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L’unità nazionale, il virus e l’occasione persa dai politici

4 Marzo 2020 | Autore:
L’unità nazionale, il virus e l’occasione persa dai politici

Anziché dare un segnale di fiducia ai cittadini con un progetto comune per affrontare l’emergenza, i partiti non rinunciano alla campagna elettorale.

Chi sperava che, di fronte ad un’emergenza sanitaria ed economica come quella in corso, il Paese si dimostrasse coeso e si parcheggiassero per una volta i partitismi è rimasto deluso. È stato dimostrato, di nuovo, che l’Italia è indivisibile in una sola occasione: quando gioca la Nazionale di calcio. Per il resto, qualsiasi scusa è buona per litigare. Nonostante gli appelli (sprecati) all’unità.

Colpisce maggiormente che chi dovrebbe rasserenare gli animi così esaltati e confusi dei cittadini, che non sanno più se prendere troppo sul serio il coronavirus o se continuare a vivere senza drammi, diano ogni giorno una lezione di sconcertante campanilismo politico. Maggioranza e opposizione non risparmiano frecciate, puntualizzazioni, accuse, rimproveri, quasi avessero nel Dna la perenne necessità di fare campagna elettorale. Si riduce, così, un momento di enorme difficoltà per il Paese ad una banale caccia al voto. Anche il virus, insomma, è un’occasione persa dai politici per dimostrare che nelle sedi che contano ci può essere un briciolo di senso di responsabilità.

Solo il tempo (e non l’opposizione) dirà a medio termine se i provvedimenti già presi o ancora allo studio del Governo saranno quelli più azzeccati per risollevare i settori produttivi messi in ginocchio dal Covid-19. Ma, nel frattempo, c’è chi già si porta avanti nei giudizi. La logica dell’unità nazionale tanto invocata dalle istituzioni e dai partiti vorrebbe che chi non si trova al comando chiedesse a chi governa «come posso rendermi utile» anziché pensare «come posso metterti il bastone tra le ruote». La Lega (a cui l’ultimo sondaggio colloca, ormai, sotto il 30% e a soli cinque punti dal Pd) ha chiuso al dialogo con Giuseppe Conte se il premier non accetta le sue condizioni. Fratelli d’Italia impegna il proprio tempo a far notare al premier «l’errore criminale» (cit. Giorgia Meloni) di avere criticato l’ospedale di Codogno per la gestione del primo paziente con i sintomi del coronavirus. Forza Italia si limita a dire che non voterà alcun provvedimento a scatola chiusa. Persino Italia Viva, pur abbassando i toni delle recenti polemiche, contesta per bocca del deputato Gianfranco Librandi, «le reazioni scomposte e la gestione complessiva del coronavirus». Fiducia zero, insomma.

Ciascuno di loro, come è giusto che sia in una democrazia parlamentare, ha avanzato le sue proposte. Il risultato, però, non è stato finora quello che i cittadini si attendevano, nemmeno in un momento che lo stesso Governo definisce di una gravità inaudita: quello, cioè, di metterle insieme quelle proposte per costruire un progetto comune, per dare al Paese un segnale di coesione, per dimostrare che, nell’emergenza, si supera l’abituale dissenso ideologico. Per dare agli italiani, oltre che un segnale di fiducia nelle istituzioni e di speranza nel futuro, anche l’immagine di una politica al servizio dei cittadini e non al servizio del proprio orgoglio. Ecco l’occasione mancata dai politici. Un vero peccato.


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