Giustizia italiana verso il blocco totale per coronavirus

4 Marzo 2020
Giustizia italiana verso il blocco totale per coronavirus

Gli avvocati chiedono al ministro della Giustizia la sospensione generale di tutti i termini processuali ed il differimento delle udienze per due settimane. 

Il coronavirus sta bloccando il funzionamento di molti tribunali d’Italia, specialmente nelle Regioni colpite dall’emergenza, e ora rischia di paralizzare l’intero sistema giudiziario italiano. L’allarme degli operatori sinora non è stato ascoltato e le criticità permangono, con assembramenti di persone nei palazzi di giustizia quotidianamente frequentati da una molteplicità di soggetti; sono occasioni che rischiano di diffondere il contagio.

“La giustizia italiana è tutta in zona rossa”, afferma oggi l’Organismo congressuale forense (Ocf) in una nota, diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos, nella quale richiede “nuovamente e con estrema urgenza di tutelare la salute degli avvocati, dei magistrati, delle parti, dei testimoni e degli ausiliari di tutta l’Italia”.

Già, perché gli attori del sistema non sono soltanto magistrati e avvocati, ma anche e soprattutto il personale degli uffici giudiziari, dalle cancellerie dei tribunali e delle Corti d’Appello alle segreterie delle Procure della Repubblica; ci sono poi i cittadini, costretti a frequentare le aule in occasione dei processi che li riguardano come parti in causa o dove sono stati citati a comparire come testimoni, senza dimenticare la Polizia giudiziaria che quotidianamente si reca negli uffici per gli adempimenti connessi alle indagini svolte.

Così ora l’Organismo degli avvocati, in una lettera indirizzata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, richiede di intervenire “con un provvedimento adottato in via di immediata urgenza che, in aggiunta a quanto già disposto, fronteggi l’emergenza in modo omogeneo e con il quale si disponga la sospensione dei termini sostanziali e processuali e il differimento delle udienze e delle altre attività giudiziarie su tutto il territorio nazionale, per la durata di due settimane”.

L’Ocf preannuncia anche che se non saranno adottati i provvedimenti auspicati, intraprenderà altre iniziative: si legge nella nota che ” Laddove la situazione dovesse rimanere immutata, Ocf, dando riscontro alle numerosissime richieste ricevute, dovrà comunque assumere iniziative atte a garantire in modo più adeguato di quanto oggi non avvenga la salute degli avvocati italiani e le esigenze di tutela dei diritti dei cittadini”.

Il coordinatore dell’Ocf, Giovanni Malinconico, sottolinea che “le misure prudenziali messe in atto sinora non paiono idonee a ridurre in modo adeguato i rischi di contagio, anche in considerazione del fatto che negli uffici giudiziari, per la natura delle attività che vi vengono svolte e che contemplano un afflusso di persone non limitato peraltro alle sole parti e ai loro difensori (testimoni, consulenti, verificatori, coadiutori, etc.), è molto arduo, se non impossibile, effettuare i dovuti controlli circa gli ambiti di rispettiva provenienza”.

“Inadeguata si sta palesando in particolare la limitazione delle misure più significative alle sole aree definite ‘zona rossa’ e a coloro che vi risiedono. Ai numerosi casi di contagio tra i colleghi operanti a Napoli si aggiunge la scoperta del contagio avvenuto nei confronti di due magistrati operanti nel tribunale di Milano. Si tratta dei tribunali più grandi d’Italia dopo quello di Roma, il che sta a testimoniare la gravità del problema”, ha proseguito Malinconico.

“A ciò devo aggiungere che le misure sinora adottate in numerosi uffici giudiziari sono idonee solo a limitare le possibilità di contagio nelle sole aule di udienza e all’interno delle cancellerie (peraltro con esiti evidentemente insufficienti, visto il caso di Milano), ma non hanno alcuna incidenza sulle condizioni in cui gli avvocati, le parti, i testimoni e gli ausiliari debbano attendere lo svolgimento delle attività di rispettiva competenza – ha aggiunto Malinconico – infine, segnalo che lo stato stesso dei plessi giudiziari, come noto in gran parte inadeguati, non consente un sufficiente controllo igienico-sanitario”.

Anche l’Unione nazionale delle Camere Civili – Uncc, la principale associazione che raccoglie gli avvocati civilisti italiani, chiede al ministro della Giustizia di sospendere immediatamente le udienze civili in tutta Italia, per come riporta una nota diffusa ora dall’Adnkronos.

Il presidente dell’Uncc, Antonio de Notaristefani, chiede anche “la proroga di tutti i termini che non possono essere rispettati per via telematica. Adesso è necessario fermarsi: il rischio di contagio è troppo grande”.

“Invece che sospendere le udienze solo nei tribunali dove già si sono verificati casi di contagio da coronavirus, occorre farlo in via preventiva a livello nazionale per evitare che questi si verifichino: una sospensione precauzionale e generalizzata delle udienze sarebbe un segnale importante e rassicurante per tutti, perché dimostrerebbe che l’emergenza coronavirus viene affrontata seriamente, anche all’interno dei tribunali”.

Ora la parola sulle richieste dell’Avvocatura passa al ministro Bonafede e al Governo, sollecitato ad emanare uno specifico decreto in via d’urgenza.



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