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Intestare casa alla moglie: pro e contro

3 Marzo 2020
Intestare casa alla moglie: pro e contro

Vantaggi e svantaggi di fare una donazione al coniuge e di trasferire la proprietà: fisco, debiti e problemi in caso di separazione e divorzio.

Non poche persone intestano la casa alla moglie. Le ragioni che spingono ad una scelta del genere sono diverse. Il più delle volte si tratta di una convenienza fiscale: avere due immobili, intestati a persone diverse, consente di ottenere dei bonus che lo stesso soggetto non potrebbe sfruttare più di una volta. Nonostante il risparmio sia quasi sempre evidente, la donazione comporta dei rischi, rischi collegati al trasferimento definitivo della proprietà. Come recita infatti anche un detto popolare, “un regalo è un regalo” e non può più essere chiesto indietro.

Vediamo quali sono i pro e contro di intestare casa alla moglie.

Casa alla moglie e bonus prima casa

Chi acquista, riceve in donazione o eredita una casa sconta una tassazione agevolata se non è proprietario, nello stesso Comune, di un’altra abitazione e, nello stesso tempo, non possiede, in tutto il territorio italiano, un altro immobile per il quale ha già sfruttato il medesimo beneficio fiscale. È ciò che la legge chiama bonus prima casa e che spetta, quindi, una sola volta per contribuente. 

Per fruire di nuovo del bonus prima casa è necessario cedere il precedente immobile, cosa però che non si può fare prima di cinque anni dall’acquisto.

Chi ha intenzione di comprare una seconda casa e godere del bonus prima casa o deve intestare la nuova al coniuge o deve cedere a quest’ultimo la precedente. Solo così potrà ottenere l’Iva al 4% anziché al 10% (se compra da ditta) o l’imposta di registro al 2% anziché al 9% (se compra da privato o se riceve in donazione o eredità).

Sotto questo profilo, quindi, intestare casa alla moglie è certamente un vantaggio enorme in termini di risparmio di imposte.

Casa alla moglie e Imu

Per non pagare l’Imu sull’abitazione principale è necessario che, all’interno dell’immobile in questione, il contribuente abbia fissato:

  • la residenza propria e della propria famiglia;
  • la dimora abituale propria e della propria famiglia.

Non basta, quindi, la semplice dichiarazione all’anagrafe (1° requisito) ma è anche essenziale che l’interessato viva materialmente, almeno per gran parte dell’anno, all’interno dell’abitazione (2° requisito). 

Ecco perché la semplice intestazione della casa alla moglie non cambierà le carte in tavola e non basta per non pagare l’Imu: la famiglia, infatti, mantiene comunque la stessa dimora abituale, pur a fronte di due residenze diverse. 

Solo nel caso di coniugi non più conviventi – ad esempio, per motivi di lavoro – si potrà avere due volte l’esenzione dall’Imu.

Casa alla moglie: canone Rai

Sempre per rimanere in ambito fiscale, intestare casa alla moglie implica il pagamento di un secondo canone Rai solo se quest’ultima ha la propria residenza nel secondo immobile. Se, invece, mantiene la residenza con il marito, l’abbonamento tv si sconta una sola volta. 

Casa alla moglie per evitare pignoramenti

Chi intesta la casa alla moglie, spesso, lo fa anche per evitare che l’immobile possa essere pignorato dai propri creditori o dal Fisco. Difatti, una volta che il bene è uscito fuori dalla proprietà del debitore, non può più essere soggetto ad esecuzione forzata. 

Vero però è che i creditori potrebbero agire in tribunale entro 5 anni dalla donazione per chiederne la revoca (cosiddetta «azione revocatoria»). Ma devono dimostrare che, a seguito di tale intestazione del bene al coniuge, il debitore è rimasto sostanzialmente privo di altri beni utilmente pignorabili.

Se poi il pignoramento viene iscritto entro 1 anno dalla donazione, per pignorare l’immobile non c’è neanche bisogno della revocatoria.

Insomma, intestare la casa alla moglie può avere i suoi benefici ma a patto di fare il trasferimento di proprietà prima che sorga il debito o che sopraggiunga la morosità. Dopo, infatti, è molto probabile che i creditori contestino l’atto.

Casa alla moglie: i rischi

Intestare casa alla moglie per simulare una donazione che tale non vuole essere, comporta anche dei rischi. Il più grave è in sede di separazione o di divorzio: il bene resterà al coniuge che ne è divenuto proprietario. Non c’è modo di ottenerne la restituzione. E ciò perché le donazioni non possono essere revocate a meno che le parti sottoscrivano una dichiarazione in cui ammettono lo scopo simulatorio del passaggio di titolarità e si impegnano a revocare il trasferimento. Questa dichiarazione non deve essere contenuta per forza in un atto notarile.

Un’altra tipica situazione che si può verificare è quando la casa viene donata alla moglie in sede di separazione come contropartita alla rinuncia, da parte di questa, all’assegno di mantenimento. Ebbene, all’atto del divorzio, la donna potrebbe ben cambiare idea e chiedere ugualmente gli alimenti: ciò perché i patti stretti al momento della separazione non vincolano le parti quando procedono al divorzio. 


note

[1] Cass. ord. 24.07.2017 n. 18204


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