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Calcio a porte chiuse, più facile ottenere i rimborsi?

6 Marzo 2020 | Autore:
Calcio a porte chiuse, più facile ottenere i rimborsi?

La guerra dei biglietti ridotti a carta straccia dopo che il Coronavirus ha blindato gli stadi. I club che non vogliono restituire i soldi devono vedersela con Antitrust e Codacons.

Quella che poniamo nel titolo è una domanda da un milione di dollari, ma ultimamente qualche indizio in più per rispondere è arrivato. Sappiamo tutti della distanza di sicurezza e dello stop alle manifestazioni pubbliche imposti dal Coronavirus, causa assembramenti di persone diventati pericolosi amplificatori di contagio. Per il mondo dello sport ciò si è tradotto non in una totale paralisi dell’attività. “The show must go on”, avrebbero detto i Queen. Però a porte chiuse. Che succede a chi aveva già comprato i biglietti delle partite ora off limits? La risposta alla domanda da un milione di dollari comincia da qui.

Rimborsi tutt’altro che automatici

Chiariamo subito che le politiche di rimborso del prezzo del biglietto variano da società a società: sono le squadre a fissare le regole e ciascuna ha le proprie. Quindi se ci si chiede se il risarcimento sarà automatico, essendo il match a porte chiuse, una prima risposta da dare è no, almeno per ora. Attualmente questo dipende dalla singola partita e dalla singola squadra.

In questi giorni di attesa e panico per la sorte dei match, del campionato di calcio e, in generale, dell’attività sportiva in Italia la condotta di alcuni club è cambiata. Pur non prevedendo rimborsi nelle loro condizioni di vendita di biglietti e abbonamenti, alcune si sono ravvedute. Tra queste l’Atalanta, che ha pubblicato sul suo sito un avviso con tutte le informazioni su come riavere indietro i soldi per la partita del 18 marzo col Sassuolo. O la Roma, che ha fatto altrettanto per l’incontro col Siviglia. Risulta che su 20 squadre di serie A circa la metà non preveda rimborsi nelle proprie policy: secondo Calcio e Finanza, Atalanta e Roma figurano tra queste. Ma perché, allora, si sono ravvedute e il loro ravvedimento fa ben sperare?

L’Antitrust alle costole 

Verrebbe da dire, dando prova di un surreale ottimismo e volendo trovare un lato positivo in un morbo a diffusione rapida, che non tutto il Coronavirus viene per nuocere: la straordinarietà di questa epidemia, che ha costretto il Paese a rallentare, ha certamente avuto un peso sulle scelte delle squadre di predisporre procedure di rimborso, contrariamente alle proprie abitudini e ai propri regolamenti. Ma non è solo merito del Covid-19 (che pure, finalmente, un merito ce l’ha).

Da tempo, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato si è messa alle costole di alcuni club – tra i quali Atalanta e Roma – per controllare che siano rispettati i diritti dei tifosi. È dei primi di gennaio, quando l’incubo Coronavirus non era ancora immaginabile in Italia, la notizia dell’apertura di 9 procedimenti nei confronti di altrettanti club calcistici, accusati di non rimborsare i tifosi. Sono Atalanta Bergamasca calcio Spa, Cagliari calcio Spa, Genoa cricket and football club S.p.A., F.C. Internazionale Milano Spa, S.S. Lazio Spa, A.C. Milan Spa (fresca di conferma dei rimborsi per il match col Genoa), Juventus Football Club Spa, A.S. Roma Spa e Udinese Calcio Spa.

L’Antitrust avanza il sospetto di clausole vessatorie, “che non riconoscerebbero il diritto dei consumatori a ottenere il rimborso di quota parte dell’abbonamento o del singolo titolo di accesso in caso di chiusura dello stadio o di parte dello stesso; a ottenere il rimborso del titolo di accesso per la singola gara in caso di rinvio dell’evento, sia per fatti imputabili alla società, sia quando tale circostanza prescinda dalla responsabilità di quest’ultima; a conseguire il risarcimento del danno qualora tali eventi siano direttamente imputabili alla società”.

Codacons sul piede di guerra

Non è l’unico fattore di pressione sulle società calcistiche che non rimborsano. Le associazioni dei consumatori sono inferocite. Giunge notizia che il Codacons, che ha già predisposto sul suo sito il modulo per riavere indietro i soldi, sia pronta perfino a trascinare le società sportive in procura per appropriazione indebita, se non restituiranno ai tifosi fino all’ultimo centesimo.

L’associazione a tutela dei consumatori ha in programma anche una class action per obbligare i club al rifondere i supporter. Insomma, su questa storia dei rimborsi, che tanta comprensibile attenzione sta suscitando, le società sportive sono sorvegliate speciali. Dall’eccezionalità del Coronavirus ai moniti dell’Antitrust, fino all’intransigenza del Codacons, arrivano da più parti sollecitazioni alle squadre di calcio per invitarle a “essere più morbide” con chi le sostiene, come i tifosi che vanno allo stadio. Stimoli che, a giudicare dall’atteggiamento di Roma, Atalanta & Co., non stanno affatto cadendo nel vuoto.


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