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Coronavirus: e se voglio donare il sangue?

6 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: e se voglio donare il sangue?

Nuovo avviso del Centro nazionale di raccolta sulla procedura da seguire. Donazioni in calo, ma per ora non c’è prova che il Covid-19 si trasmetta con trasfusioni.

Il lato negativo è che niente sembra più facile ai tempi del Coronavirus. Il lato positivo è che basta attrezzarsi. Il proibizionismo non è disseminato ovunque. Al netto di qualche limitante divieto per la nostra e altrui sicurezza, ci sono solo nuove regole e raccomandazioni da conoscere. Anche, per esempio, per donare il sangue di cui c’è sempre bisogno.

Cinque domande ai donatori

Il Centro nazionale di raccolta ha diramato un nuovo avviso proprio oggi, in cui spiega cos’è cambiato in materia di donazioni. Molto semplicemente, all’aspirante donatore vengono poste alcune domande:

  • ha tosse, febbre, difficoltà a respirare?
  • nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi è stato in un’area a rischio?
  • ha avuto contatti stretti con un caso probabile (tampone dubbio) o caso confermato di Covid-19?
  • ha lavorato presso o frequentato una struttura sanitaria dove sono stati ricoverati pazienti con Covid-19?
  • la sua temperatura corporea è superiore a 37,5 gradi?

Se la risposta è negativa a tutti i quesiti, si potrà prendere appuntamento per andare a donare il sangue, con una nuova misurazione della temperatura corporea prima di procedere al prelievo. Il Centro nazionale sangue invita alla cosiddetta “post donation information”: se chi ha donato il sangue manifesta sintomi di Coronavirus nei 14 giorni successivi alla donazione, deve subito avvertire il proprio servizio trasfusionale di riferimento. Da quanto sappiamo al momento, non c’è possibilità che il Coronavirus si trasmetta attraverso il sangue. Non è dimostrato. Stando alle informazioni raccolte dal ministero della Salute, la via primaria di trasmissione è il contatto diretto con chi ha già contratto il virus attraverso le goccioline del respiro (quindi tossendo o starnutendo) o toccando bocca, naso e occhi con le mani non lavate e infette.

Se, invece, la risposta alle domande di cui sopra è positiva, la persona verrà prima invitata a chiamare il proprio medico curante o il 112 per tutti gli accertamenti del caso. Finora, per le persone provenienti dai focolai di epidemia/ a contatto con casi sospetti o accertati di Coronavirus / con sintomi, il Centro nazionale sangue ha adottato la misura della sospensione temporanea delle donazioni. Misura prettamente precauzionale perché, ad oggi, non risulta scientificamente provato che il contagio possa avvenire dal sangue e quindi da trasfusioni. In un primo momento, per queste persone potenzialmente a rischio contrazione virus, era prevista un’attesa di 28 giorni prima di poter tornare a donare il sangue. Lo stop cautelativo si è adesso ristretto a 14 giorni, a decorrere dal rientro da una zona infetta, dall’ultimo contatto con un malato o soggetto a rischio, dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per chi ha contratto il virus.

Donate il sangue. E pure il plasma! 

Tra i tanti effetti nefasti del Coronavirus, c’è stato il calo delle donazioni, motivato anche dal fatto che si tende a uscire meno di casa, oltre che dalla paura dei contagi. Avis e Centro nazionale sangue ricordano che ogni giorno almeno 1800 pazienti hanno bisogno di sangue e proseguono nelle loro campagne di promozione e informazione, che riguardano anche la donazione del plasma, “prodotto attraverso il quale – spiega l’Avis dal proprio portale – vengono garantite terapie e farmaci salvavita per migliaia di pazienti”. E come tipo di donazione, secondo l’associazione, “è addirittura più adatta alle donatrici“.

L’Avis chiarisce il perché. “Quando si dona il sangue – scrivono i volontari sul loro sito web, a due giorni dalla festa della donna – per gli uomini il tempo di attesa tra una donazione e l’altra è pari a tre mesi, mentre per le donne è esattamente il doppio. Tutto ciò è necessario perché, per questioni legate al ciclo mestruale, le donne vanno più facilmente incontro a livelli bassi di emoglobina, che deve essere pari a 12,5 g/dl per donare il sangue e a 11,5 g/dl per donare il plasma”.

Ecco perché, secondo l’Avis, si tratta di una donazione più adatta alle donne. “A differenza del sangue, i tempi di attesa qui sono uguali agli uomini (circa 15 giorni) e come procedura viene consigliata spesso perché, rispetto alla prima, non comporta una riduzione del livello di emoglobina dal momento che i globuli rossi vengono separati e reinfusi. Inoltre, le donne possono fare al massimo due donazioni di sangue intero all’anno, con un intervallo minimo di tre mesi, mentre per il plasma il massimo previsto è 12 donazioni l’anno con intervallo minimo 14 giorni”.



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