Diritto e Fisco | Articoli

Quando l’ex non ha più diritto al mantenimento

6 Marzo 2020
Quando l’ex non ha più diritto al mantenimento

Tutti i casi in cui il mantenimento alla moglie non è più dovuto: l’inizio di una relazione stabile con una nuova persona, l’aumento del reddito da parte del coniuge beneficiario o la malattia di quello obbligato.

L’assegno di mantenimento non è una misura “a vita”. Benché la sentenza che stabilisce l’obbligo di versare gli alimenti in favore dell’ex coniuge più povero sia divenuta definitiva e non più impugnabile, l’importo fissato dal giudice può sempre essere da questi modificato in qualsiasi momento, su richiesta di una delle parti, se mutano le condizioni economiche di uno dei coniugi o di entrambi. 

Vediamo allora quando l’ex non ha più diritto al mantenimento. Analizzeremo tutte le ipotesi in cui è possibile chiedere la revisione delle condizioni di separazione o divorzio al cambiamento delle condizioni reddituali del marito o della moglie. 

Solo per semplicità ci riferiremo a un’ipotesi tipica in cui è la moglie a chiedere il mantenimento e il marito a doverglielo versare; del resto, statisticamente, avviene quasi sempre così. Ma procediamo con ordine. 

Quando si può chiedere la revisione o la cancellazione del mantenimento

Se ricorrono dei giustificati motivi relativi alla situazione personale o patrimoniale l’ex coniuge interessato può chiedere una revisione dell’assegno (un aumento o una diminuzione) o anche l’esenzione dall’assegno stesso.

Rilevano i mutamenti importanti e documentati della situazione personale o patrimoniale dell’ex coniuge (o di entrambi) da valutare bilateralmente e comparativamente per stabilire se sussiste l’esigenza di un riequilibrio delle condizioni economiche.

Inizio di una nuova relazione

L’ex moglie che inizia una nuova relazione con un’altra persona, basata su una convivenza stabile, non ha più diritto al mantenimento. Perde cioè qualsiasi contributo economico da parte dell’ex marito, anche se il nuovo compagno è disoccupato. Non importa quindi se non è in grado di badare a se stessa, se è malata, inabile al lavoro e priva dei soldi per vivere. Peraltro, se anche il nuovo rapporto dovesse finire dopo poco tempo, la donna non potrebbe più rivendicare la riesumazione del diritto al mantenimento, avendolo ormai perso definitivamente. 

Condizione per chiedere la cancellazione dell’assegno di mantenimento o dell’assegno divorzile è che l’ex moglie instauri una nuova famiglia, anche se di fatto (a prescindere quindi dal matrimonio). Tale condizione infatti è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile.

Non si deve trattare di una relazione qualsiasi, ma di una basata sulla convivenza stabile, tipica cioè di una famiglia di fatto. Il semplice fatto di frequentarsi con un’altra persona non implica la perdita del mantenimento. In tal caso però il coniuge interessato deve comunque promuovere il procedimento di accertamento e revoca dell’assegno.

Ma come si fa a capire se una convivenza è stabile o meno? Ci sono tanti elementi sintomatici della continuità della convivenza: ad esempio il cambio di residenza di uno dei due partner; l’acquisto di mobilia o la partecipazione del soggetto non proprietario dell’immobile alle spese di ristrutturazione dell’appartamento. Ed ancora, la testimonianza dei vicini potrebbe confermare il fatto che, ormai da diverso tempo, la moglie vive a casa del nuovo compagno, di cui ha le chiavi e che gestisce come se fosse la propria. La presenza poi della nascita di un bambino taglierebbe la testa al toro: se l’ex moglie aspetta un figlio dal nuovo partner sarà difficile smentire che tra i due conviventi non si sia formata una «famiglia di fatto» benché non confluita nel matrimonio.

Ciò non toglie che, se la coppia ha avuto dei bambini, la donna abbia ancora diritto a pretendere il mantenimento per i figli almeno finché questi ultimi non diventino autonomi e indipendente, in grado cioè di badare a sé stessi. La percezione di un reddito stabile, confacente alla formazione del giovane, determina in capo a questi la perdita definitiva del mantenimento. Sicché, anche per il figlio vale la stessa regola appena vista per l’ex coniuge: se mai dovesse perdere il lavoro e divenire dopo poco disoccupato non potrebbe più rivendicare di nuovo il diritto al mantenimento da parte del genitore.

Non importa se il figlio, ormai autonomo, continua a vivere con il genitore: anche in tale ipotesi perde il diritto agli alimenti.

Malattia dell’ex coniuge

Nel caso in cui l’ex marito subisca un peggioramento delle proprie condizioni di salute tali da ridurne o eliminarne del tutto la capacità lavorativa, con conseguente contrazione del reddito, è possibile chiedere la modifica o la cessazione dell’assegno di mantenimento o di quello divorzile.

Peggioramento della situazione patrimoniale dell’ex coniuge obbligato

Può essere revocato l’assegno di mantenimento all’ex moglie in caso di:

  • licenziamento dell’ex marito, purché successivo al divorzio: come detto infatti rilevano solo i motivi sopravvenuti;
  • peggioramento della situazione economica del marito (ad esempio fallimento dell’attività commerciale, parziale o totale chiusura dell’azienda per contrazione del reddito, passaggio da un contratto di lavoro dipendente full-time a uno part-time).

Pensionamento dell’ex coniuge obbligato

In caso di pensionamento dell’ex marito, dovuto all’età avanzata, questi può rivolgersi al tribunale per chiedere la riduzione o la cessazione dell’assegno di mantenimento all’ex moglie, ma solo si dimostra che le circostanze hanno in concreto determinato un peggioramento delle condizioni economiche dell’ex marito [1]. In pratica le sue condizioni reddituali devono diminuire in modo tale che non vi sia più alcuna sproporzione rispetto all’ex.

Maggiori capacità reddituali del coniuge beneficiario

La sproporzione tra il reddito dell’ex marito – obbligato al mantenimento – e l’ex moglie – beneficiaria dello stesso – può derivare anche da un aumento del reddito di quest’ultima come ad esempio nel caso di:

  • promozione o inquadramento in un diverso livello contrattuale;
  • passaggio da part-time a full-time;
  • eredità di consistente valore ricevuta dopo la sentenza di divorzio [2].

In tutti questi casi, la modifica delle condizioni economiche della moglie può determinare una riduzione o una cancellazione dell’assegno di mantenimento. 


note

[1] Cass. 8 settembre 2015 n. 17808.

[2] Trib. Spoleto 14 marzo 2018 n. 2846.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube