Panico da coronavirus: come difendersi

5 Marzo 2020 | Autore:
Panico da coronavirus: come difendersi

Domande e risposte per vivere con maggiore serenità l’emergenza Covid-19. Dai sintomi ai contagi, dall’uso di mascherine ai fattori a rischio.

L’abbiamo detto più volte: uno dei modi più comuni, ma anche più sbagliati, di affrontare un’emergenza è quello di farsi prendere dal panico. Il terrore verso qualcosa di sconosciuto porta a reagire in modo improprio e a peggiorare la situazione di tutti. Perché la paura, spesso, è più contagiosa dello stesso virus. Il tutto, come si diceva, nasce dal fatto di trovarsi davanti un nemico nuovo di cui nulla si sa, né sulla sua natura né sulle conseguenze che può portarsi dietro. Ecco, allora, di fronte al panico da coronavirus come difendersi, secondo le indicazioni riportate nell’inserto pubblicato questa mattina dal quotidiano Il Sole 24Ore. A domanda, risposta.

Coronavirus: quali sono i tempi di incubazione?

Finora, è stato dimostrato che la maggior parte delle persone risultate positive al coronavirus ha sviluppato i sintomi entro i 14 giorni successivi all’esposizione al virus. Oltre i 14 giorni – per quanto in rari casi sia possibile – è probabile che il paziente diventi sintomatico. Da qui il fatto che la quarantena per proteggere la collettività dal contagio sia stata fissata in quel numero di giorni.

Coronavirus: sopravvive sulle superfici?

Una delle paure più frequenti è quella di essere contagiati dal coronavirus per avere toccato un oggetto con cui è stato a contatto una persona infetta (il corrimano di una scala, la barra di sostegno della metropolitana, il tasto di un ascensore, ecc.). Il virus per replicare ha bisogno di cellule viventi. Pertanto, quando sta su una superficie può essere ancora presente ma non più infettante. Significa che nell’arco di qualche ora non c’è più il rischio di infezione. È consigliabile, comunque, non portarsi le mani sulla bocca o sugli occhi per evitare dei contagi.

Coronavirus: è pericoloso in gravidanza?

Nessuna delle donne in gravidanza risultate positive al coronavirus ha presentato una forma grave di malattia. In qualcuna è stata verificata la presenza di alterazioni tipiche di un’infezione virale acuta ma i bimbi sono nati in condizioni di assoluta normalità fisiologica. Inoltre, in nessun caso è stato verificato il passaggio del virus dalle madri ai bimbi.

Coronavirus: qual è il disinfettante adatto?

L’ipoclorito di sodio (candeggina o varichina), il perossido d’idrogeno (acqua ossigenata) e detergenti a base alcolica (etanolo).

Coronavirus: il bar o il dentista sono sicuri?

Pur mantenendo le disposizioni del decreto in vigore (servizio solo ai tavoli, distanza di almeno un metro tra gli avventori), non c’è alcun pericolo nell’andare al bar a prendere un caffè o una bibita. Le stoviglie usate sono generalmente sottoposte a un lavaggio accurato, con detergenti ed a temperature più che adeguati per ridurre praticamente a zero il rischio di contagio da una tazzina eventualmente usata in precedenza da una persona infetta.

Nessun rischio nemmeno dal dentista, anche se conviene andare in buone condizioni di salute e non con un’infezione respiratoria in corso.

Coronavirus: gli alimenti sono sicuri?

Il coronavirus non si trasmette dagli alimenti alle persone. Anche se la frutta e la verdura fossero contaminate a causa di esposizione a mani o secrezioni respiratorie di una persona infetta, il comune lavaggio con acqua corrente, eventualmente associato a bicarbonato o aceto, è in grado di ridurre enormemente la carica virale.

Coronavirus: è sicuro prendere treno, bus o metropolitana?

La condivisione di spazi pubblici, come il treno, l’autobus o la metropolitana, aumenta leggermente il rischio di trasmissione da persona a persona di qualsiasi malattia respiratorie di origine virale, incluso il coronavirus, per il fatto di trovarsi in contatto diretto e non protetto con una persona già ammalata. Si consiglia quindi, semplicemente, di adottare le giuste precauzioni per proteggersi, come indicato dal decalogo del ministero.

Coronavirus: è rischioso andare in piscina?

No. L’acqua della piscina non può trasmettere il coronavirus, quindi il rischio di ammalarsi usando la piscina è pari a zero. Diverso è il caso in cui si entri in contatto con una persona già ammalata che frequenta la stessa struttura, come può succedere in altri luoghi pubblici. Questo vale per tutti gli sport che non prevedono uno stretto contatto con gli altri atleti (non per il judo o il pugilato, ad esempio).

Coronavirus: si trasmette con il sudore?

No. Anche se si tratta di un paziente ammalato, il virus sarebbe presente nel sudore in quantità talmente basse da non poter provocare, per quanto noto attualmente, alcun contagio.

Coronavirus: i prodotti made in China sono rischiosi?

No. Non c’è alcun pericolo, il virus non resiste a lungo sulle superfici, soprattutto quelle di oggetti che vengono spediti e che viaggiano per lungo tempo.

Coronavirus: quando serve la mascherina?

La mascherina chirurgica non serve per proteggere noi stessi, bensì gli altri qualora fossimo noi ad avere un’infezione delle vie aeree. La maschera dovrà coprire sia la bocca che il naso in maniera tale che le piccole goccioline di saliva che si generano quando parliamo, tossiamo o starnutiamo non vengono diffuse nell’ambiente, ma rimangano intrappolate. Dovrà essere tenuta soprattutto quando si è a contatto con altre persone, non quando ad esempio si cammina da soli in città. Dopo 6-8 ore la maschera dovrà essere sostituita e la vecchia buttata nel contenitore dei rifiuti. Per difendersi dal contagio, devono essere usate mascherine filtranti, cioè le FFP2 o meglio ancora FFP3. Queste ultime vengono utilizzate dal personale sanitario, sostituite dopo otto ore di utilizzo ed eliminate nel contenitore dei rifiuti speciali ospedalieri.

Coronavirus: si sta lavorando ad un vaccino o ad una terapia?

Al momento attuale non ci sono vaccini efficaci né terapie specifiche. Sono stati avviati alcuni test su farmaci antivirali e ad oggi Cina, Australia e Stati Uniti sembrano aver già iniziato degli studi per la messa a punto del vaccino.

Coronavirus: quali sintomi possono far pensare di essere infetti?

I sintomi che devono far sospettare l’infezione sono generalmente la combinazione di più segnali come febbre, rinorrea, mal di gola, tosse con difficoltà respiratoria. È importante ribadire che ci deve essere sempre un collegamento epidemiologico con un Paese a rischio, esposizione a casi accertati o sospetti, contatti con persone rientrate da un Paese a rischio o con familiari di casi sospetti.



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