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Posso vendere roba usata?

8 Marzo 2020
Posso vendere roba usata?

Merce usata: quando sono necessarie la partita Iva e la fattura, dove vendere oggetti usati e come evitare rischi di tipo fiscale. 

Come molti prima di te, ti sarai certamente già chiesto, almeno una volta in vita tua, se si può vendere roba usata e, in tal caso, quali adempimenti devi rispettare. 

Il mercatino dell’usato può nascondere grandi occasioni sia per chi compra che per chi vende. Ma è soprattutto chi vende che deve stare attento a non violare le numerose leggi che lo Stato italiano impone a chi svolge un’attività commerciale. Se, invece, stai solo cercando di svuotare la soffitta dagli oggetti che non usi più, gli oneri a tuo carico sono minimi.

In questa guida vogliamo darti qualche consiglio pratico per rispondere alla tua domanda: posso vendere roba usata? Ecco cosa dice la legge. 

Per vendere roba usata ci vuole la Partita Iva?

La Partita Iva è destinata solo a chi svolge un’attività commerciale in forma «continuativa e abituale». Se quindi intendi allestire un mercatino dell’usato, acquistando merce da altre persone per poi venderla su commissione altrui, per ricavare un utile, allora hai l’obbligo di comunicarlo all’Agenzia delle Entrate, dotarti di una partita Iva e di un codice attività, iscriverti alla Camera di Commercio e presentare la Scia al Comune di residenza. 

Se, invece, intendi vendere roba usata in forma occasionale e saltuaria, ad esempio svuotando di tanto in tanto la cantina o liberandoti di oggetti acquistati e non più utilizzati, non devi avviare alcuna di queste pratiche e puoi procedere direttamente, senza neanche bisogno di emettere fattura o scontrino. L’attività saltuaria, infatti, non deve fare neanche i conti con il Fisco (per come vedremo a breve).

Bisogna dichiarare gli utili al fisco?

Di norma, chi vende un oggetto usato non fa mai un utile. Difatti, il prezzo di vendita è quasi sempre inferiore a quello per il quale lo stesso oggetto era stato acquistato. L’uso, infatti, ne diminuisce il valore. Non essendovi quindi alcun lucro per il venditore, questi non deve dichiarare, all’Agenzia delle Entrate, il prezzo ricevuto. In buona sostanza, i guadagni dalla vendita di roba usata non vengono tassati e non vanno riportati nella dichiarazione dei redditi.

Ciò nonostante possono anche verificarsi ipotesi in cui la vendita di roba usata possa costituire un business e fonte di guadagno. Un esempio chiarirà meglio le cose. 

Giovanni ha una chitarra antica che non usa più ma che non riesce a vendere. La cede a Roberto in cambio di pochi euro. Roberto è abile nelle vendite online e trova un acquirente disposto a pagargliela più di quanto lui stesso non l’abbia pagata a Giovanni. Roberto fa un utile che deve riportare nella dichiarazione dei redditi.

Marco compra una macchina vecchia di Matteo. La riporta a nuovo, cambia tutti gli interni, anche il motore, la allestisce e la rende un’auto d’epoca. Dopodiché, la vende sul mercato dei collezionisti al triplo del prezzo di acquisto. L’utile fatto da Marco, al netto delle spese sostenute per le riparazioni, va dichiarato all’Agenzia delle Entrate.

Antonio acquista immobili antichi che poi sottopone a ristrutturazione e rivende a un prezzo superiore. Anche Antonio deve dichiarare l’utile al Fisco.

Tutte le volte in cui il venditore riesce a piazzare sul mercato la merce usata a un prezzo superiore a quello di acquisto – e ciò a prescindere dal fatto di svolgere detta attività in forma continuativa o sporadica – la differenza di valore va riportata nella dichiarazione dei redditi alla voce “redditi diversi”. 

Quindi, anche chi non ha una partita Iva e una propria ditta, se fa un lucro lo deve dichiarare al Fisco.

Come ricevere il pagamento della vendita di roba usata?

Nel momento in cui vendi roba usata che ti viene pagata con assegno o bonifico ti si pone il problema di dover giustificare tale importo all’Agenzia delle Entrate che, conoscendo ogni movimentazione del tuo conto corrente, ha il potere di presumere che gli accrediti ricevuti siano il frutto di reddito non dichiarato. A quel punto, saresti tu a dover dimostrare di avere le carte in regola, ossia che la vendita è esentasse (per le ragioni dette sopra). 

Per superare questo problema non da poco puoi:

  • richiedere il pagamento in contanti se non hai un’attività commerciale (solo gli esercenti e i professionisti, infatti, sono obbligati a munirsi di pos e ad accettare i pagamenti con carta);
  • oppure farti firmare un contratto su cui apporre una data certa. La data certa può essere ottenuta o con l’autentica notarile, o con la registrazione all’Agenzia delle Entrate oppure spedendo a sé stessi il contratto, con raccomandata a.r. senza busta (in modo tale che il timbro postale, che costituisce prova certa della data, sia apposto sullo stesso documento).

Dove vendere roba usata?

In realtà, non c’è alcuna norma che imponga di vendere la roba usata in determinati luoghi anziché in altri. Lo si può fare quindi su internet, all’uscita della chiesa, per strada (facendo però attenzione a non occupare lo spazio pubblico, comportamento per il quale potrebbero scattare sanzioni amministrative), all’interno di casa propria (allestendo, ad esempio, dei ricevimenti) o in un altro locale privato (un bar, una palestra, una associazione, un centro ricreativo).  

Per l’esercizio ambulante, però, è sempre necessaria una licenza da parte del Comune. 


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