Mutuo: novità contro la clausola abusiva

4 Marzo 2020 | Autore:
Mutuo: novità contro la clausola abusiva

Il giudice può cancellarla e sostituirla dal contratto con un nuovo calcolo degli interessi se il finanziamento è a rischio ed il consumatore viene penalizzato.

La Corte di giustizia dell’Unione europea interviene a favore dei consumatori che hanno stipulato un mutuo ipotecario con una clausola abusiva. Secondo i magistrati di Lussemburgo, spetta ad un giudice italiano intervenire per sostituire i criteri contenuti nella clausola e fissare un nuovo calcolo degli interessi dovuti. Questo, però, a patto che il contratto venga annullato dall’eliminazione della clausola e che il mutuatario abbia delle conseguenze negative.

Nella sentenza depositata ieri [1] è stato esaminato un caso sottoposto dal tribunale spagnolo di Barcellona che riguardava un consumatore con un mutuo per l’acquisto di un immobile. Nel contratto c’era una clausola in virtù della quale il tasso di interesse cambiava in funzione dell’indice di riferimento delle casse di risparmio iberiche. Il mutuatario si era rivolto al giudice di competenza sostenendo che la clausola era abusiva perché l’indicizzazione portava a un risultato sfavorevole rispetto a quella calcolata secondo l’Euribor, cioè il tasso medio del mercato interbancario europeo, utilizzato nella maggior parte dei finanziamenti.

La Corte europea ha verificato se la direttiva che contiene il Codice del consumo fosse applicabile: non succede, infatti, con le clausole contrattuali «che riproducono disposizioni legislative o regolamentari imperative e disposizioni o principi di convenzioni internazionali». Nello specifico, nel caso in cui il diritto interno non fissi un obbligo di applicazione di uno degli indici ufficiali di riferimento, verifica che spetta al giudice nazionale, ma stabilisce soltanto le condizioni «che devono essere soddisfatte dagli indici o tassi di riferimento» per il loro utilizzo da parte degli istituti di credito, la direttiva si applica anche alla clausola controversa. In conclusione: la banca avrebbe potuto scegliere un altro sistema per il tasso di interesse.

Detto ciò, la Corte ha stabilito la competenza del giudice nazionale che, per tutelare il consumatore in quanto parte debole del contratto, deve garantire che una clausola contrattuale non oggetto di trattativa individuale non sia abusiva, verificando il rispetto dei requisiti di buona fede, equilibrio e trasparenza.

L’obbligo del giudice scatta anche se non è stata recepita la norma controversa nel diritto interno. Il magistrato può accertare la conformità della clausola all’obbligo di trasparenza, che deve «non solo essere intellegibile sui piani formale e grammaticale», ma anche permettere a un consumatore medio di comprendere le modalità di calcolo e di valutare le conseguenze economiche.

Inoltre, sempre secondo la sentenza della Corte, il giudice nazionale deve anche tenere conto della comunicazione resa dall’istituto bancario riguardo l’andamento «nel passato, dell’indice sulla base del quale è calcolato questo stesso tasso». Il giudice nazionale, infine, ha il potere sia di escludere le clausole abusive, evitando ogni effetto vincolante, sia di sostituirle quando il contratto viene meno a seguito della soppressione della clausola e questo causa un pregiudizio al consumatore.


note

[1] Corte di giustizia Ue causa C-125/18.

[2] Direttiva Ue n. 93/13 recepita in Italia con Dlgs. n. 52/96 abrogato da Dlgs. n. 206/2005.


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