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Si può rifiutare il voto di laurea?

27 Marzo 2020 | Autore:
Si può rifiutare il voto di laurea?

L’ultima fatica che incombe su ogni studente universitario è l’esame di laurea. Se sei giunto al termine del tuo percorso e hai bisogno di chiarimenti, ti forniamo qualche spunto di riflessione.

Se sei uno studente universitario, sai già che al termine del tuo percorso devi sostenere un ultimo esame, il più importante di tutti. Al di là della tipologia di studi che hai intrapreso (laurea triennale, magistrale o specialistica), ti tocca, infatti, predisporre la classica tesi di laurea, ossia l’elaborato che cristallizza in un unico documento tutte le tue fatiche.

La ricerca che sei chiamato a realizzare deve avere ad oggetto un argomento specifico e una materia determinata, di tua scelta e approvata dal professore competente. Questi, che diventerà il tuo relatore, ti fornirà le indicazioni utili per fare un lavoro originale e approfondito, in ottemperanza alle disposizioni del regolamento di ateneo.

La predisposizione della tesi di laurea ti porterà via almeno sei mesi di studio, salvo non si tratti di tesi sperimentali che impongono un tempo pari ad un anno. Concluso l’elaborato, dovrai presentarlo alla competente commissione per sostenere il classico esame di laurea.

In particolare, nel linguaggio comune si parla di discussione della tesi, perchè, nonostante si tratti di un momento formale e conclusivo di un percorso già ultimato, si compone di due fasi: l’esposizione e l’interrogazione. Infatti, durante la sessione è facoltà dei professori chiedere delle delucidazioni sugli argomenti portati alla loro attenzione.

L’esame di laurea si conclude con l’attribuzione di un voto finale che ti viene comunicato in sessione pubblica, alla presenza di tutti gli amici e i parenti che sono venuti a sostenerti. In altri termini, a partire da questo momento, sei ufficialmente proclamato dottore.

Ma se la valutazione della commissione non ti piace? Si può rifiutare il voto di laurea?

Vediamolo insieme

Cosa si intende per voto di laurea?

Il voto che conclude ufficialmente il tuo iter di studi tiene conto di diversi fattori. Anzitutto, la commissione di esame valuta la qualità dell’argomento affrontato e la tua capacità di esposizione.

In secondo luogo, assume importanza il tuo percorso universitario. Vengono quindi presi in considerazione la media dei voti espressa in centodecimi, la tempistica in cui è stato portato a conclusione il ciclo di studi (in corso o fuori corso), gli eventuali tirocini effettuati durante la vita universitaria, la condotta tenuta nel corso degli anni.

Normalmente, è discrezione di ogni ateneo stabilire il numero dei voti che potranno essere assegnati alla tesi. Inoltre, la lode e l’eventuale bacio accademico – riconoscimento di particolare valore – sono attribuiti all’unanimità ai candidati che conseguano un punteggio finale superiore a 110.

Ma procediamo per gradi e verifichiamo quali tutele ti sono riconosciute in caso di discordanza con la valutazione della commissione.

Cosa accade in caso di valutazione ingiusta?

Se credi che il tuo voto di laurea non corrisponda a quello da te pronosticato, in base ai tuoi calcoli, o desiderato, alla luce del tuo elaborato, sei sulla strada giusta. In queste poche righe, ti indicheremo i rimedi che il nostro sistema mette a tua disposizione.

Se durante la proclamazione, infatti, il voto complessivo non corrisponde a quello previsto o sperato puoi assumere un duplice comportamento:

  • decidi di non sottoscrivere il verbale di laurea, che ha a tutti gli effetti un valore di certificazione;
  • sottoscrivi il verbale e posticipi la contestazione a un momento successivo.

In entrambi i casi, la situazione in cui ti vieni a trovare non cambia in modo significativo: ti stai, infatti, opponendo a quanto deliberato dai professori che ti hanno giudicato.

In linea di massima, ti possiamo consigliare di seguire la seconda via: sottoscrivi il verbale di laurea e ti rivolgi ad un avvocato amministrativista che sia in grado di impugnare la decisione della commissione. In questa ultima ipotesi, sarà interpellato della questione il Tribunale amministrativo regionale competente per territorio.

Il ricorso al Tar

Il ricorso al Tar deve essere promosso perentoriamente entro sessanta giorni dalla pubblicazione dell’atto che hai intenzione di impugnare. Nel tuo caso, il termine decorre, dunque, dalla proclamazione del voto di laurea.

Poni mente però a un aspetto di non poco rilievo: non sempre è possibile rivolgersi alla giustizia amministrativa. Contestare il voto di laurea dinanzi al Tar è consentito soltanto in due occasioni, ossia quando si riscontri un eccesso di potere della commissione di laurea oppure una ipotesi di ingiustizia manifesta.

Si tratta, in altri termini, di un ricorso che deve essere accuratamente motivato: esso si fonda su vizi di legittimità dell’atto e non su una valutazione di merito. Occorre, dunque, che l’esperto da te interpellato consideri attentamente se vi sono gli estremi per procedere.

La decisione se intervenire o meno deve ruotare intorno alla considerazione di alcuni elementi.

In particolare:

  • la tesi presentata dal candidato deve essere corretta sul piano formale e sostanziale;
  • la sua esposizione deve essere avvenuta in modo fluido e senza problematiche di sorta;
  • i calcoli inerenti alle medie curriculari non devono essere esatti;
  • i punti previsti per eventuali attività svolte o soggiorni all’estero per finalità di studio non devono essere stati accordati puntualmente.

La definizione della questione non è immediata, ma è necessario un arco temporale più o meno variabile che consenta al giudice di studiare la tua posizione e di assumere una decisione. Per tale motivo, per non pregiudicarti eccessivamente, dopo aver depositato gli atti di causa presso il tribunale, il legale da te nominato presenterà un’istanza cautelare di sospensione, in attesa della pronuncia definitiva.

Contestazione del voto: quali sono le conseguenze?

È da tener presente un altro elemento non trascurabile: anche se la valutazione della commissione di laurea deve essere il più oggettiva possibile, può sussistere il pericolo che la tua ricerca non incontri i ‘gusti’ personali di qualche professore. Del resto anche il relatore della tesi – che dovrebbe supportarti in sede di esame di laurea – potrebbe non sostenere il tuo lavoro e questo avrebbe certamente delle ricadute negative sul riconoscimento dei tuoi sforzi.

Se decidi di contrastare l’operato della commissione e di cercare tutela in tribunale, sappi che puoi andare incontro a delle limitazioni del tuo percorso di studi o di lavoro. E questo è vero sia che si tratti di corsi di laurea a ciclo unico sia che si tratti di lauree triennali. Le differenze più importanti riguardano il momento successivo alla proclamazione.

Nel caso di un corso di laurea magistrale a ciclo unico la problematica più evidente attiene alla spendita del titolo: non puoi utilizzare la laurea in ambito lavorativo né tantomeno iscriverti a corsi post universitari – master o, ancora, sostenere esami di abilitazione.

Nel caso di laurea triennale sorge la necessità di una tua nuova immatricolazione al corso di laurea specialistica.

A quanto detto, dobbiamo aggiungere ulteriori elementi di riflessione che ti consentano di assumere una decisione il più ponderata possibile. Devi, infatti, considerare che i costi di un ricorso al Tar sono piuttosto alti: si va da un minimo di quattromila a un massimo di ottomila euro.

Inoltre, sappi che se il Tar si pronuncia negativamente e l’appello promosso dinanzi al Consiglio di Stato ha lo stesso esito, tu sei costretto a sostenere nuovamente l’esame di laurea. E la situazione peggiore che può capitarti è che tu debba farlo dinanzi alla medesima commissione che hai contestato in precedenza.



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