Come si fa l’assemblea di condominio ai tempi del coronavirus

6 Marzo 2020 | Autore:
Come si fa l’assemblea di condominio ai tempi del coronavirus

Le riunioni non possono svolgersi a causa della sospensione disposta dal Governo; ma è possibile la videoconferenza, nel rispetto di determinate modalità.

L’emergenza coronavirus rende impossibile in questo periodo svolgere le assemblee condominiali in modalità tradizionale, con l’incontro fisico dei partecipanti nello stesso locale.

Tra i divieti imposti dal nuovo decreto adottato dal presidente del Consiglio dei ministri lo scorso 4 marzo [1] c’è anche quello che dichiara «sospese le manifestazioni e gli eventi di qualsiasi natura, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro».

Il divieto varrà fino al prossimo 3 aprile 2020, ed è difficile che i condomini italiani siano attrezzati di apposite sale, o altri tipi di locali disponibili per lo svolgimento delle assemblee, che consentano di mantenere questa distanza minima tra i partecipanti.

Allora come è possibile procedere nel frattempo, soprattutto se ci sono questioni urgenti da affrontare e non si può attendere almeno un mese (senza contare il fatto che queste disposizioni potrebbero essere prorogate anche oltre, come già si pensa di fare per la chiusura delle scuole)?

La tecnica consente di svolgere le assemblee in videoconferenza; la legge [2] non prevede espressamente questa possibilità ma neppure la vieta, dunque è ammissibile, purché la riunione a distanza avvenga nel rispetto di determinate regole.

Il luogo di svolgimento dell’assemblea è un elemento inderogabile; può essere scelto liberamente, purché sia idoneo e adeguato allo svolgimento della riunione condominiale, ma richiede un “ancoraggio” ad una sede fisica, dove dovranno essere presenti almeno il presidente e il segretario per la stesura e la sottoscrizione del verbale.

I condomini potrebbero prendere parte all’assemblea anche a distanza, ad esempio collegandosi in streaming purché abbiano modo di prendere la parola, di interloquire nel dibattito e di esprimere il proprio voto sulle deliberazioni da adottare. Non deve esserci, cioè, nessuna disparità di trattamento tra chi è presente nella sede fisica e chi partecipa all’assemblea in collegamento  via internet.

Occorre quindi un sistema efficace che consenta la partecipazione di tutti a questa assemblea “virtuale”. Innanzitutto, nell’avviso di convocazione dovrà essere esplicitato, oltre al giorno e all’orario di svolgimento, anche il link all’indirizzo internet dal quale i partecipanti potranno collegarsi.

Inoltre, dovranno essere fornite in anticipo le eventuali istruzioni necessarie ad accedere all’applicazione: non tutti, ad esempio, sono dotati di programmi per lo svolgimento delle discussioni in contemporanea, come Skype o Zoom. È opportuno assicurarsi prima della convocazione che tutti coloro che interverranno siano in grado di farlo e muniti dei dispositivi e della preparazione tecnica necessaria.

In ogni caso, non dovranno esserci limiti o ostacoli tecnici frapposti alla partecipazione: ad esempio un condomino molto anziano, privo di connessione internet, di personal computer e di smartphone, sarebbe impossibilitato a collegarsi e questo invaliderebbe la delibera condominiale adottata in sua assenza perché gli sarebbe stata preclusa in partenza la possibilità di effettiva partecipazione e l’espressione del voto.

Nella scelta degli strumenti, bisogna fare attenzione anche alle soluzioni “fai da te”, come le dirette streaming condivise di Facebook, o le chat di gruppo disponibili con Messenger o Whatsapp, perché con queste applicazioni – non pensate per un uso simultaneo di decine di persone in contemporanea – il numero dei partecipanti è limitato. Una semplice videochiamata a due o tre interlocutori (Whatsapp, ad esempio, consente un massimo di 4 persone in contemporanea, compreso il chiamante; Messenger arriva a 50 ma solo 6 in video e tutti gli altri solo in audio) non equivale a una più complessa videoconferenza, che è quella che si richiede per le assemblee, dove tutti i condomini hanno il diritto di prendere la parola e di interagire dal vivo, non soltanto di ascoltare.

La soluzione adottata, a prescindere dallo strumento tecnico scelto, dovrà dunque essere equivalente a quella di un reale incontro dal vivo dei partecipanti, garantendo un collegamento sia video sia audio di buona qualità, fluido, costante e possibilmente senza interruzioni. Solo così, una volta rispettate queste fondamentali condizioni, l’incontro virtuale potrebbe sostituire validamente la riunione tradizionale.


note

[1] Art. 1, lett. b), Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020 “Misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus Covid-19“.

[2] Art. 1136 Cod. civ. e art. 66 disp. att. Cod. civ.


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