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Mail con iban modificato: a chi fare causa?

14 Marzo 2020
Mail con iban modificato: a chi fare causa?

Buongiorno, ho inviato una fattura via email, ma il messaggio è stata intercettato. Il truffatore ha, quindi, modificato l’iban del mio conto indicato nel file allegato, e spedito poi il tutto al destinatario dallo stesso mio indirizzo di posta elettronica. Posso recuperare i soldi con un’azione legale?

Gentile cliente, purtroppo è stato vittima della truffa cosiddetta del b.e.c. (business email compromise). Essa consiste nell’accedere illegalmente alla posta elettronica del malcapitato, intercettando una mail contenente una fattura commerciale e modificando, quindi, l’iban in esso contenuto e identificativo del conto dove destinare il pagamento. A quel punto, il truffatore invia la mail, così contraffatta, all’ignaro destinatario, il quale provvede al pagamento sul conto corrente dell’imbroglione.

Ebbene, al di là dell’inevitabile quanto scontata responsabilità penale e civile dei soggetti autori del reato, spesso e volentieri ignoti e nemmeno identificati a seguito delle indagini successive, ci si chiede se possa prefigurarsi una responsabilità civile anche a carico di chi abbia eseguito il bonifico errato.

A tal proposito, è bene ricordare che chi è tenuto ad adempiere un’obbligazione deve eseguirla con la cosiddetta diligenza del buon padre di famiglia [1]. Si tratta di un principio generale operante nel nostro ordinamento giuridico, secondo il quale il debitore deve adoperarsi affinché sia concretamente assolto l’interesse del creditore all’esatto adempimento; un comportamento che, se non adottato, determina una responsabilità civile a carico dell’onerato.

Ebbene, nel caso in esame, sembra difficile attribuire all’esecutore del bonifico un addebito di questo tipo, poiché l’invio della fattura da pagare è avvenuto secondo le solite modalità e il messaggio, hackerato alla fonte, è pervenuto dall’abituale indirizzo mail del mittente. Il pagatore, perciò, non aveva motivo e ragione di dubitare della genuinità di quanto comunicatogli, anche perché non è necessariamente inconsueto che un’impresa o un professionista abbia più conti o, semplicemente, che abbia cambiato l’istituto bancario di appoggio. Pertanto, in applicazione del vigente codice civile, il debitore potrebbe ritenersi liberato, poiché ha regolarmente eseguito la propria prestazione in buona fede al cosiddetto creditore apparente [2].

Viceversa, per i fatti narrati in quesito, seguendo alcune decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario (organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra banche e i clienti) sarebbe più plausibile individuare una responsabilità a carico della banca cui si è appoggiato il conto del truffatore.

In questo caso, ricorda il Collegio di Bari [3] opera la disposizione normativa [4] secondo la quale, qualora l’iban fornito sia inesatto (così come avviene quando non c’è corrispondenza fra il nominativo del beneficiario dell’ordine di bonifico ed il titolare del conto di accredito identificato tramite il predetto iban), la banca del pagatore deve compiere degli sforzi ragionevoli per recuperare i fondi oggetto dell’operazione. Viceversa, quella che ha accreditato la somma deve collaborare a tale scopo, fornendo ogni informazione utile all’altro istituto. Se ciò non accade e se, quindi, appare che la banca di accredito non ha collaborato agli sforzi ragionevoli invocati dalla norma citata, l’Arbitro Bancario Finanziario riconosce un comportamento negligente di questo istituto. Per questo motivo lo ritiene responsabile per la violazione della legge citata e lo condanna al risarcimento della somma oggetto del bonifico (in questa direzione, la decisione, appena descritta, si richiama ad altre pronunce del medesimo organo [5]).

Fermo restando quanto detto, non è possibile, però, quantificare le probabilità di buon esito di un’azione legale, poiché, evidentemente legate alla variabilità delle applicazioni normative, soprattutto quando si prestano a diverse interpretazioni.

Tuttavia, sempreché nel caso in quesito si sia verificato quanto esposto nella decisione esaminata, l’orientamento appena descritto potrebbe, quanto meno, rappresentare un riferimento per valutare un’eventuale azione di recupero della somma oggetto del bonifico.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Art. 1176 cod. civ.

[2] Art. 1189 cod. civ.

[3] Abf dec. n. 16292/2019 del 04.07.2019

[4] Art. 10 D.lvo. 11/2010

[5] Abf dec. n. 6877/2017 – 15188/2017


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