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Come dimostrare che l’avvocato non voleva essere pagato?

5 Marzo 2020
Come dimostrare che l’avvocato non voleva essere pagato?

Avvocato gratis: come difendersi dalla richiesta di pagamento della parcella nonostante gli accordi contrari. 

Hai un amico avvocato a cui hai prospettato, diverso tempo fa, un problema legale. Questi, in virtù del rapporto di amicizia, ha accettato di difenderti gratuitamente in una causa. Il tutto è stato però detto a voce e non hai alcun documento che lo dimostri. Come a volte capita in questi casi, sono sorte tra voi discussioni in merito alla qualità del servizio prestato e ora che la causa è finita il tuo amico ti ha presentato una parcella salatissima. Probabilmente per ripicca o perché sperava di ottenere, con la sentenza, una liquidazione del proprio onorario dalla controparte, ora lui chiede a te ciò a cui inizialmente aveva espressamente rinunciato. Come difenderti da una pretesa di questo tipo? Non hai i soldi per pagarlo, ma soprattutto ti brucia dover corrispondere un compenso che non era stato concordato inizialmente. 

Non è forse vero che l’avvocato, prima di prestare la sua opera, deve fornirti un preventivo scritto? E che succede se non c’è alcun accordo in merito o se questo accordo non può essere dimostrato?

Di tanto si è occupata una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco cosa ha detto la Corte e come risolvere, in futuro, problemi di questo tipo.

È valido il mandato verbale conferito all’avvocato?

Innanzitutto, chiariamo che il contratto che si forma tra avvocato e cliente non deve essere necessariamente scritto. Ben è possibile un mandato conferito verbalmente o con un comportamento concludente come, ad esempio, la consegna delle carte e di tutto il fascicolo inerente a un processo. È vero: la legge prevede che, per difenderti in causa, il legale debba farti firmare la cosiddetta procura processuale, ma questa serve solo ai fini del giudizio, ossia per far ricadere su di te gli effetti della sentenza. Invece per quanto attiene al rapporto professionale tra le parti, questo può ben essere orale. 

Dunque, il fatto che l’avvocato non ti abbia mai fatto firmare alcun contratto o preventivo non significa che tu non debba pagare l’attività che questi ti ha erogato.

Se non viene concordato un prezzo, la prestazione dell’avvocato è gratuita?

Altro luogo comune da sfatare riguarda il caso di mancato accordo sul corrispettivo da erogare all’avvocato. La prestazione del legale si considera, di norma, a titolo oneroso. Quindi, a fronte della difesa in una causa, di una consulenza o di una attività stragiudiziale (ad esempio, un risarcimento del danno da incidente stradale), il cliente deve sempre corrispondere al proprio difensore l’onorario. Onorario che, se non concordato per iscritto, seguirà i criteri fissati da un decreto ministeriale del 2014 [2].

Ciò non toglie che l’avvocato possa anche erogare una prestazione gratis. Ma spetta all’assistito dimostrare il cosiddetto “patto contrario” ossia il fatto che il professionista abbia espressamente rinunciato al proprio onorario dichiarando che la prestazione sarebbe stata a titolo gratuito (vedremo a breve quale può essere questa prova).

Esiste l’obbligo di preventivo scritto dell’avvocato?

È vero: tanto la legge quanto la deontologia degli avvocati impone a questi ultimi di fornire, al proprio cliente, prima dell’accettazione dell’incarico un preventivo scritto in cui si indica il costo presumibile della prestazione. Di tanto abbiamo già parlato nella guida sull’obbligo di preventivo scritto degli avvocati. Ma il fatto che tale documento non venga fornito non implica la nullità dell’accordo e la gratuità della prestazione, bensì solo delle sanzioni disciplinari sul professionista. Professionista che, pertanto, per farsi pagare, dovrà ricorrere al giudice il quale ne liquiderà la parcella tenendo conto delle tariffe fissate dal predetto decreto ministeriale del 2014. È questa, dunque, la via che si segue tutte le volte in cui le parti non hanno concordato un onorario e il cliente non riesce a dimostrare che l’avvocato vi aveva rinunciato.

Come dimostrare che l’avvocato non voleva essere pagato?

La sentenza della Cassazione cui abbiamo fatto menzione in apertura dell’articolo stabilisce un interessante principio di carattere processuale: il cliente può dimostrare che l’avvocato ha rinunciato alla propria parcella chiamando a testimoniare un amico comune al quale quest’ultimo avrebbe confidato di svolgere gratuitamente il proprio mandato. È, infatti, ammessa la cosiddetta testimonianza de relato actoris, ossia la testimonianza sui fatti dichiarati dall’attore a una persona estranea al giudizio.

L’importanza del principio riveste carattere tecnico: benché un testimone possa essere ascoltato in causa solo se interrogato su fatti cui abbia assistito personalmente (non potendo mai limitarsi a dichiarare circostanze apprese dalla voce altrui), è ammissibile la testimonianza di un terzo il quale riferisca di aver sentito determinate dichiarazioni da una delle parti in causa, nella specie l’attore. 

In questo modo, se l’avvocato confida a qualcuno di svolgere la prestazione senza attendersi nulla in cambio, la testimonianza del terzo può essere usata contro di lui.


note

[1] Cass. sent. n. 5981/2020 del 4.03.2020.

[2] Dm n. 140/2014.


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