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Indagine bancaria defunto

7 Maggio 2020 | Autore:
Indagine bancaria defunto

Quando muore un parente o un amico è importante realizzare degli adempimenti burocratici. Alcuni sono finalizzati alla ricerca del patrimonio del defunto.

L’eredità è quel complesso di beni che il defunto trasferisce ai suoi cari dopo la sua morte. In altri termini, si tratta del patrimonio nel quale subentrano gli eredi per disposizione testamentaria o per successione legittima.

L’asse ereditario può essere costituito da beni fisici (mobili o immobili) o da entità immateriali (risparmi presenti su un conto corrente). In alcuni casi, nemmeno troppo rari, il patrimonio può essere totalmente o parzialmente negativo: sono cioè presenti, in tutto o in parte, dei debiti e delle passività.

Quando non esiste una disposizione testamentaria, si apre la successione legittima a favore dei parenti stretti del cosiddetto de cuius, così come espressamente individuati dal codice civile. In tal caso può essere necessario realizzare un’attività di ricerca per individuare i beni ancora esistenti, nonché un’indagine bancaria del defunto.

In altre parole, con riferimento a quest’ultima ipotesi, occorre verificare se esistono uno o più conti correnti, qual è la somma di denaro in essi presente e come fare per riscuotere l’ammontare. Gli eredi subentrano, infatti, nella posizione giuridica del deceduto e, quindi, nel suo asse patrimoniale.

La questione si complica se, successivamente alla morte del titolare del conto, bussano alla porta degli eredi eventuali creditori rimasti insoddisfatti. In questa ipotesi, infatti, tali soggetti, nel caso di permanenza di una situazione di inadempimento, hanno il diritto di chiedere al tribunale il pignoramento dei beni ereditati e del conto corrente.

Vediamo con ordine i profili di maggiore interesse collegati all’argomento che stiamo affrontando.

L’apertura della successione: procedure e requisiti

Con la morte di un parente e la conseguente apertura della successione, gli eredi subentrano nella posizione giuridica del defunto.

Perché ciò possa avvenire, i chiamati all’eredità devono realizzare una serie di adempimenti burocratici. Tra questi, vi è la cosiddetta dichiarazione di successione, sulla quale occorre pagare un’apposita imposta. Per far ciò, è, quindi, necessario rivolgersi all’ente di riscossione, ossia allo sportello dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, entro un anno dal momento del decesso.

La dichiarazione – che non è obbligatoria per il coniuge e i figli se si tratta di un patrimonio che non supera i centomila euro di valore – deve indicare il complesso dei beni mobili e immobili e delle liquidità di cui era titolare il de cuius. Ed è proprio per questo che è necessario sapere se il defunto era titolare o meno di rapporti finanziari. L’esistenza di conti correnti attivi, infatti, deve essere espressamente indicata nella dichiarazione di successione.

L’indagine bancaria può essere, a seconda dei casi, semplice o complessa: tutto dipende dalla consapevolezza che i beneficiari hanno delle condizioni economiche in cui versava il defunto.

Si possono distinguere due situazioni diverse:

  • gli eredi conoscono l’istituto bancario presso il quale il de cuius conservava i propri risparmi;

oppure

  • non hanno informazioni sull’esistenza di un conto corrente e su quale sia la banca presso la quale è stato aperto.

Le procedure da seguire sono diverse a seconda che si realizzi l’una o l’altra ipotesi.

Vediamole nel dettaglio.

Indagine bancaria su un conto corrente conosciuto

Se gli eredi hanno consapevolezza dell’esistenza di un conto corrente, si applicano le disposizioni del cosiddetto Testo Unico Bancario, ossia di quel complesso di norme che sono state introdotte nel nostro ordinamento per disciplinare i rapporti con gli istituti di credito.

In particolare, secondo quanto stabilito dal nostro legislatore, gli eredi hanno diritto di ricevere, a proprie spese ed entro il termine di novanta giorni dalla richiesta, copia di tutta la documentazione relativa alle singole operazioni poste in essere dal titolare negli ultimi dieci anni. Nello specifico, i chiamati all’eredità possono pretendere di conoscere l’ammontare del patrimonio attivo attraverso la lista movimenti e l’estratto conto.

Tale documentazione non serve soltanto a capire quale sia la somma di spettanza degli eredi, ma consente a tali soggetti di verificare se – nel periodo intercorrente tra la morte del titolare del conto e l’apertura della successione – vi sono stati prelievi illegittimi o movimenti in frode agli eredi. In tali ipotesi, ai soggetti lesi è riconosciuta la possibilità utilizzare diversi strumenti di tutela per ottenere il ripristino della propria porzione di eredità.

L’accesso al patrimonio del de cuius si differenzia, poi, a seconda che ci si trovi di fronte a un conto corrente con intestatario unico oppure a un conto corrente cointestato.

Nel primo caso, non si pongono problemi di sorta: gli eredi entrano in possesso di tutta la somma presente sul conto.

Nella seconda ipotesi, invece, occorre operare un’ulteriore differenziazione: quella tra conto corrente cointestato a firma disgiunta e conto corrente cointestato a firma congiunta. Nel dettaglio: se il rapporto bancario prevede la firma disgiunta di tutti gli intestatari, gli eredi possono movimentare il conto per la quota di eredità senza consenso dell’altro titolare; viceversa, per effettuare qualsiasi operazione, è necessario che tutti i proprietari del conto appongano congiuntamente la loro firma. In questa ultima eventualità, si possono creare momenti di tensione tra eredi che non trovano un accordo sulla divisione dell’asse ereditario.

Indagine bancaria su un conto corrente sconosciuto

Può capitare che gli eredi non abbiano conoscenza dell’esistenza di un conto corrente. Si presenta, quindi, la difficoltà di fare un accertamento specifico e capillare. Una ricerca di questo tipo può essere condotta sia dai chiamati all’eredità sia da eventuali creditori del de cuius.

Come bisogna procedere in tale circostanza?

La situazione è molto più semplice di quanto tu possa immaginare. Oggi operano sul mercato molte agenzie specializzate nell’indagine patrimoniale bancaria di debitori e defunti. Il servizio offerto da tali enti di intermediazione prevede il pagamento di un corrispettivo in denaro, che può essere più o meno elevato a seconda della difficoltà della ricerca da effettuare.

Per accedere alla prestazione devi dimostrare, ovviamente, di essere il soggetto legittimato a fare la richiesta e a ottenere le relative informazioni. È, dunque, necessario che produci un certificato di morte dal quale risulta rivesti la qualità di erede o, nel caso di credito insoluto, il titolo dal quale risulta il tuo diritto violato.

Ottenuto il risultato della ricerca, puoi muoverti secondo la procedura ordinaria di cui abbiamo ampiamente parlato.



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