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Si può lasciare l’eredità a un’associazione?

8 Aprile 2020 | Autore:
Si può lasciare l’eredità a un’associazione?

Molti italiani ricorrono allo strumento del testamento per disporre dei propri beni e per essere tranquilli che finiscano in mani sicure. Ma chi può diventare erede in Italia?

La disciplina della successione ereditaria nel nostro ordinamento è molto articolata. L’obiettivo del legislatore è, infatti, quello di tutelare sia la volontà del defunto sia la posizione dei soggetti più deboli che rischiano di subire dei pregiudizi da disposizioni sbagliate.

In particolare, fermo restando il diritto di ciascuno di utilizzare i propri beni come meglio crede, sono imposte delle limitazioni ad alcuni lasciti testamentari. Talune categorie di persone, infatti, non possono – di regola – estromettere dalla propria eredità i cosiddetti legittimari (pensa, ad esempio, ai genitori nei confronti dei figli).

Si pongono dunque alcuni problemi giuridici di non poco conto: chi può assumere la qualità di erede in Italia? A chi è possibile lasciare i propri averi? Si può lasciare l’eredità a un’associazione?

Tali quesiti possono sorgere in capo sia a colui che intende dare una destinazione al proprio patrimonio sia a coloro che vogliono subentrare nella posizione economica del deceduto.

Analizziamo insieme alcuni aspetti peculiari del sistema ereditario italiano.

Eredità: che cosa è?

Nella vita di tutti i giorni hai sicuramente sentito parlare di asse ereditario. È una terminologia tipica del linguaggio giuridico che viene, però, alla luce ogni volta che una persona passa a miglior vita e si scatenano i classici scontri tra eredi per l’appropriazione dei beni ancora esistenti.

Vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Quando si parla di eredità si fa riferimento a un complesso di situazioni giuridiche, attive o passive, facenti capo a un soggetto non più in vita. Il patrimonio del defunto può essere costituito, infatti, sia da beni (mobili e immobili), denaro e crediti sia da debiti; in altre ipotesi possono coesistere entrambi i profili in misura variabile da soggetto a soggetto.

In caso di morte del titolare dell’asse ereditario (cosiddetto de cuius), si apre la successione a beneficio degli eredi: essa può essere legittima (ossia regolata dalla legge) o testamentaria (ossia disposta per testamento). A tal fine, per la convocazione dei beneficiari si prende come punto di riferimento il luogo dell’ultimo domicilio del defunto.

I principi fondamentali in tema di eredità si trovano sia nella Costituzione, che demanda alla legge la regolamentazione della successione legittima e di quella testamentaria, sia nel codice civile, che ha introdotto una serie di norme poste a bilanciamento degli interessi in gioco. Da un lato troviamo, infatti, il desiderio del de cuius di far valere le sue ultime volontà e, dall’altro, quello degli eredi di subentrare nella posizione economica del deceduto.

In entrambi i casi vale una regola generale: il chiamato all’eredità può sempre rinunciare al suo diritto. A dire il vero, questa eventualità si verifica prevalentemente quando il patrimonio è negativo, ossia è costituito soltanto o per la maggioranza da debiti. Nulla osta, però, al verificarsi anche della situazione inversa.

Chi può acquisire la qualifica di erede?

Secondo le disposizioni del codice civile, in tema di successione ereditaria la regola generale è quella del testamento: si applica, infatti, la successione legittima solo quando manca in tutto o in parte un documento di disposizione del proprio patrimonio.

L’applicazione di tale principio generale non può in alcun modo pregiudicare i diritti di coloro che sono istituiti eredi per disposizione di legge: si tratta dei cosiddetti legittimari.

Nello specifico, si definiscono tali le persone a favore delle quali la legge riserva una porzione di eredità. Esse sono collocate all’interno di una precisa scala gerarchica che deve essere seguita nell’apertura della successione.

Nell’ordine, sono considerati legittimari:

  • il coniuge;
  • i figli (naturali, legittimi e adottivi);
  • gli ascendenti;
  • i discendenti dei figli in assenza di questi.

In loro presenza, il de cuius può disporre per testamento soltanto della parte di eredità disponibile, in quanto non riservata per legge. In loro assenza, tutto il patrimonio potrà essere devoluto per disposizione del suo titolare a chiunque venga considerato meritevole di sua fiducia.

Laddove non siano presenti né una disposizione testamentaria né eredi legittimi, sarà lo Stato a subentrare nella posizione economica del defunto.

Normativa in favore degli enti non lucrativi

Fermi restando i vincoli di legge, abbiamo visto che il testatore può disporre liberamente del proprio patrimonio.

Un problema specifico si pone nel caso di testamento a favore di un ente senza finalità di lucro e, soprattutto, di un’associazione. Si parla, in questi ultimi casi, di lasciti solidali.

Le tipologie di testamento cui è possibile fare ricorso sono sostanzialmente tre:

  • testamento olografo: è un documento scritto di proprio pugno dal testatore nel pieno delle sue facoltà mentali, datato e sottoscritto, conservato presso il proprio domicilio o consegnato a una persona di fiducia;
  • testamento pubblico: è il testamento redatto direttamente dal notaio in presenza di due testimoni su indicazione espressa del testatore;
  • testamento segreto: è una via di mezzo tra le prime due tipologie; in altri termini, il disponente scrive di proprio pugno il testamento e lo consegna sigillato al notaio in presenza di due testimoni.

A prescindere da quale delle ipotesi richiamate si intenda ricorrere, i quesiti che si pongono in tema di testamenti solidali sono sostanzialmente tre: è valida una disposizione di questo tipo? E, nel caso di risposta affermativa, l’associazione è un soggetto capace di accettare l’eredità? È possibile porre un vincolo di destinazione del bene che viene donato?

La risposta a due delle precedenti domande è semplice: è possibile per chiunque disporre dei propri beni a favore di un’associazione vincolando taluni di essi a una destinazione precisa (es. lascito di un immobile con l’onere di farne un ricovero per soggetti senza fissa dimora).

Parzialmente più articolata è la soluzione del secondo quesito, ossia quello relativo alla possibilità riconosciuta all’associazione di accedere alla successione. In tal caso, ci vengono in aiuto le norme del codice civile, nella misura in cui precisano che l’accettazione dell’eredità da parte di persone giuridiche e associazioni può farsi con beneficio di inventario. Tale requisito è considerato indispensabile per la validità della procedura, pena il venir meno della qualifica di erede e l’inefficacia di ogni forma diversa di accettazione.

La disposizione ha una ragione logica e giuridica ben chiara: si vuole tutelare gli enti, dotati o meno di personalità giuridica, dall’acquisizione di patrimoni dannosi in quanto prevalentemente passivi. L’inventario è, infatti, una dichiarazione attraverso la quale, preso atto di tutte le attività e le passività presenti nell’asse ereditario, l’erede riesce a tenere separato il proprio patrimonio da quello del de cuius. In tal modo, l’associazione risponde dei debiti del defunto non con i propri averi, ma soltanto entro i limiti del patrimonio ereditato.



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