivazione deve essere effettiva. Se il giudice vi intravede una scusa può dichiarare illegittimo il licenziamento.

Ecco alcune delle ultime sentenze sulla legittimità del licenziamento senza crisi aziendale.

Quando licenziare

La ragione giustificativa del licenziamento per giustificato motivo oggettivo può rinvenirsi sia nei fattori (sfavorevoli) di mercato, sia nelle modificazioni tecnico-produttive ovvero nelle iniziative di riorganizzazione inerenti alla gestione d’impresa orientate al contenimento dei costi e quindi all’aumento dei profitti, purché tali iniziative siano serie, effettive e non già pretestuose, dovendosi ravvisare piuttosto nella previsione dell’obbligo di repechage quel “certo contemperamento tra l’interesse dell’impresa e quello del lavoratore ugualmente protetti dalla normativa costituzionale. In sostanza, se è vero che non è sindacabile, nei suoi profili di congruità ed opportunità, la scelta imprenditoriale che abbia comportato la riorganizzazione aziendale, è necessario che risulti l’effettività e la non fittizietà delle ragioni poste alla base della scelta espulsiva.

Tribunale Bari sez. lav., 11/02/2020, n.779

Sussistenza di un andamento economico aziendale negativo

Ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette a una migliore efficienza gestionale ovvero a un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa.

Corte di cassazione, sezione Lavoro, sentenza 14 febbraio 2020 n. 3819

Licenziamento per g.m.o.: mutamento dell’assetto organizzativo in assenza di crisi

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto necessario del provvedimento. È invece sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, le quali devono essere evidentemente esplicitate come motivazione che giustifica il licenziamento, causalmente determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 15/01/2019, n.828

Irrilevanza dell’andamento economico negativo dell’impresa

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo non deve necessariamente essere fondato su un andamento economico negativo dell’impresa, essendo invece sufficiente l’esistenza di ragioni inerenti l’attività produttiva e l’organizzazione del lavoro, incluse quelle dirette a una migliore efficienza gestionale o a incrementare la redditività, ferma l’effettività della riorganizzazione addotta e la necessità che il recesso sia riferibile e coerente con l’operata ristrutturazione.

Corte di cassazione, sezione Lavoro, sentenza 12 aprile 2018 n. 9127

Necessità del nesso causale tra ragioni indicate e licenziamento intimato

Ai fini della legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della l. n. 604 del 1966, lo stato di crisi o l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un requisito di legittimità, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, che devono essere esplicitate nella lettera di recesso, determinino causalmente un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione della posizione lavorativa a cui era adibito il lavoratore licenziato.

Corte di cassazione, sezione Lavoro, sentenza 3 maggio 2017 n. 10699

Ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo l’andamento negativo dell’azienda non rappresenta un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare e il giudice accertare.

Corte di cassazione, sezione Lavoro, sentenza 7 dicembre 2016 n. 25201

Sulla legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Ai fini del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’art. 3 l. n. 604/1966 richiede: la soppressione del settore lavorativo e del posto cui era stato addetto il dipendente; la riferibilità della soppressione a progetti o scelte datoriali diretti ad incidere sull’organizzazione dell’impresa; l’impossibilità di reimpiego del lavoratore in mansioni diverse.

Cassazione civile sez. lav., 14/02/2020, n.3819

Licenziamento per g.m.o.: insindacabilità delle scelte del datore di lavoro 

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo attuato per la più economica gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., mentre al giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore; ne consegue che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il dipendente licenziato, sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo operato. In ogni caso, le ragioni poste a fondamento del licenziamento, sia che si traducano in una soppressione del reparto o dell’attività cui era addetto il lavoratore, sia che siano motivate da un riassetto organizzativo per una più razionale ed economica gestione dell’azienda – anche finalizzata all’incremento degli utili -, comportano, comunque, che il datore di lavoro sia tenuto a provare, oltre l’obiettivo verificarsi della situazione dedotta, anche l’incidenza causale sulla posizione rivestita in azienda dal lavoratore, eventualmente sotto il profilo dell’impossibilità di utilizzare altrimenti il suo impegno lavorativo.

Cosicché, nel giudizio di impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, grava sul datore di lavoro l’onere di provare la soppressione del posto al quale il lavoratore era addetto e l’impossibilità di ricollocarlo nell’ambito della struttura aziendale con mansioni compatibili con la qualifica rivestita.

Tribunale Roma sez. lav., 03/02/2020, n.1075

Licenziamento per generica esigenza di riduzione di personale: la scelta del dipendente da licenziare non è totalmente libera

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ravvisato nella soppressione di un posto di lavoro in presenza di più posizioni fungibili perché occupate da lavoratori con professionalità sostanzialmente omogenee, il datore di lavoro deve individuare il soggetto da licenziare secondo i principi di correttezza e buona fede e, in questo contesto la l. n. 223/1991, art. 5, offre uno “standard” idoneo ad assicurare una scelta conforme a tale canone. La violazione dei predetti principi di correttezza comporta l’illegittimità del recesso.

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2020, n.1802

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: onere probatorio gravante sul datore di lavoro e nozione di giustificato motivo oggettivo

In materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo è a carico del datore di lavoro l’onere della prova della sussistenza del motivo addotto a giustificazione del licenziamento, motivo che deve attenere a ragioni di carattere produttivo.

E’ a carico del datore di lavoro anche l’onere della prova dell’impossibilità del cd. “repechage”, ossia dell’inesistenza di altri posti di lavoro in cui utilmente ricollocare il lavoratore. Nella nozione di giustificato motivo oggettivo del licenziamento sono riconducibili oltre ai casi di crisi aziendale, anche le ipotesi di riassetti organizzativi attuati per la più economica gestione dell’azienda, riassetti che però non devono essere pretestuosi e strumentali, ma volti a fronteggiare situazioni sfavorevoli non contingenti, che influiscano decisamente sulla normale attività produttiva imponendo un’effettiva necessità di riduzione dei costi.

Tribunale Siracusa sez. I, 11/07/2019, n.843



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