I 10 virus più letali di sempre

4 Marzo 2020 | Autore:
I 10 virus più letali di sempre

Le infezioni più pericolose della storia fino ad oggi: pandemie che hanno sterminato popolazioni, tutte con effetti più devastanti del coronavirus.

Il coronavirus è solo l’ultimo, il più recente di una lunga serie di infezioni che hanno colpito l’umanità nel corso della sua storia. La maggior parte sono state molto più letali dell’attuale Covid-19, hanno provocato enormi stragi e alcune di esse continuano a mietere tuttora vittime. È bene quindi sapere che non esiste solo il coronavirus, ma che l’uomo ha fatto e continua a fare ancor oggi i conti con altri virus ancor più pericolosi.

Ecco la classifica dei 10 virus più letali di sempre dalla peste alla Sars, passando per il morbillo, una malattia dimenticata in un’epoca di vaccini ma provoca ancora centinaia di migliaia di morti all’anno. Così come non è confortante sapere che ad oggi i morti per l’influenza della stagione invernale superano ampiamente quelli per coronavirus.

Inoltre, in un’epoca di globalizzazione come quella che stiamo vivendo è utile conoscere quali malattie esistono ancora oggi e non sono state definitivamente debellate; proprio il Covid-19 insegna come un virus emerso in Cina si sia diffuso in pochi giorni in tutto il mondo, diventando subito – quando era ancora molto lontano dall’Italia – un allarme mondiale grazie alle sue capacità infettive e alla circolazione delle persone, spesso radunate in ambienti chiusi e affollati. Una circostanza che ha favorito la diffusione del contagio, insieme al fatto che, trattandosi di un’infezione nuova, il nostro sistema immunitario non ha ancora sviluppato adeguate difese.

La peste

Risale agli albori della storia ed è la pandemia più letale che l’umanità abbia mai conosciuto: si stima che abbia ucciso 200 milioni di persone. Celebre la grande peste nera del XIV secolo, che nel 1300 colpì l’Europa intera sterminando il 60% della popolazione. Da qui però sorsero il Rinascimento e le basi dell’economia moderna: il capitale umano era diventato troppo scarso e costoso in termini di forza lavoro, e così furono inventati nuovi metodi produttivi, con l’impiego delle macchine in ausilio e in sostituzione dell’uomo.

Ora noi la conosciamo soprattutto dal racconto manzoniano della peste milanese del 1630 contenuto ne I Promessi sposi, ma devi sapere che ancora oggi la peste esiste in alcune zone dell’Africa, dell’Asia e dell’America centro-meridionale.

Il vaiolo 

Il virus del vaiolo è letale nel 30% dei casi e in coloro che riescono a sopravvivere lascia tracce permanenti. Questa malattia, che ha sterminato quasi totalmente le popolazioni native americane venute in contatto con i colonizzatori, provocava ancora 400mila morti all’anno nella sola Europa fino alla prima metà del Novecento. Poi, è diventata il simbolo del vaccino, che fu scoperto nel 1796 da Edward Jenner, incuriosito dal fatto che gli allevatori di bovini non si ammalavano di vaiolo.

Le vaccinazioni applicate su larga scala hanno portato alla completa eradicazione della malattia, cioè alla sua pressoché completa scomparsa nel mondo; l’ultimo caso registrato è del 1977, ma le autorità sanitarie mantengono alta la vigilanza, in caso di ripresa del virus, come nel caso di propagazione dovuta ad un attacco bioterroristico. Non è fantascienza: lo puoi leggere sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, nella pagina dedicata al vaiolo.

La rabbia 

È la malattia più antica di cui si ha notizia, ed esiste ancora oggi. Si trasmette all’uomo dagli animali infetti attraverso la saliva, soprattutto con i morsi. Provoca un’encefalite (infiammazione del cervello) che molto spesso risulta mortale.

Tutt’oggi, è responsabile di un numero di morti che varia tra i 25mila ed i 50mila all’anno. Il Paese più colpito è l’India. Esiste un vaccino antirabbico che negli Stati occidentali aiuta molto a contenere la diffusione della malattia e a prevenire l’esito letale.

Il morbillo

Nonostante le vaccinazioni disponibili da oltre 50 anni, il morbillo rimane una delle principali cause di morte dei bambini piccoli: ne muoiono più di 130 mila all’anno, soprattutto nelle zone del Terzo mondo, come il Congo, l’Etiopia, l’India, la Nigeria e il Pakistan. Resta a tutt’oggi un allarme mondiale: tra le malattie vaccinabili è quella che provoca ancora il maggior numero di decessi.

Gli studi indicano che il morbillo è nato dalla peste bovina, un’altra grave malattia che solo di recente è stata eradicata, come il vaiolo. Questo dimostra anche le capacità dei virus di evolversi, mutare e adattarsi all’ambiente, colpendo in modo diverso gli altri esseri viventi.

L’Aids 

Il virus dell’Hiv, che causa l’immunodeficienza acquisita, è un “retrovirus”, che colpisce la cellula infettata in un modo diverso da quello dei virus tradizionali: si va a insediare nel Dna e da lì inizia a replicarsi. Il suo bersaglio sono le cellule del sistema immunitario, che si indeboliscono; così in chi ne è affetto aumenta enormemente il rischio di infezioni da altri virus o batteri, o di tumori.

La malattia continua a mietere vittime: nel 2018 sono state 770 mila, erano più del doppio nel 2004. Ma soprattutto continua a serpeggiare: sempre nel 2018 (gli ultimi dati ufficiali aggiornati) ci sono state 1,7 milioni di nuove diagnosi. Si stima che quasi 40 milioni di persone nel mondo vivono con l’infezione di Hiv, soprattutto nei Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, dove, secondo l’Oms, quasi 5 persone su 100 sono sieropositive.

Ebola

Il virus Ebola è recente: appena 6 anni fa, nel 2014, è esploso nell’Africa occidentale, provocando una febbre emorragica che ha ucciso più dei tre quarti delle persone infettate. Nonostante la pericolosità, il numero dei morti è sotto le 2.000 persone. Questo accade perché il virus ha un’azione così veloce che uccide la maggior parte degli ospiti prima di poterne contagiare altri. Inoltre, in Africa, le popolazioni colpite vivono prevalentemente nei villaggi, non in grandi città, e questo ha limitato la sua diffusione, insieme al fatto che l’ammalato non è in grado di muoversi.

Ma la malattia rimane pericolosissima e molte cose rimangono difficili da spiegare: “non esiste ancora un trattamento provato”, avverte l’Istituto Superiore di Sanità, così come non si può prevenirla efficacemente perché “il serbatoio naturale della malattia non è stato identificato con certezza”. Sappiamo solo che si trasmette attraverso il contatto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali o di altre persone infette. L’Oms la ritiene l’epidemia più complessa della storia dei virus.

Le influenze

Parliamo al plurale perché quelle letali sono più di una. Nel ventesimo secolo, si sono verificate tre pandemie di influenze che hanno provocato vere e proprie stragi: la Spagnola, l’Asiatica e la Cinese.

Ma non bisogna dimenticare che anche le comuni influenze stagionali provocano più morti di quelli attribuibili al coronavirus: solo quest’anno ci sono già stati 5 milioni di casi in Italia, che hanno colpito il 9% della popolazione, con 300 decessi collegati all’influenza e alle complicanze che ne sono derivate.

La Spagnola

L’influenza Spagnola nel 1918, fu chiamata così perché le prime notizie giunsero dalla Spagna, che non era sottoposta alla censura che coinvolgeva tutti gli Stati partecipanti alla prima Guerra mondiale. Si stima che provocò più di 50 milioni di morti (il quintuplo di quelli cagionati dalla stessa guerra), di cui almeno 375.000 in Italia. È la pandemia che ha cagionato il maggior numero di morti della storia umana, superando ampiamente la peste.

L’Asiatica 

L’influenza Asiatica del 1958 è stata l’erede della Spagnola; nei precedenti quarant’anni, le influenze erano state “normali” fino all’esplosione di questa nuova pandemia. Anche in questo caso si trattava di un virus innovativo, del tutto diverso dai ceppi fino a quel momento conosciuti; provocò 2 milioni di morti ma ben presto, grazie a un vaccino fu contenuta, e scomparve dopo 11 anni.

La Cinese

I meno giovani la ricorderanno: venne chiamata così perché scoppiò nella colonia cinese della città di Hong Kong nel 1968. Tra le pandemie del XX Secolo fu la meno letale: provocò “solo” un milione di morti, di cui 20mila in Italia. Era altamente contagiosa e associata a polmoniti. Fortunatamente, l’anno dopo scomparve, velocemente così come era apparsa.

Il Rotavirus

È una pericolosissima gastroenterite infantile che colpisce soprattutto i neonati e i bambini al di sotto dei 5 anni. Provoca una forte diarrea che porta alla disidratazione. È responsabile di 200mila morti all’anno, circa 500 o 600 al giorno, e l’Oms la considera una delle più gravi emergenze sanitarie attuali.

La Dengue

È una febbre endemica e insidiosa, che si trasmette solo con le punture di zanzara, dunque non da uomo a uomo. Colpisce dai 50 ai 100 milioni di persone ogni anno ed è particolarmente diffusa in Thailandia, in India e nel Sud Est asiatico, ma è presente in tutto il mondo, soprattutto nelle regioni tropicali.

Non esiste contro di essa un vaccino o un altro trattamento specifico efficace; il suo tasso di mortalità è piuttosto basso ma non trascurabile e si attesta al 2,5%, quasi come per il coronavirus.

La Sars 

La Sars, acronimo di “Sindrome acuta respiratoria grave”, è una forma atipica di polmonite, molto contagiosa. Compare in Cina nel 2003 e inizia a mietere vittime (anche se meno di quel che si pensa: 770 persone); da quel momento è declinata, ma non del tutto scomparsa.

È associata al Covid-19, sia per la famiglia di origine del ceppo virale (entrambe appartengono al coronavirus) sia per le manifestazioni sintomatiche (febbre, tosse e difficoltà respiratorie) e le zone colpite. Secondo l’Oms, però, Covid-19 non è mortale come altri coronavirus come Sars e Mers: nel Covid-19 oltre l’80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce e solo nel 2,5% circa risulta letale, mentre per la Sars il tasso di letalità è almeno del 9%.

E il coronavirus?

Dopo questa lunga rassegna sulle emergenze passate, sembra opportuno fare un cenno a quella in corso: il coronavirus, che ancora non è stata classificata come pandemia dall’Oms, anche se forse siamo alle soglie. Intanto rimane un’epidemia con un livello di allarme e di emergenza molto alto, come ben sappiamo.

Se rapportato alle altre malattie virali (abbiamo visto che anche la Sars appartiene al ceppo dei coronavirus) gli studiosi hanno verificato che il Covid-19 “nell’80% dei casi nel suo genoma è più o meno uguale a quello della Sars del 2002 – 2003”, come spiega Massimo Ciccozzi, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Ma quello che fa la differenza sono le mutazioni del virus, che lo rendono, da un lato,” estremamente più contagioso rispetto alla Sars” e, dall’altro lato, “meno letale”. “Quindi fa più casi. Ma è meno pericoloso, almeno tre volte meno pericoloso della Sars”, sottolinea l’esperto.



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