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Come provare una chat

3 Marzo 2020
Come provare una chat

Prova in tribunale: che valore ha uno screenshot dello smartphone per dimostrare una conversazione avuta su una chat come WhatsApp o Messenger?

Hai avuto una discussione in una chat: sei stato offeso e minacciato. Così ora intendi presentare una denuncia alla polizia. L’unica prova che hai però sono le schermate del tuo telefonino che dimostrano la conversazione. Ti chiedi se possano essere considerate degli elementi sufficienti per sporgere la querela e per vincere la successiva causa in tribunale. Come provare una chat? La questione è finita proprio di recente sul banco della Cassazione [1]. La Suprema Corte, più in particolare, si è pronunciata sulla validità dello screenshot come prova dinanzi al giudice per dimostrare la commissione di un reato. Vediamo qual è stato l’indirizzo seguito dai giudici. 

Come provare il contenuto di una chat?

Nel processo civile le prove sono “tipiche”, ossia sono quelle indicate dalla legge (testimoni, documenti scritti, giuramenti e confessioni). In quello penale, invece, c’è maggiore flessibilità e molto spesso si è ammessa la prova informatica, le registrazioni, le fotografie e i video. 

Tuttavia, le regole si stanno uniformando e la giurisprudenza ha iniziato ad ammettere, anche nelle cause civili la possibilità di introdurre mezzi di prova diversi da quelli indicati nel codice di procedura. Così, ad esempio, è successo con le email, con le fotografie degli smartphone e, infine, con gli screenshot. 

Per provare il contenuto di una chat ci sono quindi diversi modi. Oltre alla fotografia del display dello smartphone di cui parleremo a breve, c’è sempre la possibilità di far vedere il testo a qualcuno che poi verrà assunto come testimone nel processo. C’è poi la possibilità di fare una stampa della videata e farla autenticare a un pubblico ufficiale come il notaio.

Alcune sentenze della Cassazione hanno ammesso la prova della chat tramite esibizione e acquisizione del cellulare direttamente agli atti del processo: una soluzione piuttosto costosa per la parte che dovrebbe rinunciare al proprio dispositivo, quantomeno finché il giudizio non è terminato.

In teoria, si potrebbe far visionare il contenuto della chat alla polizia o ai carabinieri che raccolgono la querela: questi ultimi, in qualità di pubblici ufficiali, potrebbero certificare la corrispondenza della stampa all’originale, al pari di un notaio. Purtroppo, non sempre le forze dell’ordine sono disponibili a tale attività.

La prova della chat tramite screenshot

Lo screenshot, ossia la foto della schermata fatta proprio tramite lo stesso telefonino, resta il metodo più semplice e anche più utilizzato per provare una chat. Proprio di questo ha parlato la recente sentenza della Cassazione secondo cui è legittima l’acquisizione della foto dello schermo dello smartphone, dunque anche lo screenshot, per dimostrare il contenuto dei messaggi mandati sulla chat tipo WhatsApp: la legge non impone alcun adempimento specifico per il compimento di quest’attività. 

Ne caso di specie, un uomo è stato condannato per violenza su una minorenne. A incastrarlo sono stati i messaggi mandati sul telefonino della madre: l’imputato, un amico di famiglia, chiede ripetutamente alla donna quanti soldi vuole per mettere a tacere la storia del bacio che ha dato alla figlia. 

D’altronde –  scrive la Corte – lo screenshot, così come ogni altra fotografia dello schermo, si caratterizza soltanto per l’oggetto, costituito soltanto dal display su cui sono leggibili messaggi di testo: l’acquisizione, dunque, deve ritenersi corretta e prova il contenuto della chat fra l’uomo e la madre della vittima.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 8332/20 del 2.03.2020.


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