Licenziamento nullo: novità dalla Cassazione

7 Marzo 2020 | Autore:
Licenziamento nullo: novità dalla Cassazione

Prima del provvedimento espulsivo ci deve essere la lettera di contestazione che consenta al lavoratore di giustificarsi. Altrimenti c’è la reintegrazione. 

Un lavoratore non può essere licenziato se prima del provvedimento disciplinare non ha ricevuto una contestazione formale della sua condotta che gli consenta di potersi difendere. Lo ha ribadito la Cassazione con una sentenza appena depositata [1]. In pratica, il licenziamento risulta «radicalmente viziato per insussistenza giuridica dei fatti». Di conseguenza, il giudice deve dichiarare il licenziamento nullo se il dipendente non ha potuto difendersi e disporre la reintegrazione del lavoratore in servizio senza l’indennità prevista per i vizi della procedura disciplinare.

Secondo la Suprema Corte, se il provvedimento espulsivo è motivato da un’inadempienza del dipendente, l’azienda è tenuta alla contestazione disciplinare dell’addebito. Altrimenti, come stabilisce la legge [2], il licenziamento non è giustificato.

La normativa, come ricorda la Cassazione, prevede che la sussistenza dell’addebito venga accertata in giudizio ma che la condotta inadempiente sia individuata in modo preciso e circostanziato nella lettera di contestazione che apre il procedimento disciplinare. In mancanza di tale contestazione, cioè quando il datore di lavoro è passato direttamente al licenziamento, la contestazione stessa è insussistente.

Non c’è, pertanto, spazio per l’ipotesi del vizio di forma, perché il procedimento disciplinare non ha seguito l’iter corretto. Anzi, secondo la Corte, così facendo non viene rispettata l’esigenza di tutelare il diritto di difesa del lavoratore, escluso dal fatto di non poter giustificare la propria condotta.

Il principio della Cassazione vale anche per i cosiddetti contratti a tutele crescenti previsti dal Jobs Act, equiparando il concetto di «fatto contestato» contenuto nello statuto dei lavoratori ed il «fatto materiale contestato» espresso nel decreto del Governo Renzi.


note

[1] Cass. sent. n. 4879/2020.

[2] Art. 18 co. 4 legge n. 300/1970 nota come Statuto dei lavoratori.


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