Diritto e Fisco | Articoli

Uso del contante in Europa: quali sono i limiti nei vari Paesi?

17 Aprile 2020 | Autore:
Uso del contante in Europa: quali sono i limiti nei vari Paesi?

In Europa l’uso del contante è disciplinato in maniera differente: alcuni Paesi hanno introdotto un divieto ai pagamenti con denaro liquido oltre una data soglia mentre altri non prevedono nulla al riguardo.

Non tutti i Paesi europei prevedono un limite all’uso del contante a differenza dell’Italia dove, invece, è operante già da diversi anni. In pratica il denaro liquido può essere utilizzato per comprare beni e servizi solo entro una determinata soglia, superata la quale bisogna ricorrere a strumenti di pagamento tracciabili come ad esempio assegni o bonifici bancari/postali. In molti Stati europei, però, è opinione diffusa che per evitare l’evasione fiscale ed il riciclaggio del denaro “sporco”, quello cioè proveniente da attività illecite, sia irrilevante limitare l’utilizzo del denaro liquido entro determinate soglie. Anzi i pagamenti digitali comportano una crescita delle truffe online, delle frodi e delle clonazioni delle carte. Piuttosto, per combattere l’evasione fiscale è necessario introdurre misure drastiche per punire coloro che violano le norme fiscali.

Attualmente, nonostante i pareri discordanti dei diversi esecutivi, 11 nazioni europee oltre alla nostra, hanno posto un tetto all’utilizzo del denaro cash. Perciò, in relazione all’uso del contante in Europa: quali sono i limiti nei vari Paesi? Esaminiamo insieme l’argomento soffermandoci anche su quanto previsto in materia in Italia alla luce delle novità introdotte dalla Legge di bilancio 2020.

In quali Paesi europei esistono limiti all’uso del contante

Recentemente, l’European consumer centres network, un organismo creato dalla Commissione europea e dagli Stati membri per fornire assistenza ai consumatori, ha riportato in una mappa interattiva le informazioni relative a 30 Stati europei, di cui 28 facenti parte dell’UE più l’Islanda e la Norvegia.

Su 30 Stati solo in 12, compresa l’Italia, sono vigenti limiti all’uso del contante. Si tratta per lo più di Paesi dell’Europa del Sud oltre al Belgio e di alcuni Stati dell’Europa dell’Est.

Vediamoli più nel dettaglio.

In testa alla classifica degli Stati europei dove vige un limite più alto all’uso del contante troviamo:

  • la Francia, con 1.000 euro per i residenti e 15.000 per i non residenti;
  • e il Portogallo con 1.000 euro.

Seguono:

  • la Grecia, con 1.500 euro. Oltre detta soglia è necessario un versamento bancario o un pagamento con carta o assegno;
  • la Spagna, con 2.500 euro per i residenti e 15.000 per i non residenti;
  • il Belgio, con 3.000 in contante per le transazioni commerciali;
  • la Bulgaria, con 5.100 euro. Per importi superiori è necessario il pagamento bancario (versamento o carta);
  • la Romania, dove è prevista una soglia giornaliera di circa 2.100 euro;
  • la Slovacchia, con 5.000 euro;
  • la Repubblica Ceca, con 14.000 euro;
  • ed a pari merito la Polonia e la Croazia, con 15.000 euro.

In quali Paesi europei non esistono limiti all’uso del contante

Non esistono limiti ai pagamenti con denaro liquido nei seguenti Paesi europei:

  1. Germania;
  2. Irlanda;
  3. Islanda;
  4. Svezia;
  5. Finlandia. Va precisato che in questo Paese anche se non è stato introdotto un tetto massimo all’uso del contante, le aziende e gli esercenti hanno diritto di non accettare pagamenti cash sopra una certa cifra purché dichiarato in partenza;
  6. Lituania;
  7. Lettonia;
  8. Olanda;
  9. Austria;
  10. Slovenia;
  11. Cipro;
  12. Gran Bretagna;
  13. Danimarca. Tuttavia, oltre la cifra di circa 1.340 euro il consumatore diviene responsabile in caso di evasione fiscale a meno che non comunichi la transazione alle autorità competenti;
  14. Estonia. Le istituzioni creditizie e finanziarie devono accettare senza limiti i versamenti di banconote e monete. Tutte le altre entità giuridiche ed i cittadini devono rispettare un limite di n. 50 banconote o monete, qualsiasi sia il valore delle stesse;
  15. Malta;
  16. Ungheria. E’ previsto il limite di 5.000 euro al mese per le persone giuridiche, le imprese ed i soggetti a Iva.

Qual è stata l’evoluzione del limite all’uso del contante in Italia

La storia del limite all’uso del contante in Italia è stata sempre altalenante, tant’è che in circa 30 anni per ben nove volte il nostro Governo è intervenuto per disciplinare la materia.

In origine, e più precisamente nel 1991 [1], l’allora governo Andreotti vietava il trasferimento di denaro contante o di titoli al portatore in lire o in valuta estera quando il valore da trasferire era complessivamente superiore a venti milioni di lire (circa 10.329,14 euro).

Nel 2002, la soglia massima veniva innalzata a 12.500 euro [2] per poi, essere abbassata a 5.000 euro nel 2007 [3].

Successivamente, il limite veniva riportato nuovamente a 12.500 euro [4] prima di essere diminuito a 5.000 euro [5] e, di seguito, a 2.500 euro [6].

Con il cosiddetto decreto “Salva Italia” [7] il governo Monti riduceva l’uso del contante a 1.000 euro mentre la Legge di stabilità del 2016 [8] alzava nuovamente a 3.000 euro la soglia dei pagamenti consentiti in contanti.

Ad oggi, è questo il limite da rispettare ma solo per pochi mesi perché il Decreto fiscale 2020 [9] ha previsto che dal 1° luglio 2020 la soglia passa da 3.000 euro a 2.000 euro.

Il tetto massimo rimane lo stesso anche per tutto il 2021 mentre dal 1° gennaio 2022 si riduce ancora ed arriva a 1.000 euro.

Come funziona il limite dell’uso del contante in Italia

Il limite all’uso del contante in Italia ha come obiettivo quello di consentire la tracciabilità dei pagamenti e la lotta all’evasione fiscale. Pertanto, sono vietati i trasferimenti di contanti e di titoli al portatore in euro ed in valuta estera oltre la soglia massima prevista dal Governo, fissata a 3.000 euro fino al 30 giugno 2020.

A partire dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021 qualunque cessione di denaro superiore ai 2.000 euro dovrà avvenire tramite bancomat, carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari, assegni circolari ed altri sistemi di pagamento tracciabili come ad esempio il bonifico. Detto limite sarà pari a 1.000 euro a partire dal 1° gennaio 2022.

Inoltre, gli assegni bancari e postali, quelli circolari, i vaglia postali e cambiari, inclusi i vaglia della Banca d’Italia di importo pari o superiore a € 1.000 devono riportare (oltre a data e luogo di emissione, importo e firma) l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile“.

I libretti di deposito al portatore devono essere estinti oppure il loro saldo deve essere ridotto al di sotto della soglia consentita.

Quali sanzioni sono previste per le violazioni del limite

In caso di violazioni del limite all’utilizzo del contante, attualmente, sono previste sanzioni comprese tra i 3.000 euro ed i 50.000 euro.

Tuttavia, la Legge di bilancio 2020 ha introdotto dei nuovi minimi edittali. Perciò:

  1. per le violazioni commesse e contestate dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, il minimo edittale sarà di 2.000 euro;
  2. per le violazioni commesse e contestate a decorrere dal 1° gennaio 2022, il minimo edittale sarà di 1.000 euro.

In quali altri casi si applica il limite all’uso del contante

Detrazioni fiscali

Le restrizioni introdotte all’uso del contante incidono anche sulle previsioni della Legge di bilancio 2020 in materia di oneri detraibili e pagamenti tracciabili.

Infatti, detta Legge ha previsto l’obbligo dei pagamento tracciabili per gli oneri detraibili al 19%. Pertanto, dal 1° gennaio 2020 il contribuente è obbligato ad effettuare i pagamenti delle principali detrazioni fiscali (vedi ad esempio le spese di istruzione) esclusivamente tramite assegni, bancomat, carte di credito, carte prepagate, ecc.

L’unica eccezione è rappresentata dalle spese sanitarie e più precisamente da quelle relative:

  1. all’acquisto di medicinali e dispositivi medici;
  2. alle prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Per tali tipi di spese sono comunque da rispettare i limiti all’utilizzo del contante, considerando anche la riduzione programmatica già sopra evidenziata.

Pagamenti rateali

Il limite all’uso dei contanti si applica, altresì, ai pagamenti rateali fatti salvi i casi in cui la pluralità di distinti pagamenti è stata preventivamente stabilita tra le parti con contratto o è dovuta per usi commerciali.

Nel primo caso, ad esempio, rientra quello delle cure dentistiche laddove in accordo con il professionista, il paziente può procedere a pagamenti rateali, anche se nel complesso si supera l’importo soglia.

Nel secondo caso rientra, invece, l’ipotesi dei lavori di ristrutturazione, pagati a Sal ovvero secondo lo stato di avanzamento dei lavori.

In tutti gli altri casi, quindi, il limite va rispettato e non servirà frammentare il pagamento in più tranche, inferiori alla soglia massima prevista per legge, per non incorrere nelle sanzioni previste.

Donazioni e prestiti

Per le donazioni ed i prestiti, anche tra parenti, è previsto il limite all’uso del contante. Viceversa, restano esclusi dall’applicazione della soglia minima i prelievi e i versamenti per cassa in denaro liquido dal proprio conto corrente perché non si tratta di trasferimenti tra soggetti diversi.

Gli stranieri sono tenuti a rispettare il limite all’uso del contante?

La normativa che prevede il limite dell’uso del contante nel nostro Paese si applica a tutti i pagamenti di prodotti, servizi e forniture, eseguiti in Italia sia da cittadini italiani sia da cittadini comunitari ed extracomunitari.

Per gli stranieri, però, è prevista una deroga alla soglia minima ma solo con riferimento agli acquisti effettuati per beni e servizi legati al turismo. Perciò, per le operazioni compiute da commercianti ed agenzie di viaggio il limite da osservare, per gli stranieri, è di 15.000 euro.

Coloro che intendono usufruire della deroga devono però, inviare un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate oltre a seguire una determinata procedura [10].

Nel dettaglio, il commerciante o l’agenzia di viaggio e turismo all’atto dell’effettuazione dell’operazione, deve acquisire la fotocopia del passaporto del turista straniero nonché un’autocertificazione in cui lo stesso dichiara di non essere un cittadino italiano e di essere residente all’estero.

Nel primo giorno feriale successivo all’operazione, il commerciante/agenzia di viaggio deve versare il denaro contante incassato su un proprio conto corrente bancario o postale, consegnando all’istituto di credito/posta una copia della comunicazione già inviata all’Agenzia delle Entrate.


note

[1] D. L. n. 143/1991.

[2] D.M. del 17.10.2002.

[3] D.Lgs. n. 231/2007.

[4] D.L. n. 112/2008.

[5] D.L. n. 78/2010.

[6] D.L. n. 138/2011.

[7] D.L. n. 201/2011.

[8] L. n. 208/2015.

[9] D.L. n. 124/2019, convertito in legge il 19.12.2019.

[10] Art. 74 – ter Dpr n. 633/72.


2 Commenti

  1. In Italia fra qualche anno sara come in Grecia,con 500 euro,piu provano a limitare piu evasione ci sarà.
    In Europa l’Italia è il paese con la piu alta evasione………forse pensare di abbassare le tasse….cosi pagano tutti.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube