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Querela e costituzione parte civile: quali diritti?

14 Marzo 2020
Querela e costituzione parte civile: quali diritti?

Quando una denuncia-querela viene sottoscritta da più persone di cui solo una è la parte lesa, in caso di vittoria chi ha effettivamente diritto al risarcimento? In caso siano tutti i denuncianti, è possibile far rimuovere dalla denuncia una o più firme per evitare che vengano lesi i diritti dell’effettiva parte lesa? Se sì, in quale momento del procedimento si può fare: durante le indagini o a processo concluso?

Durante il processo è possibile che un disabile (fisico) a carico della madre possa mettersi a carico la madre se ritiene che questa possa ledere i suoi interessi economici (per esempio: promettendo una parte sostanziale del risarcimento ad altri)?

Con riguardo alla denuncia penale, avrà diritto al risarcimento danni solo il soggetto che, a prescindere dalla sottoscrizione della denuncia:

  • si sarà costituito parte civile nel processo penale,
  • avrà ottenuto una sentenza di condanna dell’imputato,
  • avrà ricevuto il riconoscimento del risarcimento del danno da parte del giudice penale, anche se con rinvio per la determinazione al giudice civile.

Infatti, il risarcimento del danno riguarda un ambito esclusivamente civile, che viene toccato solo indirettamente dal giudice penale, chiamato a riconoscere le responsabilità dell’imputato, per poi rinviare alle sedi competenti (appunto, il giudice civile) per la quantificazione del danno.

L’art.76 del codice di procedura penale stabilisce che l’azione civile nel processo penale è esercitata  mediante la costituzione di parte civile. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo.

Questo significa che, in mancanza di costituzione di parte civile, non si potrà usufruire della sentenza di condanna penale, anche se si è proceduto alla presentazione della querela.

Pertanto, è possibile che anche il denunciante che non sia persona offesa del reato possa ricevere una sentenza favorevole di riconoscimento del risarcimento del danno, non essendo questo diritto spettante esclusivamente alla persona offesa.

Ciò non significa che, riconosciuti i diritti al risarcimento del danno, possano essere compromessi i diritti della persona offesa, essendo le due posizioni distinte e parallele tra loro.

Una volta presentata una querela, con la sottoscrizione di più firme, non è possibile ottenere la rimozione di una delle sottoscrizioni. Questo perché, una volta protocollata la querela, scatta il procedimento penale, la fase investigativa e l’eventuale iscrizione nel registro degli indagati.

L’art.55 del codice di procedura penale stabilisce che la polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale.

Come stabilito anche dall’art.347 del codice di procedura penale, acquisita la notizia di reato (grazie alla denuncia-querela), la polizia giudiziaria senza ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali trasmette la relativa documentazione.

Una volta ricevuta la notizia, il pubblico ministero avvia un procedimento penale che, dopo le indagini, sfocerà in un’archiviazione, o in un rinvio a giudizio.

Non è una facoltà, ma un obbligo.

Se uno dei denuncianti vuole tornare sui propri passi potrà rimettere la querela (rinunciando ai suoi diritti), ma solo nei casi in cui il reato sia perseguibile esclusivamente a querela della persona offesa, e non d’ufficio. La remissione potrà essere operata fino alla sentenza definitiva di condanna del giudice, così come stabilito dall’art.152 del codice penale.

Questo è l’unico modo per tirarsi fuori. Diversamente, si potrà scegliere di non costituirsi parte civile, così rinunciando al proprio diritto di avere riconosciuto un risarcimento del danno.

Non è infine possibile per un disabile a carico della madre cambiare le carte, senza alcuna autorizzazione, o elemento a sostegno, al fine di divenire soggetto titolato per il sostegno della madre stessa.

Il rischio, come disciplinato dall’art.640 del codice penale, sarebbe quello di commettere il reato di truffa nei confronti dello Stato stesso, con artifizi o raggiri (celando il reale stato di invalidità), e inducendo taluno in errore (lo Stato appunto), procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno (promessa risarcimento a terzi).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla


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