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Portatore handicap condominio: ultime sentenze

17 Febbraio 2022
Portatore handicap condominio: ultime sentenze

Eliminazione barriere architettoniche; difficoltà di deambulazione; condomini portatori di handicap abitanti ad un piano alto.

In tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la l. n. 13 del 1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere pubblicistico volte a favorire, nell’interesse generale, l’accessibilità agli edifici, sicché il diritto al mantenimento ed all’uso dei dispositivi antibarriera (nella specie, un dispositivo servo scale), installati (anche provvisoriamente) in presenza di un soggetto residente portatore di “handicap”, non costituisce un diritto personale ed intrasmissibile del condomino disabile, che si estingue con la morte dello stesso.

Accessibilità agli edifici privati

L’accessibilità agli edifici privati anche per soggetti che abbiano limitazioni alle capacità fisiche o psichiche costituisce un diritto fondamentale non solo del singolo ma anche della collettività, la cui tutela — di cui deve farsi carico l’intera società — è peraltro slegata dall’effettiva utilizzazione dell’edificio da parte dei soggetti portatori di handicap .

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 13/08/2020, n.138

Barriere architettoniche: eliminazione

La speciale disciplina volta a favorire l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici esistenti contenuta nella l. 9 gennaio 1989 n. 13 si applica anche a beneficio di persone anziane le quali, pur non essendo portatrici di disabilità vere e proprie, soffrano comunque di disagi fisici e di difficoltà motorie; tale legge infatti, in base ad un’interpretazione costituzionalmente orientata, esprime il principio secondo il quale i problemi delle persone affette da una qualche specie di invalidità devono essere assunti dall’intera collettività, e in tal senso ha imposto in via generale che nella costruzione di edifici privati e nella ristrutturazione di quelli preesistenti, le barriere architettoniche siano eliminate indipendentemente dalla effettiva utilizzazione degli edifici stessi da parte di persone disabili, trattandosi comunque di garantire diritti fondamentali e non già di accordare diritti personali ed intrasmissibili a titolo di concessione alla persona disabile in quanto tale .

Consiglio di Stato sez. II, 14/01/2020, n.355

Installazione ascensore: spese

In tema di condominio, l’installazione di un ascensore su area comune allo scopo di eliminare le barriere architettoniche costituisce un’innovazione che, ex art. 2, commi 1 e 2, l. n. 13 del 1989, va approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta dall’art. 1136, commi 2 e 3, c.c, ovvero che, in caso di deliberazione contraria o omessa nel termine di tre mesi dalla richiesta scritta, può essere installata, a proprie spese, dal portatore di handicap, con l’osservanza dei limiti previsti dal comma 3 del citato art. 2, che, prevede che vadano sempre osservati i limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121 c.c., di modo che tale installazione è vietata se comporta per il condomino un rilevante pregiudizio per l’originaria e naturale utilizzabilità del pianerottolo.

Cassazione civile sez. VI, 14/09/2017, n.21339

L’installazione di un ascensore su area comune

In tema di condominio, l’installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare delle barriere architettoniche, rientra fra le opere di cui all’art. 27, comma 1, della l. n. 118 del 1971 ed all’art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 384 del 1978, e, pertanto, costituisce un’innovazione che, ex art. 2, commi 1 e 2, della l n. 13 del 1989, va approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta dall’art. 1136, commi 2 e 3, c.c., ovvero, in caso di deliberazione contraria o omessa nel termine di tre mesi dalla richiesta scritta, che può essere installata, a proprie spese, dal portatore di handicap, con l’osservanza dei limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121 c.c., secondo quanto prescritto dal comma 3 del citato art. 2; peraltro, la verifica della sussistenza di tali ultimi requisiti deve tenere conto del principio di solidarietà condominiale, che implica il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, trattandosi di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati e che conferisce comunque legittimità all’intervento innovativo, purchè lo stesso sia idoneo, anche se non ad eliminare del tutto, quantomeno ad attenuare sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell’abitazione.

Cassazione civile sez. VI, 09/03/2017, n.6129

Eliminazione di una barriera architettonica 

Il condominio non può procedere all’installazione dell’ascensore, quand’anche ciò serva a eliminare una barriera architettonica in favore di un portatore di handicap, qualora l’installazione comprometta il godimento della proprietà individuale di uno dei condomini.

Ad affermarlo è la Cassazione che accoglie le ragioni del condomino proprietario di locali adibiti a box che con l’installazione dell’ascensore aveva visto limitata la possibilità di accedere alla sua proprietà. Per la Corte, prevale il diritto di proprietà sull’esigenza di eliminare gli ostacoli sul percorso dei portatori di handicap e il divieto di installazione scatta a prescindere dal fatto che il proprietario dei locali li abbia o meno usati per parcheggiarci la macchina.

Cassazione civile sez. II, 29/11/2016, n.24235

Le esigenze del condomino portatore di handicap 

Alla luce del fondamentale principio regolante ogni tipo di comunione, dettato dall’art. 1102 c.c. – secondo cui ciascuno dei partecipanti alla cosa comune può servirsene, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne parimenti uso secondo il loro diritto, con facoltà di apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della stessa – la decisione di merito, in ordine alla legittimità della installazione di un ascensore nella tromba delle scale per soddisfare l’esigenza primaria dei condomini portatori di handicap abitanti ad un piano alto, risulta equilibrata e conforme ai principi costituzionali della tutela della salute (art. 32) e della funzione sociale della proprietà (art. 42), in quanto rimuove un grave ostacolo alla fruizione di un primario bene della vita, quale quello dell’abitazione, comportando soltanto un disagio ed una scomodità derivanti dalla relativa restrizione della scala e nella difficoltà di usi eccezionali della stessa, senza però alcun impedimento totale dell’uso comune ed un pericolo per la statica dell’edificio che solo sarebbero stati ostativi.

Cassazione civile sez. II, 14/02/2012, n.2156

L’installazione di un servo-scala

L’installazione di un servo-scala per facilitare l’accesso al portatore di handicap costituisce un’opera provvisoriamente sostitutiva, che non implica rinunzia alla realizzazione degli strumenti considerati dal comma 1 dell’art. 2 l. 13/89 come idonei al superamento delle barriere architettoniche, deliberati o da deliberarsi dall’assemblea condominiale.

Cassazione civile sez. II, 20/04/2005, n.8286

Portatore di handicap residente nello stabile

L’installazione di un ascensore nel pozzo luce di un edificio condominiale, al fine di consentire al portatore di handicap residente nello stabile di raggiungere la propria abitazione, non può ritenersi consentita, ai sensi dell’art. 2 l. 13/89 qualora essa comporti grave compromissione dei diritti di proprietà esclusiva su altre unità immobiliari comprese nell’edificio, non essendo configurabile a carico dei vicini li obbligo di adattamento delle proprie porzioni di piano in relazione alle esigenze del portatore di handicap (nella specie, la cabina dell’ascensore avrebbe dovuto essere posizionata a meno di trenta centimetri dalle finestre delle abitazioni dei vicini, addirittura facendo venir meno, per una parte di esse, i requisiti minimi di illuminazione naturale e di aerazione).

Tribunale Ascoli Piceno, 21/02/2005

Il diritto di installazione del servoscala

Il diritto del singolo condomino di installare servoscala o strutture mobili facilmente amovibili secondo la previsione di cui all’art. 2 l. n. 13 del 1989, prescinde dalla qualità di portatore di handicap o di esercente la tutela o potestà su un portatore di handicap.

Tribunale Firenze, 10/11/2004

Impianto di ascensore all’interno dell’edificio condominiale

Ancorché debba riconoscersi al soggetto portatore di handicap ovvero con difficoltà di deambulazione il diritto – tutelabile anche in via d’urgenza – a procedere a propria cura e spese all’installazione di un impianto di ascensore all’interno dell’edificio condominiale, tale diritto deve essere contemperato con l’interesse del condominio a subire il minor pregiudizio alle parti comuni ed al decoro architettonico (nella fattispecie l’installazione dell’impianto esterno poteva avvenire con due diverse modalità, ed il tribunale ha ritenuto di privilegiare quella che implicava il minore impatto sull’estetica del fabbricato).

Tribunale Napoli, 24/05/2004

Accesso all’ascensore condominiale

Gli art. 1, 2 comma 2 e 3 l. 9 gennaio 1989 n. 13 (per i quali, fra l’altro, nel caso in cui il condominio non provveda spontaneamente ad assumere iniziative adeguate per rispondere alla richiesta di un condomino portatore di handicap di avere più agevole accesso all’edificio e agli ascensori, quest’ultimo può provvedervi a proprie spese) integrano il requisito del “fumus boni iuris” per la concessione del provvedimento ex art. 700 c.p.c. volto a ottenere l’ordine rivolto al condominio a consentire al condomino portatore di handicap di procedere immediatamente, previi gli eventuali adempimenti amministrativi occorrenti, a cure e spese del condomino stesso, all’installazione nell’androne dello stabile condominiale di un servo scala onde permettergli di superare i cinque gradini che separano l’androne stesso dal piano di accesso all’ascensore condominiale.

Tribunale Milano, 24/10/2003

Assemblea dei condomini

L’installazione in un complesso condominiale di un servoscala per un condomino portatore di handicap rientra nell’uso della cosa comune, ex art. 1102 c.c., e non richiede l’approvazione dell’assemblea dei condomini, sempre che tale installazione non pregiudichi il pari diritto all’uso della cosa comune da parte degli altri condomini.

Tribunale Torre Annunziata, 05/05/2000

L’abbattimento delle barriere architettoniche

Al portatore di handicap non compete alcuna azione di condanna ad un “facere”, nei confronti del condominio ove è situata la sua abitazione, avente ad oggetto l’attuazione delle opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche dello stabile, bensì un’azione di accertamento del proprio diritto ad eseguire a proprie spese le opere necessarie all’abbattimento delle predette barriere (costituite, nel caso di specie, dalle scale, che si proponeva di superare attraverso l’installazione di un ascensore).

La normativa concernente l’abbattimento delle barriere architettoniche è applicabile non solo relativamente a quei soggetti che presentino difficoltà di deambulazione, ma anche a coloro – quali le persone anziane – che pur non essendo affetti da menomazioni motorie, si trovino comunque in minorate condizioni fisiche.

Pretura Roma, 15/05/1996

Deprezzamento dell’unità immobiliare

È nulla la delibera – adottata secondo la maggioranza prevista dall’art. 2 della legge n. 13 del 1989 – di installazione di un ascensore volto a favorire le esigenze di un condomino portatore di handicap, qualora ciò comporti un sensibile deprezzamento dell’unità immobiliare di altro condomino.

Corte appello Napoli, 27/12/1994



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