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Cosa fare se un coniuge non vuole separarsi

22 Aprile 2020
Cosa fare se un coniuge non vuole separarsi

Come comportarsi quando tua moglie si ostina a non volere la separazione.

Tra te e tua moglie manca la stima reciproca da tanto tempo. Non dormite più nello stesso letto e non riuscite ad avere un dialogo. Data la situazione, le hai comunicato l’intenzione di volerla lasciare. Lei ti supplica di ripensarci per il bene dei figli. Soprattutto non vuole “dare scandalo”. Cosa direbbe la gente del fallimento del vostro matrimonio? Tu, però, non ce la fai più. La situazione è diventata intollerabile. Decidi allora di rivolgerti ad un avvocato per capire cosa fare se un coniuge non vuole separarsi. Accade davvero come si vede nei film? La moglie può rifiutarsi di firmare le carte per la separazione? L’avvocato ti tranquillizza. Fortunatamente, nel nostro Paese le cose funzionano in modo ben diverso. Se infatti un coniuge non vuole proprio saperne di separarsi, l’altro potrà ricorrere alla separazione giudiziale. È opportuno, tuttavia, cercare di riflettere bene e limitare i danni prima che sia troppo tardi. Ma procediamo con ordine e vediamo, nel dettaglio, cosa fare se un coniuge non vuole separarsi.

Cos’è la separazione?

Quando la coppia entra in crisi è facile che decida di separarsi. In questo modo, alcuni effetti del matrimonio (come, ad esempio, l’obbligo di coabitazione) vengono sospesi in attesa di una riconciliazione o di una pronuncia di divorzio.

Facciamo un esempio pratico.

Tizia e Caio sono sposati da 10 anni. Ad un certo punto della loro vita matrimoniale, le cose cominciano ad andare male fino a quando Tizia scopre il tradimento del marito e decide di lasciarlo per sempre. Può farlo? Certo. 

Con la separazione, i coniugi, pur continuando ad essere marito e moglie, sono autorizzati a non vivere più insieme e, perfino, ad avere nuove relazioni sentimentali. Qualora ci ripensassero, e ad esempio riprendessero la convivenza, allora la separazione verrebbe meno. 

Tipologie di separazione

La separazione legale tra coniugi può essere:

  • consensuale: quando i coniugi sono pienamente d’accordo sulle condizioni della separazione relative alla casa coniugale, al mantenimento, ai figli, ecc. In tal caso, è possibile rivolgersi al tribunale per far omologare l’accordo oppure scegliere la via della negoziazione assistita o la dichiarazione dinanzi al sindaco;
  • giudiziale: in tal caso, non c’è l’accordo dei coniugi, quindi ciascuno sarà libero di depositare un ricorso in tribunale e chiedere la separazione.

Cosa fare se un coniuge non vuole separarsi

Supponiamo che tua moglie non voglia separarsi. Hai cercato di convincerla a trovare un accordo. L’hai perfino rassicurata, dicendole che sei disposto a darle un mantenimento di tutto rispetto. Lei, però, si ostina a non accettare la fine del vostro matrimonio. Ebbene, come comportarsi in questi casi? Devi arrenderti e vivere un matrimonio pieno di sofferenze? Nessuna legge ti costringe a stare con una persona che non ami. Quindi, se l’altro coniuge non vuole separarsi, l’unica strada da percorrere è quella della separazione giudiziale.

In pratica, si tratta di avviare un procedimento contenzioso, depositando un ricorso in tribunale con cui chiedi la separazione per:

  • fatti che hanno reso intollerabile la prosecuzione della convivenza: ad esempio, un tradimento, una totale carenza di dialogo, ecc.;
  • fatti che hanno recato un pregiudizio all’educazione dei figli: ad esempio se due genitori non si parlano questo si ripercuote inevitabilmente sulla prole.

Depositato il ricorso, viene fissata un’udienza nella quale i coniugi devono comparire personalmente dinanzi al presidente del tribunale. A questo punto, potrebbero aprirsi tre diversi scenari:

  • i coniugi si presentano all’udienza; in questo caso, il presidente tenterà una conciliazione che, in caso di esito positivo, porterà alla fine del procedimento. In alternativa, il procedimento prosegue;
  • il coniuge ricorrente (cioè chi ha depositato il ricorso) non si presenta; in tal caso, il procedimento si chiude per rinuncia;
  • il coniuge convenuto (cioè la controparte) non si presenta; in questo caso, il giudice fissa una nuova udienza e, se ritiene opportuno, decide gli aspetti urgenti che non possono essere rinviati.

Supponiamo che i coniugi si siano presentati all’udienza di comparizione e che il tentativo di conciliazione sia fallito. In tal caso, il procedimento prosegue con l’attività istruttoria durante la quale saranno sentiti testimoni, saranno acquisiti documenti, verranno disposte verifiche fiscali, ecc.

Un aspetto da non sottovalutare è che il giudice può pronunciare la separazione con addebito a carico di uno dei due coniugi. In altre parole, si tratta di attribuire la colpa per la fine del matrimonio al marito o alla moglie (oppure ad entrambi). Ad esempio, si pensi al marito che ha tradito la moglie con la vicina di casa. A causa di tale circostanza, la convivenza è divenuta intollerabile, pertanto la moglie può chiedere la separazione con addebito al marito.

Il procedimento di separazione giudiziale termina con una sentenza. Attenzione però: il coniuge che si è ostinato a non voler trovare un accordo, potrebbe anche essere condannato al pagamento delle spese legali. Il consiglio, quindi, è sempre quello di rivolgersi ad un buon avvocato il quale ti illustrerà tutte le possibili soluzioni per limitare i danni. Inoltre, tieni presente che la separazione giudiziale può durare anche diversi anni rispetto a quella consensuale che solitamente si risolve nel giro di mesi.

Effetti della separazione giudiziale

Vediamo, infine, quali sono gli effetti che derivano dalla separazione giudiziale:

  • il coniuge a cui è stata addebitata la separazione perde il diritto all’assegno di mantenimento e i diritti successori. Tuttavia, qualora ricorrano i presupposti (come, ad esempio, lo stato di bisogno), può essergli riconosciuto l’assegno alimentare necessario per il suo sostentamento;
  • viene meno l’obbligo di coabitazione: nel senso che ciascuno può vivere per conto proprio;
  • viene disposto l’affidamento condiviso dei figli minori. In altre parole, i figli vengono affidati ad entrambi i genitori con collocamento prevalente presso uno dei due (solitamente, la mamma). Se uno dei due genitori è inadeguato al suo ruolo, allora potrà essere disposto l’affidamento esclusivo;
  • se ci sono figli, la casa coniugale verrà assegnata al coniuge (anche se non proprietario) che convive con gli stessi;
  • si scioglie la comunione dei beni;
  • ciascun coniuge è libero di avere un’altra relazione sentimentale purché non leda la dignità dell’altro;
  • occorre attendere 12 mesi per chiedere il divorzio (e non 6 mesi come previsto per la separazione consensuale).

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