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Scioglimento comunione ereditaria: ultime sentenze

8 Novembre 2021
Scioglimento comunione ereditaria: ultime sentenze

Uguaglianza di quote e criterio dell’estrazione a sorte; improcedibilità della domanda di scioglimento della comunione ereditaria; onere probatorio.

Pagamento dei debiti ereditari

Nello scioglimento della comunione ereditaria, al pari di quanto accade per quella ordinaria ai sensi dell’art. 1115, comma 3, c.c., il regolamento, sulla massa, dei debiti dipendenti dai rapporti di comunione, in quanto afferenti alla gestione della stessa, previsto dagli artt. 724 e 725 c.c., può essere realizzato dai compartecipi creditori attraverso il prelievo di beni dalla massa in proporzione alle rispettive quote ovvero, quando ciò non sia avvenuto o non sia possibile, attraverso l’incremento delle loro quote di concorso rispetto a quelle risultanti dal titolo della comunione. Con riguardo a quest’ultima modalità, applicabile anche in caso di unico immobile indivisibile, l’individuazione del titolare della quota maggiore si effettua con riferimento alla situazione esistente al momento della relativa pronuncia giudiziale.

Cassazione civile sez. II, 06/10/2021, n.27086

Scioglimento della comunione ereditaria: criterio dell’estrazione a sorte

In tema di scioglimento della comunione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte previsto, nel caso di uguaglianza di quote, dall’art. 729 c.c. a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, e, pertanto, è derogabile in base a valutazioni discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive, legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione non è sindacabile in sede di legittimità, se non sotto il profilo del difetto di motivazione, non solo ove il giudice di merito abbia ritenuto di derogare al criterio suddetto, ma anche se abbia scelto di respingere la richiesta di deroga avanzata dalla parte.

Tribunale Monza, 18/05/2021, n.1020

Scioglimento della comunione ereditaria: uguaglianza di quote

In tema di scioglimento della comunione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte previsto, nel caso di uguaglianza di quote, dall’art. 729 c.c. a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale e, pertanto, è derogabile in base a valutazioni discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive, legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione non è sindacabile in sede di legittimità, se non sotto il profilo del difetto di motivazione.

Ne consegue che, a fronte della richiesta della parte di attribuzione di una delle quote di identico valore, il giudice non è obbligato a darvi seguito, avendo solo l’onere di adeguatamente giustificare la scelta in favore della conferma ovvero della deroga al principio del sorteggio, con onere motivazionale più pregnante in tale ultima evenienza, attesa la necessità di porre un limite all’applicazione della volontà del legislatore.

Cassazione civile sez. VI, 06/05/2021, n.11857

Scioglimento della comunione ereditaria: onere probatorio

Nel giudizio di divisione ereditaria, l’onere probatorio gravante sull’attore è estremamente rigoroso, doovendo egli produrre il titolo di acquisto dei beni in favore del de cuius (i cd. atti di provenienza) nonchè la certificazione ipo -catastale relativa ai medesimi beni contro il de cuius e i suoi eredi al fine di dimostrare che i beni erano ancora nella titolarità dei condividenti alla data di proposizione della domanda di scioglimento della comunione, non essendo divenuti oggetto di atti traslativi in favore di terzi.

Tribunale Bari sez. I, 19/04/2021, n.1528

Domanda di scioglimento della comunione ereditaria

La domanda di scioglimento della comunione ereditaria è improcedibile nel caso in cui le parti non abbiano provveduto a depositare, entro il secondo termine di cui all’articolo 183 comma 6 cod. proc. civ. la documentazione ipocatastale, costituita da iscrizioni e trascrizioni contro il de cuius dalla data di acquisto dei cespiti alla data di apertura della successione e dalle iscrizioni e trascrizioni contro i successori dalla data di apertura della successione a quella di trascrizione della domanda di divisione. E’ documentazione indispensabile per accertare la titolarità dei beni rientranti nella massa ereditaria e per procedere allo scioglimento della stessa, non essendo a tal fine sufficiente depositare la sola dichiarazione di successione, che ha rilevanza solo fiscale, stante il frequente non aggiornamento.

Nel caso di specie, improcedibile la domanda, atteso che nessuna delle parti ha prodotto la documentazione comprovante la titolarità il diritto di comproprietà sui beni in successione.

Tribunale Nocera Inferiore sez. II, 23/02/2021, n.400

Scioglimento parziale della comunione ereditaria

Perché si abbia negozio divisorio non è necessario che si verifichi lo scioglimento della comunione nei confronti di tutti i coeredi, essendo sufficiente che ciò avvenga rispetto ai coeredi partecipanti all’atto; in tal caso, infatti, lo scioglimento della comunione opera egualmente, pur se limitatamente ai soli partecipanti all’atto ed ancorché i coeredi che rimangono in comunione debbano, poi, mettere in essere un altro (od altri) negozio per pervenire allo scioglimento definitivo e totale della comunione stessa.

Cassazione civile sez. II, 12/02/2021, n.3694

Lo scioglimento della comunione ereditaria e il perdurare della comunione ordinaria

L’atto di stralcio con cui si realizza la divisione ereditaria e cioè l’attribuzione della quota del comproprietario -coerede, pariteticamente, agli altri comproprietari, determina una duplice conseguenza: – da un lato, ove preesistente, determina lo scioglimento della comunione ereditaria; – dall’altro, senza soluzione di continuità, determina l’instaurarsi e il permanere di comunione (ordinaria) fra gli attori che hanno domandato l’assegnazione; con conseguente applicabilità, indistintamente a tutti i beni che ne fanno parte, della disciplina propria della comunione ordinaria.

Tribunale Asti sez. I, 08/02/2021, n.107

Scioglimento della comunione ereditaria: improcedibilità della domanda

È improcedibile la domanda di scioglimento della comunione ereditaria avente ad oggetto beni immobili in caso di mancato deposito della documentazione ipocatastale relativa ai beni da dividere, in quanto tale carenza rende impossibile procedere all’accertamento dell’effettiva esistenza dei beni, nonché della legittimazione attiva e passiva delle parti nonché della corretta integrazione del contraddittorio.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 26/01/2021, n.200

Scioglimento della comunione ereditaria e collazione

La domanda di scioglimento della comunione ereditaria costituisce presupposto indefettibile perché trovino applicazione le norme che disciplinano la collazione, (art. 737 cc.). Tale figura giuridica non gode di una propria autonomia funzionale atteso che i coeredi,

intanto potranno chiedere reciprocamente la collazione delle donazioni ricevute in vita dal de cuius, per ricostruire la massa ereditaria, in quanto abbiano intenzione di addivenire allo scioglimento della comunione ereditaria. In tale prospettiva qualora l’erede non deduca di aver subito una lesione della quota di riserva, assumendo che quanto donato dal defunto, direttamente o indirettamente, non abbia ecceduto la quota disponibile, come prevista dall’art. 536 c.c., egli potrà chiedere la mera divisione giudiziaria dei beni facenti parte della comunione ereditaria al fine di conseguire la quota (per legge o per testamento) a lui spettante (petitum), essendo sufficiente per agire la semplice qualità di erede legittimo o testamentario (causa petendi).

Per la ricostruzione della massa ereditaria, l’art. 746 del c.c. prevede lo strumento della collazione che può avvenire in natura, col conferimento alla comunione ereditaria dello stesso bene ricevuto in donazione, ovvero, ex art 747 c.c., per imputazione, ricomprendendo nel relictum l’equivalente in denaro del bene donato considerando il valore che esso aveva al momento dell’apertura della successione.

Corte appello Napoli sez. II, 19/10/2020, n.3556

Scioglimento di comunione

Quando è proposta domanda di scioglimento di una comunione (ordinaria o ereditaria che sia) il giudice non può disporre una divisione che abbia ad oggetto un fabbricato abusivo o parti di esso, in assenza della dichiarazione circa gli estremi della concessione edilizia e degli atti ad essa equipollenti, come richiesti dall’art. 46 del D.P.R. 6.6.2001 n. 380 e dall’art. 40 comma 2 L. 28.2.1985, n. 47, costituendo la regolarità edilizia del fabbricato condizione dell’azione ex art. 713 c.c. sotto il profilo della “possibilità giuridica” e non potendo la pronuncia del giudice realizzare un effetto maggiore e diverso rispetto a quello che è consentito alle parti nell’ambito della loro autonomia negoziale. La mancanza della documentazione attestante la regolarità urbanistica dell’edificio e il mancato esame di essa da parte del giudice sono rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado di giudizio.

Tribunale Catania sez. III, 04/11/2019, n.4325

Divisione ereditaria: la natura costitutiva

Gli atti di scioglimento della comunione ereditaria sono soggetti alla comminatoria della sanzione della nullità, prevista dall’art. 46, comma 1, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 (già art. 17 l. n. 47/1985) e dell’art. 40, comma 2, l. 28 febbraio 1985, n. 47, per gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici o a loro parti dai quali non risultino gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria

Cassazione civile sez. un., 07/10/2019, n.25021

Testamento ritrovato in corso di divisione ereditaria

Una volta proposta in primo grado la domanda di divisione dell’eredità basata sulla prospettazione di una successione legittima, non costituisce domanda nuova ed è, pertanto, ammissibile in appello, quella diretta a ottenere la divisione in forza di un testamento olografo successivamente ritrovato, atteso che il titolo regolatore della successione prevale sulla disciplina legale in materia ed, inoltre, la sua deduzione non altera gli elementi essenziali del “petitum”, relativo ai beni ereditari da dividere, e della “causa petendi”, fondata sull’esistenza della comunione del diritto di proprietà in dipendenza della successione “mortis causa”.

Ne consegue che è possibile la modifica della domanda di divisione, poiché le diverse modalità di delazione dell’eredità configurano, comunque, un unico istituto e nel procedimento di scioglimento della comunione ereditaria esse non costituiscono una domanda, cosicché la parte può sempre adattarle alle evenienze e alle sopravvenienze di causa.

Cassazione civile sez. II, 27/09/2019, n.24184

Pagamento delle somme in favore dei coeredi

La sentenza con la quale il Tribunale dispone il pagamento delle somme in favore dei coeredi a titolo di conguaglio, non costituendo un atto traslativo della proprietà è soggetta all’aliquota del 3% sulla base imponibile.

In tema di imposta di registro, la sentenza con la quale il Tribunale dispone lo scioglimento della comunione ereditaria ed il pagamento delle somme in favore dei coeredi, a titolo di conguaglio (e in parte di frutti civili) e non costituisce un atto traslativo della proprietà, atteso che la consistenza dell’asse ereditario era costituita dall’unico bene già trasferito e non per effetto della suddetta pronuncia civile, non può essere applicata l’aliquota del 9% bensì quella del 3% sulla base imponibile.

Comm. trib. reg. Latina, (Lazio) sez. XIX, 18/06/2019, n.3626

Lo scioglimento della comunione ereditaria

Lo scioglimento della comunione ereditaria non è incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria rispetto a singoli beni già compresi nell’asse ereditario in divisione, giacché, compiute le operazioni divisionali, dirette ad eliminare la maggior parte delle varie componenti dell’asse ereditario, indiviso al momento dell’apertura della successione, la comunione residuale sui beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria, con la conseguente possibilità, per il giudice, di attribuire, ex art. 720 c.c., un bene non comodamente divisibile, per l’intero, non solo nella porzione del coerede con quota maggiore, ma anche nelle porzioni di più coeredi che tendano a rimanere in comunione come titolari della maggioranza delle quote, a prescindere dal fatto che altri coeredi si oppongano.

Cassazione civile sez. II, 04/06/2019, n.15182

Successione legittima

In tema di successione legittima, il diritto di abitazione ed uso ex art. 540, comma 2, c.c. è devoluto al coniuge del “de cuius” in base ad un meccanismo assimilabile al prelegato “ex lege”, sicché la sua concreta attribuzione, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto lo scioglimento della comunione ereditaria, non è subordinata alla formulazione di una espressa richiesta in tal senso.

Tuttavia, ove il giudice di primo grado abbia disposto la divisione della comunione ereditaria senza detrarre il valore capitale del menzionato diritto spettante al coniuge superstite (in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c.) e questa statuizione implicita negativa sul punto non abbia formato oggetto di uno specifico motivo di impugnazione, il riconoscimento del citato diritto di abitazione ad opera del giudice di appello è impedito dalle preclusioni processuali maturate e, in specie, dal giudicato interno formatosi al riguardo.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8400

Giudizio di divisione ereditaria

L’istituto dell’istanza c.d. di subcollocazione del creditore, disciplinata dall’art. 511 c.p.c., consente al creditore del creditore di ottenere la realizzazione coattiva immediata del proprio diritto di credito attraverso l’assegnazione diretta delle somme che, in difetto di domanda di sostituzione, sarebbero assegnate al creditore-debitore.

La domanda di sostituzione non è assimilabile all’intervento del creditore nel processo e costituisce, piuttosto, un fenomeno processuale che trova occasione nella pendenza di una procedura esecutiva e nella conseguente esistenza di una somma ricavata da distribuire, del tutto svincolata, quindi, dalla sussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione esecutiva.

Ciò detto, tale istituto non è ammissibile nell’ambito del giudizio avente ad oggetto scioglimento della comunione ereditaria perché gli atti di vendita di immobili a mezzo notaio, posti in essere nell’ambito del procedimento di scioglimento di comunione ereditaria, pur essendo disciplinati dagli art. 570 ss. c.p.c., espressamente richiamati dall’art. 788, comma 3, c.p.c., non sono riconducibili ad una azione esecutiva, avendo solo funzione attuativa dello scioglimento della comunione.

Tribunale Torino sez. II, 08/01/2019, n.41

Garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali

In tema di scioglimento della comunione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte nel caso di uguaglianza di quote stabilito dall’art. 729 c.c. a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, e, pertanto, è derogabile in base a valutazioni discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive, legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità.

Tribunale Gorizia, 08/10/2018, n.431

La sentenza di scioglimento della comunione ereditaria

Le sentenze di accertamento (così come quelle di costitutive) non hanno l’idoneità, con riferimento all’art. 282 c.p.c., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato, atteso che la citata norma, nel prevedere la provvisoria esecuzione delle sentenze di primo grado, intende necessariamente riferirsi soltanto alle pronunce di condanna.

Di conseguenza la statuizione, resa nel giudizio di scioglimento della comunione ereditaria inter partes, in punto di non comoda divisibilità del bene e di vendita dello stesso, siccome oggetto di rituale impugnazione non può avere, stante la propria natura di accertamento e non di condanna, efficacia esecutiva anticipata.

Tribunale Lucca, 28/09/2018, n.1389

La domanda riconvenzionale

Qualora sia chiesta in giudizio la divisione ereditaria di un bene immobile e il convenuto abbia proposto una riconvenzionale devoluta alla competenza della sezione specializzata agraria, la “vis attractiva” di tale competenza non opera con riferimento alla domanda principale di scioglimento della comunione ereditaria.

Cassazione civile sez. II, 22/01/2018, n.1527

Il giudicato sullo scioglimento della comunione ereditaria 

In considerazione dell’autonomia e della diversità dell’azione di divisione ereditaria rispetto a quella di riduzione, il giudicato sullo scioglimento della comunione ereditaria in seguito all’apertura della successione legittima non comporta un giudicato implicito sulla insussistenza della lesione della quota di legittima, sicché ciascun coerede condividente, pur dopo la sentenza di divisione divenuta definitiva, può esperire l’azione di riduzione della donazione compiuta in vita dal de cuius in favore dell’altro coerede dispensato dalla collazione, chiedendo la reintegrazione della quota di riserva e le conseguenti restituzioni; il semplice riferimento alla idoneità delle donazioni a determinare la riduzione della quota indisponibile, deve essere inteso, in assenza di un’esplicita domanda di riduzione delle donazioni stesse, come riferibile alla possibilità di un successivo esperimento dell’azione di riduzione, ove il risultato della divisione non avesse assicurato ai ricorrenti il conseguimento di quanto dalla legge riconosciutogli, sulla base delle norme in materia di successione necessaria.

Cassazione civile sez. VI, 11/01/2018, n.536

Domanda di riduzione

Qualora dal comportamento del legittimario sia possibile desumere, in maniera inequivoca, l’intenzione di rinunciare a far valere il proprio diritto potestativo di agire in riduzione per la reintegrazione della quota di riserva spettantegli sulla successione del coniuge, deve essere rigettata la domanda di riduzione e scioglimento della comunione ereditaria proposta, nella qualità di erede, da uno dei figli del legittimario, per rinuncia tacita di quest’ultimo.

(Nel caso di specie, la legittimaria aveva assunto un contegno, successivo alla morte del marito, assolutamente incompatibile con la volontà di far valere il diritto alla reintegrazione della quota di riserva spettantele per legge, avendo acconsentito o, comunque, non essendosi opposta agli atti di liberalità posti in essere dal marito a favore di uno solo dei figli).

Tribunale Palermo, 24/11/2017

Scioglimento della comunione e assegnazione del bene

Lo scioglimento della comunione ereditaria con assegnazione di un bene ad un condividente non è qualificabile come atto di alienazione e, quindi, non viola il relativo divieto imposto dal testatore, in quanto l’effetto “dichiarativo-retroattivo” della divisione rende ogni comproprietario titolare di quanto attribuitogli fin dall’epoca di apertura della successione.

Cassazione civile sez. II, 07/11/2017, n.26351



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