Baby sitter più care e in nero con il coronavirus

5 Marzo 2020
Baby sitter più care e in nero con il coronavirus

In Lombardia la contrattualizzazione è scesa del 50% e le tariffe sono aumentate a livelli fuori mercato. Soluzione d’emergenza? I permessi parentali retribuiti.

L’emergenza coronavirus e la correlata chiusura delle scuole, a partire da oggi e fino al prossimo 15 marzo in tutta Italia, ha aggravato il problema delle famiglie in cui i genitori lavorano e che si trovano nella necessità di trovare qualcuno che possa accudire i propri figli; non tutti infatti hanno i nonni a disposizione.

In attesa che il governo vari i provvedimenti attesi sul congedo parentale straordinario, l’emergenza “spinge l’acceleratore sull’improvvisazione”, come spiega  Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf, l’associazione nazionale sindacale dei datori di lavoro
domestico, intervistato dall’agenzia stampa Adnkronos Salute.

“La nostra senzazione è che sulle nuove assunzioni indica il fattore paura: secondo quanto riscontrato da Assindatcolf, da quando è esplosa l’emergenza coronavirus, nella sola regione Lombardia le richieste di contrattualizzare baby sitter, colf e badanti sono scese del 50%”, dice Zini.

“Tante famiglie per tamponare le difficoltà logistiche sorte come conseguenza delle nuove misure adottate, si potrebbero affidare ad una ricerca ‘fai da te’. In poche parole, questo può voler dire più nero“, osserva il vicepresidente di Assindatacolf.

“C’è poi il rischio – aggiunge Zini – di una schizofrenia delle tariffe rispetto alle prestazioni erogate, alla stregua delle mascherine, il cui prezzo è schizzato nel giro di pochi giorni. Non mi riferisco solo ai lavoratori in nero ma anche a quelli regolari che magari sull’onda della necessità delle famiglie potrebbero chiedere importi fuori mercato. Dunque attenzione”.

Quali rimedi sono disponibili per fronteggiare questa emergenza? “Per quanto riguarda la chiusura degli istituti scolastici, tutto sommato i permessi parentali retribuiti sembrano essere la soluzione migliore”, risponde Zini, che però sulla proposta di un sostegno per le spese di babysitting avanza delle perplessità.

“Al di là dell’incertezza sui fondi, ribadiamo il nostro ‘no’ agli assegni erogati a pioggia, senza verificarne l’uso”, sottolinea, esprimendo quindi la sua contrarietà al voucher baby sitter.

Inoltre, secondo Zini “se dovessero aumentare le zone rosse, si dovrebbe pensare a garantire una continuità dell’assistenza in casa, considerando i professionisti del settore alla stregua di operatori della sanità. Come dovrebbe essere estesa per loro la cassa integrazione in deroga, altrimenti le famiglie licenziano”.



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