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Lo sai che? Aumento dell’assegno di mantenimento: quando non rilevano i fatti nuovi

Lo sai che? Pubblicato il 4 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 ottobre 2013

Per stabilire l’aumento dell’assegno di mantenimento in corso di giudizio, al giudice non occorre la prova che siano sopravvenuti fatti nuovi, ma basta compiere un confronto tra le capacità patrimoniali complessive dei coniugi.

È possibile ottenere una modifica dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice con la sentenza di separazione: e ciò nonostante che il processo si sia già concluso.

Per legge [1], infatti, chi, dopo la sentenza di separazione, intende chiedere al giudice l’aumento dell’assegno di mantenimento già fissato dalla sentenza stessa dovrà provare che:

– siano intervenute nuove circostanze;

– che tali nuove circostanze abbiano modificato la situazione patrimoniale di uno dei due coniugi al momento della separazione: sia migliorandola (ovviamente, in questo caso, il miglioramento deve riferirsi al coniuge obbligato a versarlo) che peggiorandola (per il coniuge che lo riceve).

Si pensi, ad esempio al caso in cui un lavoro si trasformi da tempo pieno in part time, riducendo di fatto le capacità di reddito del genitore che riceve l’assegno.

Anche in mancanza di una richiesta espressa di revisione dell’assegno da parte del beneficiario, il giudice – nel corso di un giudizio di separazione (anche proseguito in grado di appello) – dovrà aggiornare l’importo dell’assegno prevedendone un aumento.

In tal caso, il magistrato può semplicemente basarsi sul confronto tra le rispettive capacità di reddito dei coniugi (senza necessariamente effettuare una quantificazione del preciso ammontare dei redditi di ciascuno): per esempio, quando il marito ha un reddito superiore del doppio rispetto alla moglie.

Per evitare di subire l’aumento dell’assegno, il coniuge obbligato dovrà provare al giudice di aver subito un concreto peggioramento delle proprie capacità di reddito, non prevedibile al momento della separazione (per esempio: se sia intervenuta una cassa integrazione o una malattia invalidante).

In mancanza, il mantenimento sarà dovuto nella maggior  misura stabilita dal giudice.

Si tratta di un principio affermato da una costante giurisprudenza [2] e che è stato ricordato in una recente sentenza della Cassazione [3].

Il coniuge tenuto al mantenimento non potrà opporsi all’aumento giustificando un peggioramento delle proprie condizioni economica solo per via:

– dell’aumento delle spese derivanti dalla separazione (si pensi, ad esempio, alla necessità prendere in affitto un appartamento) o

– dell’intervenuto obbligo di versare l’assegno di mantenimento per figli.

In tali casi, infatti, l’aumento delle spese riguarda una situazione prevedibile di cui il giudice ha già tenuto conto al momento della prima quantificazione dell’assegno, mentre il dovere di mantenere la prole [4] grava sempre in capo ai genitori, a prescindere dalla rottura del matrimonio ed è, perciò, preesistente alla separazione.

Il coniuge che voglia ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento deve presentare al giudice una  richiesta di revisione: in tal caso, deve anche dimostrare che siano intervenute nuove circostanze a modificare la situazione patrimoniale esistente al momento della separazione.

Tale condizione, tuttavia, non è richiesta quando il giudice aggiorni la misura dell’assegno nel corso di un giudizio di separazione: in tal caso, infatti, il magistrato potrà aumentarne l’importo anche in mancanza di fatti nuovi, ma basandosi sul confronto della situazione patrimoniale complessiva delle parti.

note

[1] Art. 710 cod. proc. civ.

[2] cfr. Cass. sent. n. 3974/02; sent. n. 13592/06; sent. n. 23051/07; sent. n 25618/07.

[3] Cass., sent. n. 10720 dell’08.05.2013.

[4] Art. 147 e 148 co. 1 cod. civ.


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