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Divieto di licenziamento a causa di matrimonio: ultime sentenze

16 Aprile 2020
Divieto di licenziamento a causa di matrimonio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: licenziamento intimato nel periodo compreso tra il giorno della richiesta delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione del matrimonio; nullità dei licenziamenti attuati a causa di matrimonio; possibilità occupazionale all’interno dell’azienda.

Licenziamento causa di matrimonio

Le eccezioni relative alla tardività della contestazione disciplinare e al carattere ritorsivo del licenziamento, poiché non riguardano elementi costitutivi del recesso, devono essere riproposti in appello dal datore di lavoro appellato – e appellante incidentale – altrimenti non sono esaminati in secondo grado ai fini della decisione sulla legittimità del recesso.

La disposizione dell’art. 35 del d.lgs. n. 198/2006 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna), rubricato Divieto di licenziamento per causa di matrimonio, non si applica ai lavoratori nella parte in cui prevede al comma 2 la nullità dei «licenziamenti attuati a causa di matrimonio» nonostante manchi un riferimento letterale esplicito che ne restringa il campo di applicazione alle lavoratrici.

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2018, n.28926

Deroga al divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio

Ove, come nella specie, il datore di lavoro non fornisca la prova dell’esistenza di una delle tassative ipotesi di deroga al divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio, ex legge n. 7 del 1963, e non potendosi equiparare in via analogica la cessione in locazione di un ramo dell’azienda con la cessazione dell’attività del ramo medesimo, deve ritenersi inefficace il licenziamento intimato alla lavoratrice per “cessione in affitto” di un ramo dell’azienda, sino allo scadere dell’anno dalla data del matrimonio.

Tribunale Monza, 09/03/1990

Pubblico impiego: licenziamento per causa di matrimonio

In tema di lavoro pubblico, non opera il divieto di licenziamento per causa di matrimonio qualora il procedimento disciplinare sia stato avviato prima delle pubblicazioni di matrimonio.

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2018, n.9736

La prova dell’esistenza di una legittima causa

In tema di nullità del licenziamento a causa di matrimonio, tra le tassative ipotesi di deroga al divieto di licenziamento contemplate dal quinto comma dell’art. 35 d.lgs. n. 198 del 2006, quella di cui alla lett. b), relativa alla “cessazione dell’attività dell’azienda cui la lavoratrice è addetta”, non è riconducibile alle ragioni ordine produttivo o organizzativo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. In ogni caso, ove ricorra l’ipotesi della deroga, nessun onere grava sulla lavoratrice diretto a dimostrare l’esistenza di una residua possibilità occupazionale all’interno dell’azienda.

Cassazione civile sez. lav., 19/09/2016, n.18325

Le formalità per il matrimonio civile

In tema di divieto di licenziamento a causa di matrimonio, la presunzione legale di cui all’art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 198 del 2006, in cui è stato trasfuso l’art. 1, comma 3, della l. n. 7 del 1963, è collegata ad una tipica forma legale di pubblicità-notizia costituita dal compimento delle formalità preliminari al matrimonio previste dagli artt. 93 e segg. c.c., alle quali non sono equipollenti le pubblicazioni per il matrimonio canonico, atteso che quelle civili sono prescritte anche per il matrimonio concordatario.

Cassazione civile sez. lav., 10/05/2016, n.9467

Licenziamento deciso nel periodo indicato dalla legge

La presunzione concernente l’avvenuta intimazione per causa di matrimonio del licenziamento della lavoratrice, disposto nel periodo compreso tra la data della richiesta delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione delle nozze, riguarda ogni recesso che sia stato “deciso” nell’arco temporale indicato per legge, indipendentemente dal momento in cui la “decisione” di recesso sia stata attuata, con conseguente irrilevanza del periodo di preavviso con scadenza posteriore.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2013, n.27055

Violazione del divieto di licenziamento per causa matrimonio

Deve ritenersi radicalmente nullo il licenziamento posto in essere dal datore di lavoro entro l’anno del matrimonio della lavoratrice per violazione del divieto di licenziamento per causa matrimonio.

Tribunale Latina, 20/12/2011

Recesso datoriale

Il divieto di licenziamento attuato a causa di matrimonio opera, in forza della presunzione legale di cui all’art. 1, comma 3, l. 9 gennaio 1963 n. 7, allorché il licenziamento sia stato intimato, senza che ricorressero i presupposti di una delle ipotesi di legittimo recesso datoriale, contemplate nell’ultimo comma dello stesso art. 1, nel periodo intercorrente tra la richiesta delle pubblicazioni ed un anno dalla celebrazione, senza che possa attribuirsi rilievo ad atti prodromici alla richiesta di pubblicazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto irrilevante, ai fini dell’operatività della presunzione, un certificato dell’ufficiale dello stato civile, prodotto da parte ricorrente, nel quale si attestava che i nubendi si sarebbero recati presso la casa comunale per iniziare il procedimento di pubblicazione in data anteriore a quella del licenziamento).

Cassazione civile sez. lav., 29/07/2009, n.17612

Richiesta delle pubblicazioni e celebrazione del matrimonio

Il licenziamento intimato nel periodo compreso tra il giorno della richiesta delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione del matrimonio, è affetto da nullità presumendosi, ai sensi dell’art. 1 l. n. 7 del 1963, disposto a causa del matrimonio; il divieto di licenziamento opera oggettivamente non sussistendo in capo alla lavoratrice alcun obbligo di comunicazione del matrimonio al datore di lavoro.

Tribunale Milano, 31/03/2006

Garanzia per la lavoratrice

La garanzia per la lavoratrice del divieto di licenziamento intimato a causa di matrimonio nel periodo compreso tra la richiesta delle pubblicazioni e un anno dalla celebrazione trova le uniche eccezioni nelle ipotesi previste nella stessa l. 9 gennaio 1963 n. 7. Ne consegue che è nullo, ai sensi della citata legge, il licenziamento intimato nell’anno dalla celebrazione delle nozze per avvenuto superamento del periodo di comporto.

Cassazione civile sez. lav., 09/04/2002, n.5065

Impugnazione del licenziamento

Il termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento previsto dall’art. 6 l. n. 604 del 1966 deroga al principio generale – desumibile dagli art. 1421 e 1422 c.c. – secondo il quale, salvo diverse disposizioni di legge, la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e l’azione per farla dichiarare non è soggetta a prescrizione.

Ne consegue che, sotto questo profilo, la disposizione di cui al citato art. 6, l. n. 604 del 1966 è da considerarsi di carattere eccezionale e non è perciò applicabile, neanche in via analogica, ad ipotesi di nullità del licenziamento che non rientrino nella previsione della cit. l. n. 604 del 1966.

È pertanto da escludersi che il suddetto termine di sessanta giorni per l’impugnativa sia applicabile ai licenziamenti previsti dall’art. 1, l. n. 7 del 1963 (sul divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio) e dall’art. 2, l. n. 1204 del 1971 (sulla tutela delle lavoratrici madri), ai quali vanno invece applicati i principi generali di cui ai citati art. 1421 e 1422 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 30/05/1997, n.4809



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