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Multe e ricorso al Prefetto: la richiesta di audizione personale va esaudita

1 Ott 2013


Multe e ricorso al Prefetto: la richiesta di audizione personale va esaudita

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Ott 2013



Il prefetto ha l’obbligo di sentire l’interessato che abbia fatto ricorso e richiesta di audizione personale: se non dimostra di averlo regolarmente convocato, l’ingiunzione di pagamento è annullabile.

Nel caso in cui l’automobilista multato decida impugnare il verbale e fare ricorso al Prefetto piuttosto che al giudice di Pace, è suo diritto chiedere di essere ascoltato personalmente.

In tal caso, l’autorità amministrativa invia all’interessato, con raccomandata a.r., un avviso di convocazione, comunicandogli la data dell’udienza per l’audizione.

Questa richiesta potrebbe risolversi, per il cittadino, in un duplice vantaggio:

– il primo, scontato: la possibilità per l’automobilista, attraverso la propria presenza, di creare una sorta di contraddittorio e meglio chiarire le proprie posizioni o interpretazioni giuridiche;

– il secondo, invece, mira a fare leva sulle inefficienze dell’amministrazione ed è di carattere procedurale. La legge [1], infatti, prevede che se il Prefetto non dispone l’audizione dell’interessato che ne abbia fatto richiesta, l’eventuale successiva ordinanza di ingiunzione che rigetta il ricorso (e condanna al pagamento della multa) è illegittima.

In pratica, cosa significa questo?

Ciò significa che il multato potrebbe comunque presentare la richiesta di audizione personale nel proprio ricorso al Prefetto, contando sul fatto che di essa – a volte – non si tiene conto: vuoi per distrazione, vuoi dimenticanza o, peggio, vuoi perché la Prefettura perde i documenti che attestano che l’invio dell’avviso di convocazione (la ricevuta di ritorno della raccomandata).

E così, presentando un ricorso al Giudice di Pace nei successivi 30 giorni dall’emissione, si può impugnare l’ordinanza ingiunzione illegittima e vedersi definitivamente annullata la multa.

La Cassazione, a riguardo, ha detto che la mancata audizione dell’interessato, che ne abbia fatto richiesta, costituisce violazione di una regola procedimentale; il rispetto di tale norma è previsto a tutela del diritto di difesa del presunto trasgressore. Con la conseguenza, in caso di inosservanza, che l’ordinanza ingiunzione emessa dal Prefetto è annullabile [2].

L’ordinanza ingiunzione può quindi essere annullata, in un successivo giudizio davanti al giudice di pace, se la Prefettura non riesce a provare l’avvenuta convocazione richiesta dal ricorrente. Agli atti del processo, quindi, deve essere prodotto l’avviso di ricevimento che provi che l’interessato ha effettivamente ricevuto l’avviso di convocazione.

Un ultimo suggerimento: richiedere in ogni caso la convocazione personale potrebbe essere non convenente nei casi in cui si debba fare ricorso al Prefetto di un luogo particolarmente distante dal proprio domicilio. In tal caso, infatti, i costi del viaggio potrebbero rendere antieconomica la trasferta e la richiesta.

L’onere di provare la notifica dell’invito all’audizione grava ovviamente sulla pubblica amministrazione. Quest’ultima, quindi, deve fornire i dati che dimostrino che la notifica dell’avviso di convocazione sia stata eseguita, ad esempio con individuazione del numero postale della raccomandata, nonché gli atti attestanti l’avvenuta ricezione di tale invito da parte dell’opponente, suffragandone la regolarità.

Ricordiamo in ultimo che, nel caso in cui sia stata fatta richiesta per l’audizione personale, il termine che ha il prefetto per decidere sul ricorso (120 giorni dalla ricezione del verbale, del ricorso e degli atti relativi all’istruttoria prodotti dall’organo accertatore) resta sospeso per tutto il periodo intercorrente tra la data di notifica del provvedimento di fissazione dell’udienza e l’udienza medesima.

note

[1] Art. 18 L. 689/81; art. 204 Cod. Str.

[2] Cass. sent. n. 13505/2004; Cass. sent. n. 7762/2009.


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