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Omessi versamenti INPS: quali conseguenze penali?

7 Marzo 2020
Omessi versamenti INPS: quali conseguenze penali?

Con la presente si richiede un parere in tema di “omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali” sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Sulla base di quanto sopra, la richiesta di un Vs parere è diretta a:  1) comprendere il reale rischio a cui potrebbe andare incontro il rappresentante legale pro tempore, Sig. Pinco, in termini processuali, 2) valutare eventuali rischi e/o responsabilità (in sede penale e/o civile) a cui potrebbe andare incontro l’attuale rappresentante legale, in carica dal mese di gennaio 2019, in ragione delle omissioni perpetrate negli anni precedenti (anche, a esempio, per mancato controllo della casella pec sulla quale venivano effettuate le comunicazioni ufficiali degli Enti), 3)  avere un’idea sulla tempistica di un eventuale iter giudiziario a cui potrebbe andare incontro dell’illecito il rappresentante legale pro tempore Sig. Pinco.

Rispondo per ordine. Il rischio c’è.

Ed, infatti, come correttamente rilevato, in tema di omesso versamento all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali, una volta superata la soglia di euro 10.000 annui, si configura il reato di cui all’art. 2, comma 1-bis del d.l. n. 463 del 1983, indipendentemente dal numero delle mensilità inevase – ben potendo l’illecito penalmente rilevante essere integrato dall’omesso versamento anche di una sola mensilità se di valore superiore a tale importo.

Per evitare ciò, il rappresentante legale potrebbe invocare la assoluta impossibilità di adempiere il debito di imposta, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’azienda, sia l’aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee, da valutarsi in concreto (Cassazione penale, sez. III, 13/03/2019, n. 36278).

In tal senso, è necessaria la prova che non sia stato altrimenti possibile per la società reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il patrimonio sociale, dirette a consentire il recupero, in presenza di una improvvisa crisi di liquidità, delle somme necessarie ad assolvere il debito, senza essere riusciti per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili.

Solo in questo caso, si potrà invocare una causa di forza maggiore, non potendo essere avallata la semplice difficoltà di porre in essere il comportamento contestato.

La mancanza di provvista necessaria all’adempimento dell’obbligazione tributaria penalmente rilevante non può, pertanto, essere addotta a sostegno della forza maggiore quando sia comunque il frutto di una scelta politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità, o quando l’inadempimento penalmente sanzionato sia stato con-causato dai mancati accantonamenti e dal mancato pagamento alle singole scadenze mensili e dunque da una situazione di illegittimità.

In poche parole, l’inadempimento tributario penalmente rilevante può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore che non ha potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico (si confronti, Cassazione penale, sez. III, 06/03/2018, n. 19671).

Dal punto di vista penale, tuttavia, in caso di esito negativo del processo, se il rappresentante legale non ha precedenti, potrà sicuramente beneficiare delle circostanze attenuanti (prima fra tutte, il fatto di non essere censurato) e così ottenere la sospensione della pena.

Risponde per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali chi era legale rappresentante della società quando è sorto il debito, anche se nel frattempo costui ha perso la carica.

Ad affermarlo è la Cassazione (sez. III, 08/11/2018, n. 1511) che ha respinto il ricorso di un ex amministratore di una società per azioni condannato per non aver versato le ritenute sulle retribuzioni dei lavoratori per un importo superiore alla soglia di rilevanza penale.

La difesa sosteneva che il dirigente era ormai estraneo alla compagine sociale avendo cessato l’incarico.

Per la Corte, invece, la responsabilità penale sussiste anche se “medio tempore” lo stesso ha perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa.

Pertanto, il nuovo amministratore non potrà rispondere che per l’avvenire, rimanendo il precedente obbligato penalmente per i fatti passati; né tale situazione potrebbe cambiare alla luce delle inascoltate comunicazioni ufficiali degli enti, visto che, in tal caso, potremmo avere al massimo una responsabilità amministrativa del nuovo rappresentante con la società stessa, per non essersi attivato nel salvare il salvabile.

Con riguardo alle tempistiche, data la tipologia, posso dire che dall’eventuale trasmissione degli atti alla procura, scatterà l’iscrizione del rappresentante legale nel registro degli indagati e le indagini possono durare fino a 18 mesi.

Tuttavia, in questi casi, essendo tutto documentale, difficilmente si perderà tempo nell’individuazione dei fatti di causa, già ben fascicolati dall’Inps.

Non potendo conoscere il carico di ruolo del singolo magistrato, non posso avere un’idea esatta dei tempi.

Credo che, comunque, se non dovesse arrivare la citazione a giudizio entro il termine di 4 anni dall’omessa condotta, non mi sorprenderebbe un’avvenuta archiviazione in tal senso.

Anche perché un rinvio a giudizio che abbia già quell’anzianità, sarebbe destinato a prescriversi (per questi reati, il termine – comprese le interruzioni – è di sette anni e mezzo dall’omesso versamento).

L’ex rappresentante legale potrà comunque depositare istanza ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale, al fine di verificare se esistono in capo allo stesso dei reati contestati e iscritti nel registro delle notizie di reato.

In mancanza, a meno che non ci siano delle ragioni di segretezza tali da giustificare l’omessa annotazione, con ogni probabilità ci troveremmo dinanzi ad un procedimento archiviato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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