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Lo sai che? Dare un nome al proprio figlio: cosa prevede la legge

Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2013

La legge impone alcuni limiti nella scelta del nome del bambino, come il divieto di usare nomi del sesso diversi, ridicoli o vergognosi, o quelli dei genitori. Ecco tutto ciò che c’è da sapere prima di andare all’anagrafe.

Quando la tua dolce metà è in gravidanza, il primo pensiero della famiglia è “che nome gli daremo?”. E qui fiocca una nutrita “letteratura” di libri e collezioni di nomi, dai più esotici ed eccentrici a quelli tradizionali e storici. Ma nessuno si preoccupa di pensare cosa prevede, a riguardo, la legge, forse perché, nei momenti di gioia, si pensa che il diritto sia una materia arida, che toglie ogni fantasia. Così noi cercheremo di spiegarvi questo argomento secondo il nostro “format”, che ormai già conoscete.

Il problema di un nome è che “dura” per tutta la vita e, salvo ipotesi straordinarie, è difficile cambiarselo. Il che, in realtà, si riversa proprio contro il diretto interessato: l’unico che avrebbe voce in capitolo nella scelta e che, per via della sua tenera età, non può ancora dire la sua.

La legge [1], comunque, pone dei paletti ben precisi.

Innanzitutto è vietato dare al bambino:

1) lo stesso nome del padre vivente. In Italia non è neanche possibile – come invece negli USA – chiamare il proprio discendente “Angelo Junior” o ‘Jay Ar’. Si potrebbe, però, aggiungere al primo nome un secondo: per esempio, se la madre si chiama Rosa, la figlia potrebbe chiamarsi Rosa Lisa;

2) lo stesso nome di un fratello o di una sorella viventi;

3) un cognome come nome;

4) nomi di un sesso diverso. È vietato, quindi, dare un nome di donna ad un maschietto e viceversa. Sul caso del nome Andrea per la femminuccia, la Cassazione ha finalmente detto “si” (leggi l’articolo “Nomi di bebé: si della Cassazione ad “Andrea” per la bambina”).

È possibile dare ad un bambino, quale secondo nome, il nome “Maria”: per esempio, Giovanni Maria;

5) nomi ridicoli o vergognosi. A riguardo, ci si rimette al buon senso dei genitori. Certo, chi voglia chiamare il proprio bambino Dario o la bambina Dina, avendo come cognome “Lampa”, non farebbe certo un regalo al neonato. Stessa cosa per Perla Pace, Tromba Daria, Bigo Dino, Licenziato Assunto.

In tali casi, l’ufficiale di stato civile non può più rifiutarsi di assegnare il nome richiesto dai coniugi, ma, qualora ritenga che esso sia ridicolo o offensivo, deve subito segnalarlo al Procuratore della Repubblica. Quest’ultimo, se lo ritiene, può rettificare il nome sostituendolo con un altro con un apposito giudizio di rettifica.

Si racconta, a riguardo, del caso di una coppia di genitori che voleva a tutti i costi chiamare il proprio pargolo Venerdì. Intervenne il giudice e gli impose il nome Gregorio (il patrono del suo giorno di nascita).

È possibile dare un massimo di tre nomi (in gergo tecnico, il nome proprio si chiama prenome) non separati da virgola, che per legge vengono considerati come nome singolo. Per esempio, se si decide di chiamare il proprio figlio Diego Armando Maradona, senza virgola, il suo nome sarà Diego Armando. Viceversa, se si decide di inserire la virgola tra Diego e Armando, il bambino da grande potrà firmarsi semplicemente Diego.

Quando i genitori sono stranieri

Se i genitori sono stranieri, per rispettare le differenze etniche, sono previste delle eccezioni e si potrà applicare la normativa del paese di provenienza. Con tutte le conseguente in tema di ammissione di nomi diversi da quelli italiani.

Nel caso in cui l’alfabeto del Paese di provenienza sia diverso dal nostro (per esempio, la Cina, il Giappone, i popoli Arabi, ecc.) è necessario trascrivere il suono del nome con l’alfabeto italiano, anche se è ammesso l’utilizzo di accenti particolari (dieresi, accenti circonflessi ecc.).

Non si può più dare, ai figli di genitori sconosciuti, nomi o cognomi che richiamino questa loro condizione. Così è vietata quell’antica abitudine di dare ai bambini non riconosciuti cognomi quali: Diotallevi, Trovato, che pure ancora oggi hanno una notevolissima diffusione nazionale perché molto usati in passato.

note

[1] DPR 396/2000.


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4 Commenti

  1. Se dovessi avere figli, non dovrei aver problemi. A me piacciono i nomi Olav (maschio – norvegese, in Italia talvolta è usato) e Bastet (femmina – è un nome egizio, mi piace il significato).
    I nomi italiani non mi piacciono, così come quelli inglesi. Si sentono ovunque e mi sono diventati noiosi.

  2. Posso chiamare mio figlio ian ? posso avere problemi nella registrazione all’anagrafe o quando lo battezzo?
    Grazie.

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