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Congedo di paternità: come funziona?

17 Aprile 2020 | Autore:
Congedo di paternità: come funziona?

La possibilità per il padre lavoratore sulla possibilità di restare a casa alla nascita di un figlio o in caso di adozione. Durata e importo dell’indennità.

Stai per diventare papà, manca ormai poco all’arrivo del bambino e ti stai chiedendo quali sono i tuoi diritti come lavoratore per poter restare a casa ad assistere mamma e figlio nei giorni immediatamente successivi al parto. In altre parole, ti domandi: il congedo di paternità, come funziona?

Recentemente è stato approvato un provvedimento che apporta qualche novità per i neogenitori maschi che vogliono staccare dal lavoro per dedicarsi alla famiglia che si è appena allargata. Intanto, la proroga del congedo di paternità e, dall’altra, la possibilità di restare a casa qualche giorno in più. Poco male per chi, fino a non tanto tempo fa, doveva accontentarsi ben che gli andasse di una manciatina di giorni.

Nell’ultimo decennio, il papà ha visto aumentare piano piano il numero delle giornate in cui obbligatoriamente doveva assentarsi dal lavoro quando moglie o compagna davano alla luce un figlio. Insieme a quel periodo obbligatorio si «attaccava» qualche giorno facoltativo. Ora, la legge si è aggiornata per chi diventa genitore entro il 31 dicembre 2020. Vediamo in che modo e come funziona il congedo di paternità.

Congedo di paternità: che cos’è?

Il congedo di paternità è il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro che un dipendente privato deve fare alla nascita del proprio figlio. L’agevolazione riguarda anche chi adotta un bambino: l’assenza retribuita viene riconosciuta al momento dell’ingresso in famiglia del minore.

Va ricordato che il congedo di paternità è un diritto autonomo del padre lavoratore, cioè che si aggiunge a quello della madre di restare a casa alla nascita del bimbo o al momento dell’adozione. Deve essere concesso anche al dipendente che si astiene dal lavoro per l’intera durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di grave infermità o di decesso della madre, di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Congedo di paternità: quanto dura?

Fino al 2019, cioè per i bambini nati dal 1° gennaio al 31 dicembre di quell’anno, il congedo di paternità era di cinque giorni lavorativi. Dopodiché, la legge di Bilancio ha prolungato l’assenza di altri due giorni per chi adotta un bambino o per chi ha un figlio entro il 31 dicembre 2020. Attualmente, dunque, il congedo obbligatorio è di sette giorni. In più, c’è un giorno di assenza facoltativa in alternativa alla madre-

Si tratta di un ampliamento notevole negli ultimi otto anni. Sembrava ieri quando la riforma Fornero (parliamo del 2012) aveva introdotto il congedo obbligatorio per i neopapà, prevedendo che dovessero restare a casa un giorno in occasione della nascita dei figli più atri due giorni in maniera facoltativa in alternativa alla madre. Il tutto entro e non oltre il quinto mese di vita del bambino.

Il provvedimento contenuto nella riforma Fornero era durato quattro anni. Nel 2016, infatti, la legge di Stabilità aveva modificato la normativa in via sperimentale portando il congedo obbligatorio da uno a due giorni e mantenendo quello facoltativo sempre a due giorni. Appena un anno dopo, però, veniva confermato il congedo obbligatorio di paternità e cancellato quello facoltativo.

Si arrivava, così, al 2018 e le cose cambiavano in maniera sostanziale. Il congedo obbligatorio veniva portato a quattro giorni e si riconosceva di nuovo il congedo facoltativo in alternativa alla madre: un solo giorno di assenza non obbligatoria retribuita dall’Inps.

Un anno più tardi, il congedo obbligatorio diventava di cinque giorni, passati ora a sette più uno facoltativo, sempre in alternativa alla madre.

Congedo di paternità: come va usufruito?

Il congedo obbligatorio di paternità deve essere utilizzato entro il quinto mese di vita del bambino o dalla data di ingresso del minore adottato in famiglia (o in Italia, nel caso si trattasse di un caso di adozione internazionale). Significa che il papà dovrà stare a casa mentre la madre beneficia del suo congedo di maternità oppure dopo che lei è rientrata al lavoro, nel caso in cui decidesse di farlo dopo la maternità obbligatoria.

Può essere fruito in modo consecutivo o frazionato, cioè facendo i sette giorni consecutivi di assenza oppure separatamente nell’arco dei cinque mesi, purché si tratti di intere giornate di lavoro e non di permessi orari.

Per quanto riguarda il giorno aggiuntivo di congedo facoltativo, l’assenza è condizionata dalla scelta della madre di rinunciare ad un giorno di congedo di maternità per permettere al padre di restare a casa con il figlio. Ci deve essere, dunque, alternanza tra i due genitori.

Congedo di paternità: quanto viene pagato il lavoratore?

Il dipendente che resta a casa in congedo di paternità, che si tratti di quello obbligatorio o di quello facoltativo, viene pagato al 100% della propria retribuzione giornaliera, compresi i contributi previdenziali. L’indennità è a carico dell’Inps, ma il lavoratore riceve la busta paga dalla sua azienda, che provvede ad anticipare lo stipendio e, successivamente, a recuperarlo dall’Istituto. Il dipendente mantiene anche l’anzianità di servizio ed i ratei di ferie, permessi e mensilità aggiuntive (tredicesima ed eventuale quattordicesima).

Congedo di paternità: l’assenza parentale

Oltre ai sette giorni di congedo obbligatorio di paternità e al giorno di congedo facoltativo, il papà ha diritto al congedo parentale da fruire entro i primi 12 anni di vita del figlio, purché il rapporto di lavoro sia in essere durante quel periodo. La durata complessiva tra i due genitori non può essere superiore ai 10 mesi, che salgono a 11 nel caso in cui il padre si astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi. Il congedo spetta al padre e alla madre anche in contemporanea.

In sostanza, il congedo parentale spetta:

  • alla madre lavoratrice per un massimo di 6 mesi continuativi o frazionati;
  • al padre lavoratore per non più di 6 mesi continuativi o frazionati o di 7 mesi se si astiene per un periodo non inferiore a 3 mesi;
  • al padre anche mentre la madre sta fruendo dello stesso congedo;
  • al genitore solo per non più di 10 mesi frazionati o continuativi.

La domanda va presentata all’Inps per via telematica, oppure tramite il contact center dell’Istituto, gli enti di patronato o gli intermediari autorizzati, prima dell’avvio del congedo Nel caso in cui la richiesta venisse inoltrata a congedo già iniziato, verranno pagati solo i giorni successivi alla data di presentazione.

Per quanto riguarda l’importo dell’indennità, è stabilito in questo modo:

  • il 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata sulla retribuzione del mese precedente l’inizio del congedo, entro i primi 6 mesi di vita del bambino per un periodo massimo complessivo di 6 mesi;
  • il 30% della retribuzione media giornaliera dai 6 mesi agli 8 anni di vita del bambino, nel caso in cui i genitori non abbiano fatto il congedo nei primi 6 anni o per la parte non fruita eccedente il periodo massimo complessivo di 6 mesi. Ma solo se il reddito del genitore che lo richiede è inferiore a 2,5 volte la pensione minima;
  • nessun indennizzo dagli 8 ai 12 anni di vita del bambino.

Dopo un anno, si prescrive il diritto all’indennità.



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