Ci sarà uno stop a metro e treni per fermare il coronavirus?

5 Marzo 2020
Ci sarà uno stop a metro e treni per fermare il coronavirus?

L’affollamento dei viaggiatori aumenta il rischio di contagio; eppure le misure varate sinora dal Governo non prevedono il blocco dei trasporti pubblici.

Dopo la chiusura delle scuole in vigore da oggi, molti si chiedono se ci sarà anche uno stop di metropolitane e treni per frenare la diffusione del nuovo coronavirus. L’ipotesi ha iniziato a serpeggiare tra gli addetti ai lavori, anche se il più delle volte a mo’ di esempio, commentando i provvedimenti adottati dal Governo, dalle prime misure urgenti varate dal Consiglio dei ministri fino agli ultimi divieti del nuovo decreto Conte.

Certo è che tutte queste misure di rigore hanno il fine evidente di ridurre gli assembramenti di persone, svuotare i luoghi affollati, eliminare anche i contatti fisici come gli abbracci e le strette di mano. Tutto al fine di evitare il più possibile i rischi di contagio, tant’è che molti esperti proclamano apertamente che la miglior soluzione (per chi se lo può permettere) è quella di restare a casa fin quando l’emergenza cesserà. Intanto già da alcuni giorni i vagoni dei treni, soprattutto quelli regionali e delle metropolitane, si sono svuotati di almeno la metà dei viaggiatori e fino a due terzi, specialmente nelle zone del Nord Italia più colpite dall’epidemia.

Ma allora, se si è deciso già di chiudere le scuole di ogni ordine e grado, di vietare i congressi, i meeting e gli eventi sociali, di giocare le partite di calcio e le altre gare sportive sempre a porte chiuse e imporre la distanza di sicurezza di un metro tra le persone, perché non arrivare anche a disporre il blocco dei trasporti pubblici?

Se lo chiedono in molti e forse la proposta è circolata anche negli ambienti di Governo; ma l’ostacolo verso l’adozione di uno stop a treni, metropolitane e altri mezzi di trasporto pubblico è di natura eminentemente pratica, come spiega oggi all’agenzia stampa Adnkronos Salute il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco.

“Si tratta di una misura in teoria utile, ma non praticabile – afferma l’esperto. I provvedimenti del governo sono legati a una riduzione dei contatti. L’unica possibilità che abbiamo oggi” per contrastare la diffusione di Covid-19. “Di fatto però – prosegue il virologo – è difficile modulare alcuni interventi: alcuni sono più difficili, poco praticabili e più devastanti” per la popolazione, dice l’esperto.

Dunque anche in questo caso, se la scienza suggerisce misure efficaci ma drastiche e di forte impatto per la collettività, il giudizio e la scelta finale spettano alla politica e non ai tecnici, dei quali si acquisisce il parere che non vincola le decisioni da adottare.

Così la soluzione rimane aperta: “Quindi la scelta politica deve in qualche modo profilare gli interventi e monitorarli nel tempo, per eventualmente modificarli aumentandoli, o sperabilmente alleggerendoli, in funzione dell’andamento epidemiologico”, conclude il virologo Pregliasco. Questo significa, tra le righe, che se l’epidemia si espanderà, l’ipotesi potrebbe essere presa in considerazione e essere adottata anche nel giro di poche ore, come è avvenuto ieri per la chiusura delle scuole.



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