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Vendere magliette personalizzate: come fare

6 Marzo 2020
Vendere magliette personalizzate: come fare

Tutto ciò che c’è da sapere sulle stampe di t-shirt, camicie e altri capi di abbigliamento con disegni, adesivi e altre personalizzazioni.

Internet è un ottimo mezzo per trovare clienti al di fuori del proprio quartiere o in altre città. Dotandosi di un sito in lingua inglese o sfruttando Amazon è anche possibile vendere al di fuori dell’Italia. Uno dei campi che fanno più tendenza è la grafica associata all’abbigliamento, grazie anche alle nuove tecniche di stampa a basso costo.  

Chi ha intenzione di vendere magliette personalizzate deve però rispettare una serie di regole imposte dalla nostra normativa, in particolare quella in materia fiscale e di diritti d’autore. 

In molti, ad esempio, si chiedono: «possono vendere magliette senza Partita Iva?»; «posso stampare su una maglietta l’immagine di un personaggio famoso in tono ironico?»; «posso riprodurre un brand noto e magari cambiare qualche elemento?»; «per vendere t-shirt con stampe devo fare una scia?». 

Cerchiamo allora di fare il punto della situazione e di stabilire come fare per vendere magliette personalizzate.

Posso vendere magliette personalizzate senza Partita Iva?

Bisogna aprire una Partita Iva tutte le volte in cui l’attività diventa «abituale e continuativa». Se invece si tratta di una attività occasionale e sporadica, si può evitare la P.Iva, a patto però che il reddito percepito sia comunque dichiarato al fisco; bisognerà cioè riportare i proventi nella dichiarazione dei redditi alla voce “Redditi diversi”. In tal caso devi rilasciare, al posto della fattura, una ricevuta con l’indicazione di prestazione occasionale ai sensi dell’articolo 67 lettera i) del DPR 917 del 1986. La nota sarà soggetta a ritenuta d’acconto del 20%.

Anche chi ha un proprio lavoro e dedica il tempo libero alla stampa di magliette personalizzate ha l’obbligo di aprire una Partita Iva se tale business viene svolto in modo sistematico (come, ad esempio, durante tutti i week-end dell’anno). 

Spesso, si ritiene “occasionale” – e, quindi, non soggetta all’obbligo di apertura della Partita Iva – l’attività con un fatturato inferiore a 5.000 euro. In realtà, si tratta di un criterio empirico. Infatti anche una attività che fattura meno di 5mila euro, se svolta in forma continuativa e stabile, comporta l’obbligo dell’apertura della Partita Iva. Il fatturato può essere solo una presunzione, ma non assoluta. Se apri un bar e poi fatturi meno di 5mila euro sei comunque tenuto ad aprire una P.Iva. Infatti, si tratta di un’attività svolta in forma continuativa e non occasionale, a prescindere dal numero di clienti. 

Allo stesso modo, se decidi di aprire un negozio online, già il fatto stesso di allestire un sito internet del negozio o di pubblicare l’annuncio su Amazon con offerta delle magliette in stampa dimostra che tale attività è esercitata in forma abituale e costante (l’offerta, infatti, è valida 365 giorni all’anno) a prescindere poi dalle commesse ricevute. 

In sintesi, l’obbligo di aprire la Partita Iva prescinde dal reddito conseguito ma dipende unicamente dalla periodicità o meno dell’attività.

Adempimenti per vendere magliette personalizzate

Come tutti gli e-commerce, se la tua attività è stabile dovrai denunciare l’attività alla Camera di Commercio e presentare una Scia. Ciò vale anche se non ti doti di un tuo sito e ti appoggi su quelli degli altri. 

In sintesi, gli adempimenti da compiere per vendere magliette personalizzate su internet o altrove sono i seguenti:

  1. iscrizione alla Camera di Commercio (tramite ComUnica);
  2. presentazione della Scia allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune nel quale si intende avviare l’attività.

Se però allestisci un tuo sito devi ricordare che in esso devi indicare chiaramente i seguenti dati:

  • denominazione dell’azienda;
  • sede dell’azienda;
  • indicazione della Partita Iva.

Devi poi comunicare all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito Web, i dati identificativi dell’Internet Service Provider, l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono e di fax. La vendita a operatori economici di altro Paese UE prevede anche l’iscrizione nella banca dati VIES (Vat Information Exchange System).

Privacy e contrattualistica

In più, devi adeguare il sito con la normativa sulla privacy: per cui dovrai fornire l’informativa ai clienti indicando quali dati conserverai (ad esempio, nome, cognome, indirizzo, email) e specificando per quali scopi potresti conservarli. Se intendi inviare email pubblicitarie devi acquisire un apposito consenso, ulteriore rispetto a quello generale fornito dal cliente all’atto della compilazione dei form per la richiesta di preventivo o per la spedizione del prodotto.

Non dimenticare, infine, di redigere le condizioni generali di contratto: si tratta della base per un buon e-commerce. Sul punto, ti conviene farti assistere da un buon avvocato.

Ormai, la giurisprudenza ritiene che i contratti online possano essere conclusi anche con la semplice spunta di una casella o con un click del mouse sull’icona a forma di carrello: non c’è, insomma, bisogno di alcuna firma scritta, anche laddove vi dovessero essere delle clausole vessatorie, ossia particolarmente onerose per il cliente. 

Diritto di recesso

Il diritto di recesso, che la legge impone per tutte le vendite a distanza, e quindi anche per gli acquisti su internet, va di norma esercitato dal cliente entro 14 giorni dall’acquisto. Tuttavia, il codice del consumo esclude dal diritto di recesso tutti i beni confezionati su misura ossia quelli personalizzati.

Dunque, se il cliente sceglie una maglietta con una stampa già preconfezionata dal fornitore, o comunque selezionata all’interno di un catalogo predeterminato dal fornitore stesso, senza possibilità di apporre alcuna modifica, il diritto di recesso è sempre dovuto. Viceversa, se è il cliente a indicare un disegno o un logo da apporre in stampa alla t-shirt, una volta inviato l’ordine non è più possibile disdirlo e il corrispettivo andrà versato. Se poi il cliente non ritira il pacco dal postino, il fornitore potrà agire contro di lui per l’inadempimento.   

Diritto d’autore sulle magliette stampate

Chi vende magliette personalizzate non può apporre sulla stoffa qualsiasi disegno. Dovrà, infatti, rispettare le norme sul diritto d’autore che gli vietano di sfruttare i segni distintivi delle altre aziende (loghi, marchi, brand, ecc.) o anche l’immagine e il nome di personaggi famosi. Non rileva il fatto che la stampa abbia contenuto satirico. L’utilizzo di un’icona già nota può costituire reato, con il rischio di ritiro dal mercato delle magliette già vendute.

Nel caso di magliette personalizzate, ossia su richiesta dell’acquirente, la responsabilità per l’eventuale violazione del copyright altrui ricade sul cliente stesso se è lui a indicare lo specifico disegno che vuole stampato sulla t-shirt. È necessario che il fornitore non intervenga in alcun modo in tale attività, limitandosi a stampare solo ciò che gli è stato chiesto. 


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