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Notifica cartella alla vecchia residenza: ecco quando è valida

3 Marzo 2020
Notifica cartella alla vecchia residenza: ecco quando è valida

Nulla la consegna degli atti fiscali al precedente indirizzo del contribuente dopo il 60° giorno anche se questi non comunica all’ufficio delle imposte la nuova abitazione. 

Se il postino dovesse bussare alla porta della tua vecchia casa, dove magari vivono ancora i tuoi genitori, la raccomandata non avrebbe alcun effetto. Questo perché tutte le comunicazioni sono valide solo se raggiungono il destinatario al suo indirizzo di residenza, quello cioè risultante dall’anagrafe comunale. Ma con gli atti del fisco le cose vanno diversamente. Per gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, le cartelle esattoriali, i preavvisi di fermo o di ipoteca, infatti, la notifica alla vecchia residenza è valida in alcune situazioni. 

Per spiegare a tutti come funziona questa disciplina speciale è intervenuta, proprio di recente, una sentenza della Cassazione [1]. La Corte ha creato uno spartiacque tra le notifiche nulle e quelle invece legittime benché spedite a un vecchio indirizzo. 

Di tanto parleremo in questo articolo; in questo modo, scopriremo anche come e quando è possibile contestare gli atti del fisco per vizi formali come, appunto, il difetto di notifica. 

La notifica dell’avviso di accertamento o della cartella esattoriale

La notifica è una fase essenziale del procedimento amministrativo. Senza di essa, infatti, il contribuente non può essere in grado di conoscere la pretesa nei propri riguardi e, quindi, di difendersi. Pertanto, ogni atto fiscale è legittimo solo se quelli pregressi, e ad esso collegati, gli sono stati correttamente consegnati. 

Una cartella esattoriale è nulla se non preceduta dalla notifica dell’avviso di accertamento; un’iscrizione di ipoteca è contestabile se prima non è stato spedito il preavviso e, prima ancora di questo, la cartella stessa. E così via. 

Attenzione però: chi eccepisce il difetto di notifica deve contestare non già l’atto a monte, quello cioè che egli assume non essergli mai pervenuto; se così fosse, infatti, egli ammetterebbe di averne avuto comunque notizia. Al contrario, bisogna opporsi al successivo atto, quello a valle, perché fondato su un precedente atto mai consegnato correttamente. E non solo: non basta non pagare, bisogna anche ricorrere al giudice per far dichiarare illegittima la pretesa. Chi non presenta l’opposizione fa sì che l’atto, per quanto illegittimo, si sani e diventi definitivo. 

Cambio di residenza: cosa fare?

Quando si ci si trasferisce da un Comune a un altro, è sufficiente recarsi presso quello nuovo e fornire il proprio indirizzo. Sarà quest’ultimo a comunicare la modifica di residenza al precedente Comune. 

Se, invece, si tratta di una modifica di indirizzo all’interno dello stesso Comune occorre ritornare all’ufficio anagrafe di quest’ultimo indicando la nuova via e numero civico.

Il cambio di residenza acquista validità dal giorno stesso in cui è consegnato al Comune il modulo di dichiarazione di residenza.

Nei due giorni lavorativi successivi alla presentazione del modulo, l’ufficiale dell’anagrafe effettua le iscrizioni anagrafiche, mutando la residenza del dichiarante in tempo reale. Da quel momento, tutte le notifiche devono essere fatte al nuovo indirizzo. Salvo per gli atti fiscali: per questi ultimi – come vedremo a breve –  valgono regole diverse. 

Notifica alla vecchia residenza di atti fiscali: cosa succede?

Per evitare di ricevere alla vecchia residenza le notifiche di atti fiscali (avvisi di accertamento, cartelle esattoriali, ecc.), il contribuente ha l’obbligo di comunicare il trasferimento all’Agenzia delle Entrate. Se non lo fa, le notifiche sono valide anche al vecchio indirizzo. 

Tuttavia, dopo il 60° giorno dal trasferimento, anche le notifiche degli atti fiscali fatte in assenza della comunicazione all’Agenzia delle Entrate, devono avvenire al nuovo indirizzo. 

L’ufficio delle imposte e l’agente della riscossione, insomma, hanno una moratoria di 60 giorni per continuare a inviare gli atti alla vecchia abitazione se il contribuente non ha comunicato la nuova. A partire dal 61°, però, non sono più giustificati e la notifica fatta alla vecchia casa è inefficace anche se ritirata dai familiari del destinatario. 

È, pertanto, nulla – scrive la Cassazione nella sentenza in commento – la notifica alla vecchia residenza anche se il contribuente non ha comunicato la nuova all’ufficio. Dopo sessanta giorni dalla variazione, infatti, il trasferimento diventa opponibile all’erario. E una volta che il destinatario ha cambiato residenza, la notifica non può ritenersi perfezionata se l’atto è consegnato a un familiare che continua ad abitare al vecchio indirizzo. 

Ricordiamo poi che la notifica non eseguita in mani proprie del contribuente deve essere effettuata nel domicilio fiscale, che per le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato coincide con il Comune nella cui anagrafe sono iscritte. 


note

[1] Cass. sent. n. 5798/20 del 3.03.2020.


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