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Cartelle di pagamento: come far valere la prescrizione

6 Marzo 2020 | Autore:
Cartelle di pagamento: come far valere la prescrizione

I modi per eccepire la scadenza dei termini dei tributi richiesti in pagamento e così annullare le pretese del Fisco. 

Hai ricevuto una cartella di pagamento e ti poni alcune domande sulla sua validità: innanzitutto vuoi verificare quali tributi ti viene chiesto di pagare e a cosa si riferiscono, poi cerchi di individuare l’epoca in cui, secondo il Fisco, avresti dovuto versarli. Da qui, infatti, inizia a scattare l’inadempimento, e a questo consegue l’aggiunta di sanzioni e interessi all’importo originario.

Sulla cartella trovi scritto l’anno di riferimento del debito, che spesso è molto antecedente rispetto alla data attuale: l’Agente di riscossione di solito ti chiede oggi imposte, tasse, multe o sanzioni amministrative riferite a parecchi anni fa.

A questo punto, pensi di aver trovato la soluzione: la prescrizione, che ti consentirebbe di non pagare perché decorso un certo periodo di tempo il debito è annullato. Ma quanto tempo deve trascorrere precisamente per ottenere questo risultato? E come si deve far valere questo diritto?

La prescrizione è un orologio che ticchetta diversamente per te e per il Fisco: non opera automaticamente, ma devi preoccuparti di avvisarlo che il timer è scattato e, se non se ne accorge, devi far intervenire il giudice per constatarlo.

Vediamo, quindi, come far valere la prescrizione per ottenere il risultato di cancellare le richieste contenute nelle cartelle di pagamento. Ti anticipo che ogni tributo, sanzione o multa ha il suo termine di prescrizione e che per eccepire il suo decorso occorre agire in un modo preciso, altrimenti la richiesta non avrebbe effetto e non otterresti l’annullamento del debito.

Prescrizione: quando scatta

Non c’è un termine unico di prescrizione, uguale per tutte le cartelle. Esso cambia a seconda del tipo di tributo, multa o sanzione che viene richiesto con la cartella stessa. Questo significa anche che la stessa cartella, quando contiene voci diverse (ad esempio, Imu e bollo auto), non si prescriverà “tutta intera” nello stesso momento, ma alcuni tributi potranno prescriversi prima e altri dopo.

All’interno della cartella, nella sezione dedicata al dettaglio degli importi, troverai un riquadro con le voci che ti interessano e da qui potrai individuare a quali tipi di imposte, o di sanzioni, si riferiscono i pagamenti richiesti.

I termini generali di prescrizione sono i seguenti:

Per le imposte e tasse, il termine di prescrizione inizia a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il tributo è dovuto (mentre per le multe e le sanzioni parte dalla data di notifica del verbale). Ad esempio, i 3 anni di prescrizione del bollo auto iniziano a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il bollo doveva essere pagato e matureranno il 31 dicembre del terzo anno.

Se nel periodo intermedio, cioè tra la data in cui il debito tributario o la sanzione avrebbero dovuto essere pagati e la data di ricevimento della cartella mediante notifica, c’è stato un altro atto – ad esempio un avviso di accertamento – è da quella data che il termine di prescrizione inizia a decorrere nuovamente, se non era già compiuto prima.

Un bollo auto dell’anno 2015, che si sarebbe prescritto il 31 dicembre 2018, si prescriverà alla fine del 2021, cioè dopo ulteriori 3 anni, se entro quella data ti è stato notificato dalla Regione l’avviso di accertamento del tributo; in questo caso la cartella che ti perviene nel 2020 riguarda un debito che non è ancora prescritto, anche se riguarda una tassa automobilistica di 5 anni prima.

C’è poi il caso particolare della prescrizione delle sentenze con cui viene rigettato un ricorso per qualsiasi tipo di cartella: qui, a prescindere dal contenuto – può trattarsi di Iva come di bollo auto- il termine riparte di nuovo e stavolta arriva sempre a 10 anni (a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza), perché il titolo per la riscossione diventa l’atto giudiziale.

Attenzione anche al fatto che la prescrizione, prima che sia giunta a definitivo compimento, può essere interrotta da un qualsiasi altro atto inviato dall’Agente di riscossione, come una diffida o un’intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca o un pignoramento basato sui medesimi crediti vantati nella cartella esattoriale. In questo caso, ricomincia a decorrere daccapo, per un ulteriore periodo pari a quello precedente.

Una cartella per Imu non pagata, che si sarebbe prescritta il 31 dicembre 2019, si prescriverà dopo altri 5 anni se prima della scadenza viene notificato un altro atto interruttivo della prescrizione stessa; la notifica del sollecito farà ripartire il conteggio da zero.

Come annullare la cartella prescritta

Se hai letto con attenzione quanto precede, hai compreso che a prescriversi non è la cartella ma il tributo, o la multa o sanzione amministrativa, che in essa sono contenuti. La cartella, o meglio il momento in cui essa ti viene recapitata mediante notifica (dal messo comunale o dell’Agente di riscossione, dal postino oppure mediante Pec, la posta elettronica certificata) serve a individuare il termine iniziale dal quale la prescrizione inizia a decorrere per il periodo previsto dalla legge per ciascun tipo di debito.

A questo punto, devi fare bene i conti, perché per ricorrere contro una cartella che contiene imposte o tributi hai 60 giorni di tempo, che si riducono a 40 se si tratta di contributi Inps o Inail ed a 30 se riguarda multe o sanzioni amministrative. Sono termini perentori, scaduti i quali non è più possibile rivolgersi al rispettivo giudice (la Commissione tributaria per le imposte, il giudice del lavoro per i contributi e il Giudice di pace per le multe).

Perciò, anche se una cartella è abbondantemente prescritta ma per qualsiasi motivo, tranne i casi di forza maggiore, hai superato i termini utili per proporre ricorso, non potrai più far valere la prescrizione (e nemmeno altre eventuali eccezioni di nullità che opererebbero in tuo favore).

In tal caso, però, potrai recuperare la prescrizione già maturata nell’eventuale successivo atto con cui l’Agente di riscossione eserciterà nuovamente il suo credito nei tuoi confronti, ad esempio con un pignoramento o con un’iscrizione di fermo o di ipoteca, oppure con un’intimazione di pagamento che fa seguito a quella cartella ormai prescritta.

Tieni presente che la prescrizione si compie per il solo fatto che decorrono gli anni indicati dalla legge per ciascuna voce di debito, tributario o sanzionatorio, come ti abbiamo indicato nel paragrafo precedente; ma per farla valere occorre sempre formulare un’istanza apposita che la reclama, altrimenti è piuttosto difficile che l’Agente di riscossione – lo stesso che ti ha inviato una cartella per tributi già prescritti – se ne accorga da sé e cancelli d’ufficio quei debiti.

Nemmeno il giudice può rilevare d’ufficio la prescrizione se non gliela chiedi nel ricorso; dovrai quindi farla valere sollevando la relativa eccezione, che la invoca espressamente. Qui trovi un modello di ricorso per cartella esattoriale prescritta.

Potresti, però, in alternativa al ricorso giurisdizionale, proporre un ricorso in autotutela sia all’Ente titolare del credito (esempio, l’Agenzia delle Entrate per l’Irpef, la tua Regione per il bollo auto, il Comune di appartenenza dell’immobile per l’Imu) sia all’Agente di riscossione, tenendo presente che questo non interrompe i termini perentori per presentare il ricorso giurisdizionale, e corri il rischio che essi scadano senza aver ricevuto risposta dagli Enti interessati in autotutela.

La strada più sicura per ottenere l’annullamento della cartella di pagamento è quindi quella di impugnarla davanti al giudice competente; è la via maestra per ottenere il riconoscimento delle tue ragioni e l’annullamento del debito che ti era stato richiesto di versare e che hai invece opposto sollevando l’eccezione di prescrizione che impedisce al creditore di riscuoterlo.

Prima di procedere, devi accertarti, facendo i dovuti calcoli, che la prescrizione sia già maturata nel momento in cui la cartella ti viene notificata: è a quella data che il termine prescrizionale dovrà essere interamente decorso e solo se è così potrà considerarsi prescritta. Non lo sarà, invece, se la prescrizione dovesse maturare successivamente, anche se entro i termini previsti per proporre ricorso avverso la cartella stessa.

Così, se dai calcoli emerge che la tua cartella si prescriverà solo in seguito, e anche oltre alla scadenza dei termini utili per proporre impugnazione, allora non sarà ancora prescritta nel momento in cui ti accingi a fare ricorso e non potrai sollevare utilmente la relativa eccezione; non puoi, cioè, “guadagnare tempo” conteggiando in tuo favore anche i periodi successivi a quello della data di notifica della cartella stessa.

La prescrizione o è maturata tutta o non esiste affatto, anche se manca solo un giorno; anche per questo gli Agenti di riscossione sono soliti spedire i loro atti per la notifica negli ultimi giorni utili dell’anno, in maniera da “salvarlo” piuttosto che lasciarlo cadere in prescrizione.

Se invece i debiti contenuti nella cartella erano già scaduti, cioè prescritti, alla data della notifica della cartella, potrai impugnarla eccependo l’intervenuta prescrizione ed ottenere dal giudice l’annullamento integrale: i debiti saranno cancellati perché il creditore ci ha messo troppo tempo a richiederti il loro pagamento, ha superato il termine previsto dalla legge e la conseguenza inesorabile è la loro cancellazione.

Come annullare gli atti conseguenti alla cartella

A volte però non è nemmeno necessario impugnare la cartella quando è già completamente prescritta e si è sicuri di ciò, ma conviene attendere la successiva mossa dell’esattore: ogni cartella di pagamento contiene l’avvertenza che, se entro il termine intimato (ad esempio 60 giorni per i tributi) il debito non viene pagato oppure non viene proposto ricorso, si procederà ad esecuzione forzata.

Così sarà possibile far valere la prescrizione, che si è già compiuta alla data della notifica della cartella esattoriale, non contro la cartella stessa, ma contro il successivo atto che ti verrà notificato in base ad essa come presupposto, e che potrà essere un’intimazione di pagamento oppure un atto direttamente esecutivo, come un pignoramento. Infatti, la prescrizione riguarda il debito principale, non il mezzo con cui viene azionato, e la cartella rientra tra questi.

Dunque, non appena l’Agente di riscossione tenterà di far valere nuovamente un suo vantato credito che si era già prescritto, perché la cartella ti era stata notificata oltre i termini previsti dalla legge, potrai eccepire che essa era già maturata in precedenza e farla valere, ora per allora, contro questo successivo atto se e quando l’esattore te lo invierà.

Ad esempio, se dovessi subire un pignoramento presso terzi dello stipendio o della pensione per un debito che era già prescritto nel momento in cui ti era stata notificata la cartella che non avevi opposto, potrai ricorrere contro questo successivo atto, eccependo la carenza del diritto a procedere a pignoramento e a riscuotere il credito in quanto estinto per prescrizione.



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