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Quanto tempo passa per la successione

6 Maggio 2020
Quanto tempo passa per la successione

Le tempistiche necessarie per entrare in possesso dei beni ereditari.

La morte di un familiare è sempre un evento spiacevole. Tuttavia, anche in questi momenti dolorosi, è necessario occuparsi di adempimenti burocratici. Ad esempio, per trasferire i beni del defunto agli eredi, tipo un immobile, è necessario presentare una dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. In questo modo, l’Ente viene a conoscenza dell’ammontare esatto del patrimonio della persona ormai deceduta. Ma quanto tempo passa per la successione? Chi può presentarla? Quali sono i documenti da allegare? Cercherò di rispondere a tutte queste domande nel seguente articolo.

Cos’è la successione?

Quando si parla di successione si fa riferimento al trasferimento del patrimonio del defunto (rappresentato da beni mobili, beni immobili, crediti, debiti, ecc.) ai suoi eredi. La successione si apre al momento della morte di una persona e può essere di due tipi:

  • legittima: quando è regolata dalla legge;
  • testamentaria: nel caso in cui ci sia un testamento.

Cos’è la dichiarazione di successione?

Come già anticipato in premessa, dopo la morte del defunto (de cuius) occorre trasmettere all’Agenzia delle Entrate un modello, noto come dichiarazione di successione. In pratica, si tratta di un documento in cui è descritto il cosiddetto asse ereditario, cioè il complesso dei beni ereditari su cui poi l’Ente andrà a calcolare le tasse che gli eredi dovranno pagare.

In altre parole, la dichiarazione è necessaria per formalizzare il passaggio di proprietà dei beni del de cuius agli eredi.

Chi deve presentare la dichiarazione di successione?

Sono obbligati a presentare la dichiarazione i seguenti soggetti:

  • gli eredi: cioè coloro che hanno già accettato l’eredità;
  • i chiamati all’eredità; coloro che non hanno ancora accettato;
  • i legatari vale a dire i soggetti beneficiari di beni o diritti determinati;
  • gli amministratori dell’eredità: figura prevista, ad esempio, se il testamento indica un erede sotto condizione;
  • i curatori delle eredità giacenti: nominato quando il chiamato non ha accettato l’eredità;
  • l’esecutore testamentario: soggetto a cui il defunto ha dato l’incarico di far eseguire correttamente le sue ultime volontà scritte nel testamento;
  • gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente. Tale situazione si verifica quando una persona è scomparsa da due anni e ne è stata dichiarata l’assenza;
  • trustee: persona che amministra i beni del defunto nell’interesse di altri soggetti, ossia i beneficiari.

Se ci sono più eredi è sufficiente che uno solo di loro presenti la dichiarazione di successione.

Ma quanto tempo passa per la successione?

Entro 24 ore dal decesso, gli eredi dovranno presentare la denuncia di morte all’ufficio dello stato civile del Comune. Successivamente, occorre presentare la dichiarazione presso l’Agenzia delle Entrate nel termine massimo di 12 mesi dalla data di apertura della successione (che, generalmente, coincide con il giorno del decesso). 

Tuttavia, in alcuni casi particolari, i 12 mesi decorrono:

  • dalla scadenza del termine per la formazione dell’inventario: in caso di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario;
  • data della rinuncia: nel caso di rinuncia all’eredità o al legato.

Se il defunto era titolare di conti correnti o postali è necessario comunicare la morte dell’intestatario anche all’istituto di credito o alla posta. L’istituto procederà ad un blocco cautelativo dei conti. Per chiudere la pratica e sbloccare i soldi sarà necessario presentare il certificato di morte e la dichiarazione di successione. A questo punto, nel giro di 6 mesi al massimo, l’istituto dovrà distribuire le quote spettanti a ciascuno degli eredi. Tieni presente, però, che le tempistiche possono variare. 

Quando non è obbligatoria la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione non è necessaria quando gli eredi sono:

  • il coniuge;
  • i parenti in linea retta del defunto (ad esempio, i genitori, i nonni, i figli).

Tali soggetti sono esenti a condizione che il patrimonio ereditario:

  • non sia superiore a 100.000 euro;
  • non comprenda immobili (ad esempio, appartamenti, terreni, ecc.) o diritti reali immobiliari (usufrutto, servitù, diritto di superficie, enfiteusi).

Ovviamente, per l’esenzione occorre che le condizioni appena descritte si verifichino contemporaneamente. Facciamo un esempio pratico: muore il marito e l’eredità, pari a 80.000 euro, è devoluta alla moglie e ai figli. Tuttavia, viene fuori che il defunto era proprietario anche di un immobile di 90.000 euro. In tal caso, la successione dovrà essere presentata. 

L’obbligo della dichiarazione non sussiste neppure in caso di rinuncia all’eredità da parte dell’avente diritto.

Cosa contiene la dichiarazione di successione?

Nella dichiarazione, è necessario indicare in particolare:

  • i dati del defunto e degli eredi;
  • gli immobili;
  • le azioni, i titoli e le aziende;
  • le donazioni eventualmente effettuate dal defunto mentre era in vita;
  • i debiti.

È importante poi allegare:

  • il certificato di morte;
  • stato di famiglia del defunto;
  • copia dei documenti di identità e dei codici fiscali del defunto e degli eredi e legatari;
  • estratto dell’atto di matrimonio del defunto (se separato o divorziato occorre la copia del decreto di separazione o della sentenza di divorzio);
  • schede catastali degli immobili;
  • copia degli atti di proprietà del defunto (ad esempio, l’atto di compravendita di un immobile);
  • la certificazione da cui risultano gli estremi dei conti correnti;
  • copia dell’atto di donazione eventualmente effettuata dal defunto;
  • copia della rinuncia all’eredità da parte di uno dei chiamati.

Come si presenta la dichiarazione di successione?

Il modello va presentato telematicamente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate. Al fine di evitare errori di compilazione, il cittadino potrebbe anche rivolgersi ad un professionista.

In caso di mancata presentazione della dichiarazione di successione, si rischiano pesanti sanzioni amministrative. Inoltre, non sarà possibile procedere:

  • alla vendita dei beni caduti in successione;
  • alla trascrizione dei passaggi di proprietà;
  • al recupero di eventuali crediti del defunto presso terzi debitori;
  • alla richiesta del Tfr presso il datore di lavoro;
  • al ritiro delle somme giacenti presso conti correnti anche postali.


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