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Diritti del coniuge separato

4 Marzo 2020
Diritti del coniuge separato

Quali diritti scattano dopo la separazione e quali dopo il divorzio: gli alimenti, la casa, i figli, le nuove relazioni. 

La legge sul divorzio prevede che, prima di arrivare al definitivo scioglimento del matrimonio, è necessario passare per un gradino intermedio: la separazione. Dopo di ché bisogna aspettare sei mesi (se si è proceduto con separazione consensuale) o un anno (se si è proceduto con separazione giudiziale) per avviare il divorzio vero e proprio. In questo periodo si vive in una sorta di limbo in cui non si è più sposati, ma nello stesso tempo neanche si può dire di aver tagliato tutti i legami con l’ex. Dunque è normale chiedersi: quali sono i diritti del coniuge separato? Cerchiamo di fare il punto in questo breve articolo.

Il coniuge separato può vivere da solo?

Una delle principali caratteristiche della sentenza di separazione è costituita dall’autorizzazione a vivere separati e quindi a interrompere l’obbligo di convivenza. 

In teoria i coniugi potrebbero allontanarsi l’uno dall’altro già dal momento del deposito del ricorso di separazione. Un comportamento del genere non potrebbe essere considerato come “abbandono del tetto coniugale”, in quanto giustificato proprio dalla volontà di separarsi. Ciò non toglie però che il coniuge più benestante dovrà garantire all’ex i mezzi di sostentamento (ossia i soldi) se questi non è in grado di procurarseli. Tanto più se ci sono figli minori. 

Quindi il primo diritto del coniuge separato è quello di andare a vivere da solo. 

Il coniuge separato però non ha alcun diritto sulla casa coniugale se non è il giudice ad accordargli tale prerogativa. E, come noto, la casa può essere assegnata solo in presenza di figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti, in favore del genitore presso cui questi vanno a vivere.

Il coniuge separato ha diritto a iniziare una nuova relazione?

Con la separazione cessa anche il dovere di fedeltà. Quindi ciascun coniuge può iniziare una nuova relazione con un’altra persona. Attenzione però: se questa relazione dovesse essere stabile e fondata sulla convivenza non sarà più possibile chiedere l’assegno di mantenimento, neanche se il coniuge in questione è disoccupato e privo di reddito. 

Il coniuge separato ha diritto al mantenimento?

Il coniuge separato ha diritto all’assegno di mantenimento solo se il suo reddito è inferiore a quello dell’ex e le sue condizioni economiche non gli consentono di procurarsi di che vivere. Chi invece è giovane e ha una formazione viene sempre più spesso penalizzato nelle aule di tribunale. Oggi infatti la giurisprudenza richiede a ogni coniuge un minimo di “intraprendenza” per trovare una nuova occupazione. 

Attenzione però: il mantenimento non spetta al coniuge che ha violato le regole del matrimonio e che, così facendo, ha decretato la fine dell’unione. Il giudice cioè pronuncia il cosiddetto addebito nei confronti di chi ha tradito, si è allontanato dalla casa coniugale, si è macchiato di atti di violenza fisica o psicologica, ecc. Il solo fatto di ammettere di non essere più innamorato non è considerato una colpa e non comporta l’addebito.

Per ottenere il mantenimento si può chiaramente trovare un accordo in sede di separazione consensuale o attendere che sia il giudice a pronunciarlo nel corso della prima udienza e in attesa della sentenza definitiva.

Con il divorzio è molto più difficile, oggi, ottenere l’assegno di mantenimento. Leggi sul punto Conviene divorziare o restare separati?

Il coniuge separato ha diritto all’eredità?

Quando una coppia si separa, non cessano i diritti ereditari. Per cui, se un coniuge muore dopo la separazione, l’ex ha diritto di successione insieme ai figli. Questo diritto non spetta solo nel caso in cui il coniuge superstite abbia subito l’addebito cioè sia stato dichiarato responsabile per la fine del matrimonio.

Dal divorzio invece cessano definitivamente tutti i diritti ereditari.

Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità?

Con la sentenza di separazione, il coniuge separato può pretendere dall’Inps la pensione di reversibilità dell’ex. La si può rivendicare anche nell’ipotesi in cui il coniuge superstite rinunci all’eredità dell’altro (magari in presenza di una situazione debitoria particolarmente elevata). Di recente la Cassazione ha detto che la pensione di reversibilità spetta anche al coniuge separato con addebito [1].

Anche con il divorzio si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge ma solo per una quota. Questa quota viene ad esempio divisa con l’eventuale seconda moglie. La stessa viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche.

Il coniuge separato ha diritto al Tfr?

Le cose vanno diversamente per quanto attiene al Tfr, il trattamento di fine rapporto che viene erogato alla cessazione del rapporto di lavoro. 

Al coniuge separato non spetta il Tfr dell’ex

Invece, dopo il divorzio, spetta una quota del Tfr (di norma il 40%) solo se il coniuge:

  • è titolare dell’assegno di mantenimento e sempre che detto mantenimento non sia stato pagato con un unico assegno (cosiddetta «una tantum»);
  • non si è risposato;

 La giurisprudenza ha infatti precisato che il diritto alla quota del Tfr dell’altro coniuge sorge solo quando l’indennità sia maturata al momento o dopo la proposizione della domanda di divorzio, ma non anche quando sia maturata precedentemente ad essa [2].

Pertanto, se il coniuge separato cessa di lavorare dopo la pronuncia di separazione ma prima dell’instaurazione del giudizio di divorzio, egli di fatto può disporre liberamente delle somme ricevute a titolo di indennità di fine rapporto e l’altro coniuge non può pretendere alcunché, anche se titolare di assegno di mantenimento. 

Diritti a frequentare i figli

Anche il coniuge separato ha diritto a mantenere solidi rapporti con entrambi i figli. Il fatto che il giudice non abbia ancora decretato il calendario delle visite non vuol dire nulla: l’ex infatti, presso cui i figli vivono, non può impedire il diritto di frequentazione dell’altro genitore, diritto che spetta naturalmente, a prescindere dalla pronuncia del tribunale. Il giudice può solo regolamentare tale diritto. 

Se uno dei due genitori si frappone al diritto di visita o mette i figli contro l’altro genitore può perdere l’affidamento condiviso.

Diritto all’affidamento condiviso dei figli

Ogni genitore ha diritto a partecipare alle scelte più importanti della vita dei figli. Questo diritto si manifesta con il cosiddetto «affidamento condiviso». Solo in casi di particolare gravità, pericolosità e indegnità del genitore può essere disposto l’affidamento esclusivo in favore di un solo genitore. 


note

[1] Cass. sent. n. 2606/18.

[2] Cass. sent. n. 1348 del 31.01.2012.

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