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Eredità e debiti fratelli

5 Marzo 2020 | Autore:
Eredità e debiti fratelli

Successione ereditaria: cosa accade se ci sono debiti? I fratelli sono sempre eredi l’uno dell’altro? Come evitare i debiti lasciati in eredità da un parente?

Un vecchio adagio tutto italiano parla di “parenti serpenti e fratelli coltelli” per riferirsi a quei vincoli familiari che dovrebbero essere di solidarietà e fratellanza ma che spesso si trasformano in motivi di gelosia, litigio e perfino di aggressioni. Una delle ragioni principali per cui i rapporti tra parenti hanno fine riguarda l’eredità. Con questo articolo vorrei soffermarmi su un particolare aspetto, cioè su quello che riguarda i debiti dei fratelli nel caso di eredità.

Mettiamo il caso che una persona sia chiamata a succedere nell’asse ereditario del fratello purtroppo scomparso; dopo qualche veloce indagine, si scopre che l’eredità è in realtà piena di debiti. Come comportarsi in una situazione del genere? Si può evitare l’eredità fatta di debiti dei fratelli? Cosa dice la legge a proposito della successione tra parenti? Se l’argomento ti interessa e cerchi risposte a queste domande, prosegui nella lettura: ti basteranno solo dieci minuti per sapere cosa fare nel caso in cui l’eredità di tuo fratello sia colma di debiti.

Cos’è l’eredità?

I debiti dei fratelli sono pericolosi nel caso di successione ereditaria? Per comprenderlo devo prima spiegarti brevemente cos’è l’eredità e come funziona la successione a causa di morte.

L’eredità è il complesso dei rapporti giuridici che una persona lascia alla propria morte. In altre parole, l’asse ereditario è composto di tutte quelle situazioni giuridiche (in genere patrimoniali) che sopravvivono alla scomparsa del proprio originario titolare.

È chiaro, dunque, che la gran parte dei rapporti giuridici che verranno trasmessi consisteranno in situazioni economiche, tipo crediti, debiti, contratti, beni mobili e immobili, ecc.

Cos’è la successione ereditaria?

Per successione ereditaria si intende il fenomeno giuridico in ragione del quale una persona subentra a un’altra nella titolarità di tutti o di solo alcuni rapporti giuridici. Dunque, una persona succede a un’altra quando prende il suo posto all’interno di determinate situazioni giuridiche.

La successione può essere di due tipi:

  • successione tra vivi (o inter vivos), che avviene tra persone in vita, pienamente consapevoli del trasferimento di una situazione giuridica da un soggetto a un altro (pensa alla classica compravendita con cui un individuo cede a un altro, dietro pagamento di un corrispettivo in danaro, un proprio bene);
  • successione a causa di morte (o mortis causa) che si verifica invece allorquando una persona muore e ad essa subentrano gli eredi.

La successione ereditaria è proprio una successione a causa di morte, e si differenza dalla successione tra vivi perché essa riguarda la totalità dei rapporti giuridici della persona defunta: la successione ereditaria è infatti una successione universale.

In altre parole, con la successione ereditaria gli eredi, individuati dalla legge oppure dal testamento, prendono il posto del defunto in tutti i suoi rapporti giuridici (o almeno, in quelli che sopravvivono alla morte del loro titolare).

Successione legittima e testamentaria

La successione ereditaria può essere di due tipi:

  • la successione testamentaria ha il suo fondamento nel testamento, cioè in un atto unilaterale di volontà con cui il soggetto dispone delle proprie sostanze per il tempo successivo alla propria morte;
  • la successione legittima (o intestata) sia ha quando manca il testamento e, pertanto, si procede secondo quanto previsto dalla legge.

Nel caso di successione testamentaria, il titolo che legittima la chiamata all’eredità è proprio il testamento, mentre nell’ipotesi di successione legittima il titolo della vocazione è nella legge stessa.

I fratelli sono sempre eredi l’uno dell’altro?

Quanto detto nel precedente paragrafo è molto importante, in quanto, per la legge, i fratelli non sono eredi legittimari. Cosa vuol dire? Significa che due fratelli sono eredi l’uno dell’altro solamente se non c’è un testamento che dica il contrario, cioè che escluda il fratello dalla successione ereditaria.

I fratelli, infatti, a differenza del coniuge o dei figli (e, in assenza di questi ultimi, dei genitori), non sono eredi necessari per legge; questo significa che:

  • se una persona muore senza fare testamento, allora succederanno anche i fratelli;
  • se, invece, muore lasciando un testamento dal quale sono esclusi i fratelli, allora questi non potranno fare nulla per diventare eredi in quanto sono stati legittimamente esclusi dalla successione.

Dunque, se un tuo fratello dovesse sfortunatamente morire, sappi che non è detto che tu debba succedergli: se il defunto ha lasciato testamento, potrebbe legittimamente averti escluso perché, lo si ripete, i fratelli non sono eredi necessari per legge.

Eredità: si può rifiutare?

Perché bisognerebbe avere timore dei debiti dell’eredità dei fratelli? Si deve succedere per forza ai propri fratelli purtroppo deceduti? Te lo spiego subito.

Alla morte di una persona si apre inevitabilmente la sua successione. La legge prevede che determinati soggetti subentrino nel patrimonio di colui che non è più in vita, affinché lo stesso non vada disperso: la successione ereditaria, infatti, è un evento importante non solo per gli eredi (i quali, in genere, sperano di arricchirsi) ma anche per altre persone, ad esempio per i creditori, le cui pretese potranno farsi valere nei confronti di coloro che succedono al debitore defunto.

Tizio e Caio sono fratelli. Tizio è pieno di debiti a causa del suo vizio del gioco. Un giorno, a causa di un sinistro stradale, muore, lasciando come unico erede il proprio fratello Caio. Caio è obbligato ad accettare l’eredità, sapendo che questa è oberata di debiti?

Ebbene, se sei consapevole del fatto che tuo fratello ha lasciato un’eredità piena di debiti, per toglierti dai problemi potresti benissimo rifiutare la successione: nessuno, infatti, è obbligato a diventare erede di un’altra persona.

La qualità di erede si acquista a tutti gli effetti solamente con la formale accettazione dell’eredità, accettazione che può avvenire mediante una dichiarazione espressa (magari rilasciata per iscritto), oppure a seguito di comportamenti che, di fatto, fanno intendere in maniera inequivocabile la volontà di far proprio l’asse ereditario (pensa ad esempio all’erede che cominci sin da subito a guidare l’autovettura lasciatagli in eredità dal fratello defunto).

Eredità fratello: entro quanto tempo va accettata?

Il fratello che è subentrato nell’eredità dal parente defunto ha fino a dieci anni per accettare l’eredità, tempi che si riducono se l’erede vive già, ad esempio, nella casa lasciata dal fratello o se si è già in possesso del bene ereditario: in questa circostanza bisogna fare l’inventario dei beni entro tre mesi dall’apertura della successione e comunicare entro quaranta giorni giorni se accettare o meno l’eredità.

Eredità fratello: come si rinuncia?

Se l’eredità piena zeppa di debiti di tuo fratello ti fa paura, allora potresti rinunciare alla stessa: accettare un’eredità oberata di debiti significa infatti doversi accollare tutte le obbligazioni ed essere costretto a pagarle, se necessario, anche con il tuo patrimonio personale.

Ecco perché, se tuo fratello ti ha lasciato un’eredità con debiti, potrebbe essere opportuno rinunciare del tutto a diventare eredi, “schivando” così la pericolosa massa ereditaria.

La rinuncia all’eredità deve essere fatta in forma espressa; essa consiste in una dichiarazione nella quale si manifesta inequivocabilmente la volontà di rinunciare all’eredità. Tale dichiarazione deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale [1] e può essere fatta solamente dopo che la successione si sia aperta; una rinuncia preventiva sarebbe priva di effetto.

Il rinunciante può sempre tornare sui suoi passi e revocare la rinuncia fino a che l’eredità non sia stata accettata da ulteriori chiamati (ad esempio, dagli eredi istituiti solamente in sostituzione del rinunciante).

Accettare eredità fratello con beneficio inventario

Rinunciare all’eredità del proprio fratello conviene quando la stessa sia praticamente composta di soli debiti: in un caso del genere, la massa ereditaria rappresenta un pericolo da evitare a ogni costo.

La maggior parte delle volte, però, capita che l’eredità cui si è chiamati a subentrare non sia totalmente composta di debiti, ma solo in parte: in questa ipotesi conviene accettare l’eredità con beneficio d’inventario. Cosa significa?

L’accettazione con beneficio d’inventario è stata pensata per coloro che vogliono diventare eredi ma non sono disposti a pagare i debiti con i propri soldi: con questa particolare accettazione il patrimonio dell’erede resta separato da quello del defunto ed egli potrà essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari solamente utilizzando i beni dell’asse.

In pratica, il fratello che accetta l’eredità con beneficio d’inventario diventa erede, ma i creditori del deceduto potranno rivalersi solo sul patrimonio ereditato e non su quello personale dell’erede.

Accettazione con beneficio d’inventario: come si fa?

L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario deve essere manifestata in maniera espressa (mai tacita, dunque) e deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione [2]. La dichiarazione deve poi essere iscritta nel registro delle successione e, entro il mese successivo, trascritta nei registri immobiliari.

La legge prevede nel dettaglio gli adempimenti cui è tenuto l’erede che accetta con beneficio di inventario: tra questi ricordiamo quello di fare inventario dei beni ereditari entro un lasso di tempo stabilito e, nello specifico:

  • entro tre mesi dalla dichiarazione di accettazione, se non si trovi già nel possesso dei beni;
  • in caso contrario, i tre mesi decorrono immediatamente dall’apertura della successione.

Se egli non adempie tempestivamente a questi oneri, verrà considerato erede puro e semplice, senza il beneficio d’inventario.

Una volta redatto l’inventario ci sono quaranta giorni di tempo per l’erede per decidere se accettare o meno; qualora accetti, l’erede diventa una sorta di amministratore del patrimonio del defunto, con l’impegno a gestirlo nell’interesse suo e di quello dei creditori e dei legatari.

Una volta pagati i debiti e aver assolto ai legati l’erede è libero di disporre di quanto rimasto come meglio crede e non viene considerato responsabile per eventuali cifre che non siano state versate.

Come detto, se l’erede non è in possesso dei beni del defunto la legge prevede che abbia dieci anni di tempo per rendere la dichiarazione di accettazione con il beneficio di inventario.

Una volta che ha però reso la dichiarazione ha tre mesi di tempo per inventariare il patrimonio, ma può anche richiedere delle proroghe. In ogni caso, una volta presentato l’inventario ci sono quaranta giorni di tempo per accettare l’eredità, se omette di farlo perde ogni diritto sull’eredità stessa.


note

[1] Art. 519 cod. civ.

[2] Art. 484 cod. civ.

Autore immagine: Canva.com


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