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Lo sai che? Praticante avvocato e socio di una società: incompatibilità?

Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2013

A breve inizierò il praticantato di avvocato presso uno studio legale, ma attualmente sono socio di capitale di una s.r.l. e una s.a.s., senza però lavorarci; c’è incompatibilità?

La legge [1] elenca una serie di situazioni di incompatibilità con lo svolgimento della professione di avvocato.

La professione di avvocato è incompatibile con:

a) lo svolgimento di qualsiasi altra attività di lavoro autonomo svolta in modo continuativo e professionale;

b) l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio o in nome o per conto altrui.

c) la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di società di persone, aventi quale finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale, in qualunque forma costituite,

d) la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, nonché con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione (fatto salvo il caso in cui l’attività di gestione abbia ad oggetto l’amministrazione di beni, personali o familiari, oppure venga prestata nell’interesse di enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico);

e) lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato.

La presenza di una situazione di incompatibilità non consente l’iscrizione all’Albo degli Avvocati e può essere causa di cancellazione [2], oltre che costituire illecito disciplinare [3].

Le situazioni sopra richiamate contenute nella Legge professionale e nel Codice deontologico forense in materia di incompatibilità possono interessare anche lo svolgimento del tirocinio professionale svolto dal praticante presso lo studio di un avvocato, a condizione che si verifichino determinati presupposti.

L’iscrizione nel registro dei praticanti avvocati è soggetta alle medesime disposizioni, in quanto compatibili, stabilite per l’iscrizione all’Albo degli Avvocati [4].

Con particolare riferimento alle situazioni di possibile incompatibilità, la Legge professionale non incide però sulla figura del praticante che svolge il tirocinio professionale, il quale può essere peraltro svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato pubblico e privato, purché con modalità e orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni di conflitto di interesse.

Ciascun Consiglio dell’Ordine degli Avvocati adotta poi un proprio regolamento per lo svolgimento della pratica professionale a cui occorre fare riferimento.

In linea generale, tuttavia, per quanto concerne la possibile presenza di situazioni di incompatibilità, i regolamenti prevedono che alla domanda di iscrizione al registro dei praticanti, deve essere allegata una dichiarazione dell’aspirante praticante in cui, sotto la propria personale responsabilità, deve precisare:

a) se svolge una qualsiasi attività lavorativa, anche autonoma, al di fuori del tirocinio forense, indicandone giorni ed orari;

b) se detta attività si svolga alle dipendenze di datore di lavoro privato o pubblico, fornendone specifica indicazione;

c) se svolge il tirocinio per l’accesso ad altre professioni.

A prescindere pertanto dalla situazione riguardante il possibile svolgimento di un’attività di lavoro subordinato od autonomo che deve essere dichiarata all’atto di iscrizione, ma che può essere prestata anche in concomitanza con il tirocinio professionale, le ulteriori situazioni di incompatibilità stabilite dalla legge e che abbiamo visto sopra [5] non rilevano ai fini dell’ammissione nel registro dei praticanti avvocati.

Praticante abilitato al patrocinio

Inoltre nel periodo di svolgimento del tirocinio professionale, il praticante avvocato, decorsi sei mesi dall’iscrizione nel registro dei praticanti può esercitare (la scelta è dunque facoltativa) attività professionale in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica e comunque sotto il controllo e la responsabilità dello stesso, anche se si tratta di affari non trattati direttamente dal medesimo, in ambito civile di fronte al tribunale e al giudice di pace, e in ambito penale nei procedimenti di competenza del giudice di pace, in quelli per reati contravvenzionali e in quelli che, un tempo rientravano nella competenza del pretore.

Si tratta della figura del praticante avvocato abilitato al patrocinio, il quale può dunque svolgere attività difensiva equiparabile a quella dell’avvocato sebbene con alcune limitazioni sotto il profilo delle materie e del valore delle cause che possono essere oggetto di trattazione (fino a € 25.000).

Per la figura del praticante avvocato abilitato al patrocinio valgono invece tutte le cause di incompatibilità previste per gli avvocati.

Nella domanda per ottenere l’abilitazione al patrocinio, il praticante deve difatti dichiarare, sotto la propria personale responsabilità, di non trovarsi in alcuno di casi di incompatibilità di quelle sopra elencate [1].

L’iscrizione nel Registro dei praticanti non abilitati e il conseguente svolgimento del tirocinio professionale può ritenersi compatibile con il possesso di quote partecipazione sociale in una società a responsabilità limitata o in una società in accomandita semplice; è altresì possibile svolgere durante il tirocinio professionale un’attività di lavoro subordinato o autonomo a condizione che tale situazione venga dichiarata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati all’atto di iscrizione nel registro dei praticanti abilitati;

L’iscrizione nel Registro dei praticanti abilitati al patrocinio e l’iscrizione all’Albo degli Avvocati può invece, in linea di massima, ritenersi compatibile con il possesso di quote di partecipazione sociale in una società a responsabilità limitata, visto che, nella società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio mentre le incompatibilità per il legale fanno riferimento alla qualità di socio illimitatamente responsabile per quanto riguarda l’insorgenza di una causa di incompatibilità.

È tuttavia essenziale che il socio di una s.r.l. non assuma cariche di amministratore della società che risulterebbero incompatibili con l’iscrizione nel Registro dei praticanti abilitati al patrocinio ed all’Albo degli Avvocati.

L’iscrizione nel Registro dei praticanti abilitati al patrocinio e l’iscrizione all’Albo degli Avvocati può, a seconda dei casi, risultare invece preclusa nel caso del possesso di quote di partecipazione in una società in accomandita semplice in quanto i soci accomandatari rispondo solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, mentre i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita (i soci accomandatari sono inoltre investiti della funzione di amministrazione della società).

È pertanto compatibile con l’iscrizione nel Registro dei praticanti abilitati al patrocinio ed all’Albo degli Avvocati soltanto il possesso di quote di partecipazione sociale in una società in accomandita semplice purché la persona che chiede l’iscrizione partecipi alla società nella qualità di socio accomandante, essendo invece preclusa al socio accomandatario, il quale oltre a rispondere illimitatamente per le obbligazioni sociali acquisisce anche la carica di amministratore della compagine sociale.

L’iscrizione nel Registro dei praticanti abilitati al patrocinio e l’iscrizione all’Albo degli Avvocati deve inoltre ritenersi incompatibile con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato

note

[1] Art. 18 della Legge 31 dicembre 2012, n. 247.

[2] Art. 17 della Legge 31 dicembre 2012, n. 247.

[3] Art. 19 Cod. Forense.

[4] Così come previste dall’art. 17 della Legge 31 dicembre 2012, n. 247.

[5] Art. 18 della Legge 31 dicembre 2012, n. 247.


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