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Insidia stradale: ultime sentenze

20 Aprile 2020
Insidia stradale: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: situazione di pericolo occulto; responsabilità da insidia stradale; danno da insidia stradale; risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro provocato da una insidia stradale; colpa dell’ente proprietario della strada.

Danno da insidia stradale

La nozione di insidia corrisponde ad una situazione di pericolo occulto (c.d. insidia o trabocchetto) per la cui sussistenza occorrono congiuntamente l’elemento oggettivo della non visibilità del pericolo e quello soggettivo della non prevedibilità di esso. In definitiva, non sono sufficienti difficoltà od anche pericolosità del transito, ma occorre una sorta di inevitabilità del danno per il carattere non visibile ed improvviso del pericolo. Orbene, qualora le caratteristiche del luogo siano agevolmente percepibili da un utente che presti la ordinaria attenzione nell’avvicinarsi, come nel caso di specie, ciò porta ad escludere l’insidia o trabocchetto.

E’ stato pure costantemente affermato che in tema di danno da insidia stradale, a fronte della piena conoscibilità dello stato de luoghi, a nulla rileva lo stato di cattiva manutenzione dello stesso o la scarsa illuminazione atteso che non è scusabile la condotta di un soggetto che inciampa in una buca presente in un punto pienamente conoscibile in quanto vicino alla propria abitazione ed interessato, come nella situazione dedotta in giudizio, da lavori pubblici.

Tribunale Larino, 10/10/2019, n.344

Sinistro provocato da una insidia stradale

È impossibile un’interpretazione contrattuale che distingua tra una manleva “legale” ed una “contrattuale”. Nella fattispecie si sottolineava come l’unico titolo per il quale la società assicurata sarebbe potuta essere chiamata a manlevare il Comune in questione, a sua volta citato in giudizio per risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro provocato da una insidia stradale, era certamente di natura contrattuale e trovava il proprio fondamento nel contratto di appalto avente ad oggetto il servizio di manutenzione delle strade.

Nel rischio assicurato, pertanto, rientra anche quanto la società poteva essere tenuta a pagare al Comune per tenerlo indenne da responsabilità nei confronti di terzi per fatti illeciti “da qualsiasi causa determinati” nell’ambito dell’esecuzione dei lavori appaltati.

Cassazione civile sez. III, 29/08/2019, n.21795

Insidia stradale: quali sono i presupposti?

La figura della colpa rappresentata dalla cosiddetta “insidia stradale” postula l’accertamento di tre elementi: la non visibilità, la non prevedibilità e l’inevitabilità del pericolo in relazione al normale uso della strada (invocando i detti criteri il tribunale ha rigettato la domanda perché, nel caso di specie la danneggiata camminava intenta a cercare il portafogli nella borsa, era dunque distratta e non aveva visto l’anomalia insistente sul manto stradale, nonostante fosse ben visibile.

Se l’attrice fosse stata attenta avrebbe potuto agevolmente evitare l’anomalia suddetta ed avrebbe potuto evitare le conseguenze dannose derivate dal suo comportamento non diligente).

Tribunale Perugia, 06/05/2019, n.360

Danni da insidia stradale e concorso del danneggiato

In tema di insidia stradale, costituisce massima di esperienza di una persona diligente e accorta che guadare un tale specchio d’acqua possa comportare un danno al motore dell’auto, e costituisce quindi regola di prudenza evitare di esporre il mezzo a pericolo.

Di conseguenza, in virtù della previsione dell’art. 1227 c.c., che limita il risarcimento in ragione del concorso di colpa del danneggiato, in capo alla vittima è posto un dovere di cautela, da attuarsi mediante l’adozione di condotte idonee ad evitare il verificarsi dell’evento.

Tribunale Catania sez. III, 01/08/2019, n.3345

Dissesto presente sul manto stradale

In tema di danni da insidia stradale, va precisato che il cittadino non è tenuto a conoscere ogni dissesto presente sul manto stradale, soprattutto nel caso in cui si tratti di dislivelli scarsamente visibili per le condizioni di tempo e luogo e dunque molto pericolosi (nel caso di specie il tribunale ha affermato la responsabilità del Comune convenuto, quale deputato alla custodia e manutenzione del tratto in contestazione ove si era verificato il sinistro, atteso che non poteva essere addebitato al danneggiato attore nemmeno un concorso di responsabilità, dal momento che la buca presente sul marciapiede non era visibile, stante l’assenza di illuminazione e di segnalazioni di avvertimento sul pericolo derivante dalla sua possibile presenza).

Tribunale Potenza, 28/05/2019, n.50

Presunzione di responsabilità dell’ente

In tema di responsabilità da insidia stradale, la collocazione del bene demaniale all’interno del perimetro urbano delimitato dallo stesso comune è elemento sintomatico della possibilità di custodia del bene, dal cui difetto di manutenzione è derivato il danno, sicché non può revocarsi in dubbio che l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell’art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura ed alla conformazione della strada e delle sue pertinenze, indipendentemente dalla loro riconducibilità a scelte discrezionali della P.A.

Corte appello Bari sez. III, 14/03/2019, n.653

Ipotesi di responsabilità concorrente del danneggiato

In tema di insidia stradale, va imputata in misura paritaria alle parti la responsabilità qualora da un lato si accerti l’obbligo per il danneggiato di tenere una condotta di guida particolarmente prudente, in quanto si trovava in prossimità di un incrocio, vi era il manto stradale bagnato e vi erano diverse sconnessioni ed avvallamenti, visibili anche a distanza per il conducente che proceda a velocità prudenziale e con le luci accese.

Dall’altro lato, tuttavia, si accerti l’impossibilità per lo stesso danneggiato di prevedere la presenza di pietrisco e ghiaia sulla strada e, dunque, di evitare la perdita di aderenza ordinariamente legata alla presenza di tali materiali sull’asfalto bagnato.

Tribunale Lecce sez. I, 29/01/2019, n.302

La prevedibilità dell’insidia da parte del danneggiato

In tema di danno da insidia stradale, quanto più la situazione di pericolo connessa alla struttura o alle pertinenze della strada pubblica è suscettibile di essere prevista e superata dall’utente-danneggiato con l’adozione di normali cautele, tanto più rilevante deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nella produzione del danno, fino a rendere possibile che il suo contegno interrompa il nesso eziologico tra la condotta omissiva dell’ente proprietario della strada e l’evento dannoso.

Tribunale Lecce sez. I, 17/12/2018, n.4207

Nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso

In tema di danno da insidia stradale, a fronte della piena conoscibilità dello stato de luoghi, a nulla rileva lo stato di cattiva manutenzione dello stesso, atteso che non è scusabile la condotta di un soggetto che inciampa in una buca presente da molto tempo prima in un punto pienamente visibile e conoscibile.

Di conseguenza, quanto più la situazione di pericolo connessa alla struttura o alle pertinenze della strada pubblica è suscettibile di essere prevista e superata dall’utente-danneggiato con l’adozione di normali cautele, tanto più rilevante deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nella produzione del danno, fino a rendere possibile che il suo contegno interrompa il nesso eziologico tra la condotta omissiva dell’ente proprietario della strada e l’evento dannoso.

Tribunale Roma sez. XII, 03/09/2018, n.16769

Responsabilità del soggetto danneggiato

In tema di danno da insidia stradale, il comportamento colposo del danneggiato può – in base ad un ordine crescente di gravità – o atteggiarsi a concorso causale colposo (valutabile ai sensi dell’art. 1227, primo comma, cod. civ.), ovvero escludere il nesso causale tra cosa e danno e, con esso, la responsabilità del custode (integrando gli estremi del caso fortuito rilevante a norma dell’art. 2051 cod. civ.), deve a maggiore ragione valere ove si inquadri la fattispecie del danno da insidia stradale nella previsione di cui all’art. 2043 cod. civ.

L’importanza del nesso di causalità ai fini della determinazione della responsabilità, peraltro, rimane invariata sia che si applichi l’art. 2051 c.c. che si invochi l’art. 2043 c.c.: in assenza del nesso di causalità, non sussiste la responsabilità della P.A.

(Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che il comportamento del soggetto danneggiato – transitato a piedi in una strada dissestata nonostante vi fossero due marciapiedi liberi – avrebbe dovuto essere improntato ad un onere di massima prudenza in quanto la situazione di pericolo di caduta era altamente prevedibile, ritenendo, pertanto, che l’evento lesivo in concreto verificatasi, conseguente all’inciampo in un buca di grandi dimensioni, presente su strada dissestata, in orario diurno con cielo sereno, è da ricondurre alla esclusiva responsabilità del soggetto danneggiato).

Tribunale Lecce sez. I, 02/07/2018, n.2458

Presunzione di responsabilità dell’ente proprietario e prova liberatoria

In tema di danno da insidia stradale, il solo fatto che sia dimostrata l’esistenza di una anomalia sulla sede stradale è di per sé sufficiente a far presumere sussistente la colpa dell’ente proprietario il quale potrà superare tale presunzione solo dimostrando che il danno è avvenuto per negligenza, distrazione od uso anomalo della cosa da parte della stessa vittima.

Tribunale Roma sez. XIII, 21/03/2018, n.6012

La prevedibilità del pericolo occulto

In tema di danno da insidia stradale, la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e la conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, sino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso.

Tribunale Cagliari sez. II, 12/01/2017, n.107

La configurabilità dell’insidia 

In tema di danno da insidia stradale, la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità della p.a. per difetto di manutenzione della strada pubblica, dato che quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, sino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso (escluso, nella specie, il risarcimento in favore di un motociclista, atteso che, avuto riguardo alla generale situazione di degrado della strada, agevolmente percepibile dall’utente, una guida accorta, prudente e tecnicamente adeguata non avrebbe potuto condurre alla perdita del controllo del motoveicolo e alla sua successiva caduta).

Tribunale Lecce, 15/11/2016, n.4852

L’esistenza di un’anomalia sulla strada 

In tema di danno da insidia stradale, il solo fatto che sia dimostrata l’esistenza di una anomalia sulla sede stradale è di per sé sufficiente a far presumere sussistente la colpa dell’ente proprietario il quale potrà superare tale presunzione solo dimostrando che il danno è avvenuto per negligenza, distrazione o uso anomalo della cosa da parte della stessa vittima.

Tribunale Roma sez. XIII, 07/11/2016, n.20775



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8 Commenti

  1. Se c’è una cosa che giustamente indispettisce chi è vittima di un infortunio stradale dovuto a un dissesto del marciapiede, alla rottura di un gradino di una scala pubblica o a una buca sull’asfalto è che la pubblica amministrazione quasi mai risarcisce. Vuoi perché la legge non sempre dà ragione al danneggiato, vuoi perché, quand’anche questi ha tutto il diritto ad avere i soldi per il danno fisico, il Comune non ha invece la possibilità di pagare. È chiaro che, in ipotesi del genere, c’è sempre un mezzo per ottenere tutela (ne parleremo in seguito), ma non sempre questo è a buon mercato. Insomma, il rischio di spendere più di quanto si possa ottenere è piuttosto alto nel caso di piccole lesioni.

    1. La giurisprudenza si è mostrata molto rigorosa nel materiale probatorio da richiedere per ottenere il risarcimento. Così non basta dimostrare la sola insidia stradale (a tal fine sarà bene scattare una foto alla fonte di pericolo) e i danni riportati (un certificato medico o la fattura del meccanico o del gommista), ma bisogna anche provare che quello specifico danno è dipeso solo e unicamente dalla predetta insidia. Ad esempio, se una persona cade su una scalinata è necessario dimostrare che ciò sia dipeso dal ghiaccio presente e non dal fatto che questi sia stato spinto da un passante. A tal fine è necessario la testimonianza di una persona che, presente sul luogo, ha visto l’episodio.

    2. Per chiedere il risarcimento è necessario diffidare prima il Comune con una raccomandata a/r o una Pec in cui allegare tutte le prove documentali raccolte. Sarà opportuno corredare la richiesta con una dichiarazione scritta dei testimoni con allegato il relativo documento di riconoscimento.Si darà al Comune un termine di circa 15-30 giorni per procedere alla liquidazione del danno. Eventualmente si dovrà ottenere un certificato di un medico legale che quantifichi, in termini monetari, le lesioni riportate.Se il Comune non dovesse rispondere si dovrà procedere in causa.Ci sono cinque anni per agire; dopodiché il diritto all’indennizzo si prescrive. Ma se in questi cinque anni viene inviata una diffida la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere da capo dal giorno successivo.

  2. Chi cade sull’asfalto non ha sempre diritto al risarcimento, neanche se il suolo era pieno di buche e dissestato. Anzi, è l’esatto contrario: tanto più l’insidia è visibile o nota, tanto meno il pedone ha ragione. Questo perché, secondo la nostra legge, chi si fa male per colpa propria non può chiedere i danni a nessuno, tantomeno alla pubblica amministrazione. Amministrazione che, seppur deve tenere strade e marciapiedi in buono stato di manutenzione, non è chiamata a prevedere i cosiddetti “casi fortuiti” ossia le altrui imprudenze. Ed allora, visto che non si può camminare con la testa tra le nuvole o, peggio, con gli occhi puntati allo schermo del cellulare, chi si fa male a causa della propria distrazione non può chiedere il risarcimento.

    1. Il codice civile stabilisce che il proprietario o il custode di una cosa è responsabile per i danni causati dalla cosa stessa a terzi a condizione che ciò non sia dipeso da caso fortuito. Dunque, il Comune non è responsabile per l’insidia stradale quando ricorre un evento imprevedibile e inevitabile. La giurisprudenza si è scervellata nel tentare di dare una definizione al caso fortuito. È stato così detto che rientrano in tale casistica:tutti gli incidenti avvenuti nell’immediatezza del verificarsi dell’insidia tanto da non dare il tempo sufficiente all’amministrazione di provvedere alla riparazione o alla segnalazione del pericolo (si pensi a una buca appena procurata dalla copiosa pioggia notturna ove sia caduto un automobilista alle prime ore dell’alba o alla ghiaia appena caduta da un camion);tutti gli incidenti provocati dall’imprudenza del danneggiato. Ne abbiamo già parlato: si pensi a chi accede volontariamente a un’area dissestata, a chi è distratto e non guarda dove cammina, a chi procede velocemente, a chi cade in una buca presente da diversi anni proprio vicino al portone di casa sua, a chi si fa male su un gradino pur essendo l’ostacolo facilmente visibile, ecc.

  3. Il primo carattere dell’insidia stradale è il fatto di non essere visibile, di essere cioè “occulta” all’occhio dell’uomo mediamente accorto. Su questa valutazione giocano una serie di fattori.Innanzitutto la dimensione dell’insidia: tanto più è grande la buca, l’avvallamento, la pietra, ecc. tanto minore è la possibilità di ottenere un risarcimento dal Comune.In secondo luogo la visibilità al momento della caduta: se la strada non è illuminata, se l’incidente avviene in ora notturna, se l’insidia è ricoperta da foglie secche o da acqua piovana, il danneggiato non ha alcuna colpa se cade. Quindi ha diritto al risarcimento.In terzo luogo conta il tipo di strada: se si tratta di una via ad alta percorrenza, dove le auto possono circolare velocemente, è chiaro che diventa più difficile avvistare una buca posta sul ciglio. Se dall’altro lato – afferma la Cassazione – si tratta di un marciapiede che il danneggiato ha sempre percorso e delle cui condizioni era già consapevole, non può chiedere il risarcimento: la conoscenza dello stato della strada esonera il Comune da ogni responsabilità. Allo stesso modo chi accetta di percorrere una lunga strada in evidente stato di dissesto, segnalato peraltro dai cartelli, non può poi prendersela con l’amministrazione.

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