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Affidamento esclusivo per mancato mantenimento

8 Marzo 2020
Affidamento esclusivo per mancato mantenimento

Padre non versa il mantenimento per il figlio: gli spetta l’affido condiviso?

Il tuo ex marito non ti sta pagando, già da diversi mesi, il mantenimento per vostro figlio. Questa sua indifferenza, a fronte della bella faccia che imbelletta con il bambino durante gli incontri, ti sembra espressione di una profonda ipocrisia. Non vuoi mettere il piccolo al corrente di tutto ciò per non alimentare l’odio verso la figura paterna. Il tuo stesso avvocato ti ha sconsigliato di denigrare l’altro genitore agli occhi del figlio, comportamento questo che ti porrebbe dalla parte della ragione a quella del torto e che potrebbe avere delle ripercussioni anche sull’affidamento del minore. Ti chiedi allora se puoi rivolgerti al giudice e chiedere l’affidamento esclusivo per mancato mantenimento. In questo modo, escluderesti il padre da tutte le scelte più importanti per la vita, la crescita e l’istruzione del bambino, ponendoti in una situazione di vantaggio.

Certo, l’omesso versamento degli alimenti per i figli costituisce un reato e la responsabilità del genitore è quasi automatica visto che, per giurisprudenza consolidata, lo stato di bisogno del minore si presume sempre. Ma, anche presentando una denuncia contro il tuo ex, non ne ricaveresti un granché: te lo ritroveresti sempre in mezzo ai piedi, a mettere il becco nella vostra vita e a sindacare le tue decisioni. 

Insomma, il tuo obiettivo è tagliare fuori il padre dalla vostra vita quotidiana, cosa che puoi fare solo chiedendo l’affidamento esclusivo per mancato mantenimento. È possibile? Ecco cosa dice a riguardo la giurisprudenza.

Quando c’è affidamento esclusivo del figlio?

Se il giudice ritiene che l’affidamento ad entrambi i genitori sia contrario all’interesse del minore, può disporre con provvedimento motivato l’affidamento esclusivo del minore ad uno solo di essi.

Si tratta dell’affidamento esclusivo (o monogenitoriale), che costituisce un’eccezione alla regola generale dell’affidamento condiviso, posta dalla legge in funzione del diritto dei figli al mantenimento della bigenitorialità, derogabile, solo, ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore.

Ciascuno dei genitori può chiedere, in qualsiasi momento, l’affidamento esclusivo a sé del minore se l’affidamento esclusivo all’altro genitore o l’affidamento condiviso sono contrari all’interesse del minore.

Quando chiedere l’affidamento esclusivo

La giurisprudenza ha ritenuto di dover revocare l’affidamento condiviso in tutte le ipotesi di gravi inadempienze agli obblighi genitoriali da parte del padre o della madre. Ecco alcuni esempi:

  • quando il padre non va agli incontri con il figlio disinteressandosene completamente;
  • quando la madre mette il figlio contro il padre non convivente, né si attiva per preservare la relazione del minore con l’altro genitore, o si adopera per minarne le fondamenta;
  • in caso di inadempimento all’obbligo di versamento dell’assegno di mantenimento [1];
  • in caso di perdurante inadempimento del genitore non collocatario relativo al contributo mensile (disposto in sede presidenziale) per il mantenimento dei figli minori oltre a un perdurante disinteresse nei confronti della loro istruzione, educazione e mantenimento [2];
  • quando il genitore non adempie gli obblighi di mantenimento (non ha mai versato l’assegno di mantenimento del figlio) e dimostra profonde carenze nei compiti di cura, assistenza ed educazione [3];
  • quando il padre da anni non provvede alle necessità morali e materiali del figlio, non si rende disponibile a partecipare alle decisioni riguardanti i problemi di salute, né si cura di avere alcun rapporto con lui, senza altra apparente ragione che quella di voler “vivere la sua nuova vita”

Perde l’affido del minore il padre che non versa il mantenimento 

«Violenza economica»: così il tribunale di Roma ha definito il comportamento del padre che non versa il mantenimento per i figli all’ex moglie [1]. Una sentenza che apre le porte a una nuova definizione nel panorama già abbastanza variegato della giurisprudenza. 

Invero, a fronte di un risalente orientamento della Cassazione secondo cui l’omesso versamento degli alimenti non ha ripercussioni sull’affido condiviso – da preferire sempre su quello esclusivo, anche per garantire il diritto alla bigenitorialità – si è aperta di recente una corrente più severa. Quando l’inadempimento all’obbligo alimentare è ripetuto nel tempo e non è giustificato da una valida ragione (ad esempio, la perdita del posto di lavoro e una conseguente situazione di indigenza), il giudice può revocare l’affidamento condiviso al genitore che fa mancare al figlio i mezzi di cui vivere. Il suo comportamento è, infatti, indice di totale indifferenza verso il benessere del minore, il che mal si concilia con la postestà genitoriale. 

Sarà allora la mamma ad assumere da sola tutte le decisioni più importanti per il figlio perché a lungo il padre non ha versato il mantenimento. La condotta dell’uomo può essere qualificata come «violenza economica» in base alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, sottoscritta a Istanbul e ratificata dall’Italia con la legge 77/2013. Nella predetta convenzione, rientra nella definizione di violenza domestica ogni atto di violenza economica compiuto all’interno della famiglia. 

La genitorialità condivisa è la regola, ma in questo caso è il padre a escluderla perché rifiuta di adempiere ai propri doveri giuridici e morali.

Affidamento esclusivo per mancato mantenimento: ultime sentenze

L’art. 709 ter c.p.c. persegue lo scopo di meglio disciplinare le conseguenze dell’affidamento condiviso e di fornire uno strumento per la soluzione dei conflitti tra genitori che riguardino i figli. Ne consegue che l’inadempimento degli obblighi patrimoniali (nella specie: non puntuale né completo versamento dell’assegno di mantenimento disposto in favore delle figlie minorenni; omesso rimborso della quota dovuta per le spese straordinarie sostenute dall’altro genitore nell’interesse della prole minorenne) non integra gli estremi delle gravi inadempienze o degli atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, e dunque non è punibile con alcuna delle sanzioni previste nel comma 2 dello stesso art. 709 ter.

Corte appello , Caltanissetta , 03/05/2012

L’omesso versamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile per il figlio di minore età non integra necessariamente quella mancanza di mezzi di sussistenza idonea per ritenere sussistente il reato.

(Nel caso di specie , si trattava di un programma di affido condiviso in cui entrambi i genitori avevano rinunciato a forme di mantenimento reciproco e seppure l’ex marito non aveva sempre versato l’assegno di mantenimento stabilito in euro 500,00, egli non aveva mai fatto mancare la vicinanza e l’affetto al figlio provvedendo al pagamento di somme inferiori soprattutto quando si ammalò e perse il lavoro).

Tribunale , S.Maria Capua V. , sez. III , 24/07/2017 , n. 2000

La regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall’art. 155 cod. civ. con riferimento alla separazione personale dei coniugi è derogabile solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore, come nel caso in cui il genitore non affidatario si sia reso totalmente inadempiente all’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore dei figli minori ed abbia esercitato in modo discontinuo il suo diritto di visita, in quanto tali comportamenti sono sintomatici della sua inidoneità ad affrontare quelle maggiori responsabilità che l’affido condiviso comporta anche a carico del genitore con il quale il figlio non coabiti stabilmente.

Tribunale Torino, sez. VII, 27/02/2019, n. 944

La regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall’art. 155 c.c. con riferimento alla separazione personale dei coniugi, ed applicabile anche nei casi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, in virtù del richiamo operato dall’art. 4, comma 2, l. 8 febbraio 2006 n. 54, è derogabile solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore”, come nel caso in cui il genitore non affidatario si sia reso totalmente inadempiente all’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore dei figli minori ed abbia esercitato in modo discontinuo il suo diritto di visita, in quanto tali comportamenti sono sintomatici della sua inidoneità ad affrontare quelle maggiori responsabilità che l’affido condiviso comporta anche a carico del genitore con il quale il figlio non coabiti stabilmente.

Cassazione civile, sez. I, 17/12/2009, n. 26587


note

[1] Trib. Torino 27 febbraio 2019 n. 944.

[2] Trib. Roma, 16 giugno 2017, Trib. Treviso 16 settembre 2015.

[3] Cass. sent. n. 26587/2009. Trib. Catania 14 gennaio 2007.

[1] Trib. Roma, sent. n. 22638/19. 

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