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Lettera impugnazione licenziamento: ultime sentenze

16 Aprile 2020
Lettera impugnazione licenziamento: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: impugnazione del licenziamento; impugnativa stragiudiziale del licenziamento; razionalizzazione delle risorse aziendali interne; soppressione del posto di lavoro; prova che la lettera contenente l’impugnazione non sia sottoscritta dal lavoratore incombe sul datore di lavoro.

Qualora la lettera con cui si impugna il licenziamento rechi la sola firma del legale di fiducia del lavoratore che afferma di agire in nome e per conto del rappresentato, è da ritenersi atto idoneo all’impugnazione stessa anche in assenza di firma del lavoratore. Né è necessario, inoltre, comunicare al datore di lavoro l’avvenuta procura a rappresentarlo.

Decadenza dalla produzione di documenti

Nel rito del lavoro, l’omessa indicazione nell’atto introduttivo del primo grado di un documento e l’omesso contestuale deposito dello stesso determinano la decadenza del diritto alla produzione, per entrambe le parti.

Resta escluso il caso in cui la tardiva produzione sia dovuta al tempo necessario per la formazione del documento stesso o, come nel caso di specie, all’evolversi della vicenda processuale nel tempo successivo al ricorso e alla domanda di costituzione (nella specie, la necessità di indicare e depositare la lettera di impugnazione del licenziamento è sorta per effetto delle difese della società datrice di lavoro e dunque a seguito di contraddittorio tra le parti, trovando poi attuazione con la memoria di replica alla domanda riconvenzionale della resistente).

Cassazione civile sez. lav., 09/10/2019, n.25346

L’ impugnazione del licenziamento per giusta causa

Qualora la lettera con cui si impugna il licenziamento rechi la sola firma del legale di fiducia del lavoratore che afferma di agire in nome e per conto del rappresentato, è da ritenersi atto idoneo all’impugnazione stessa anche in assenza di firma del lavoratore. Né è necessario, inoltre, comunicare al datore di lavoro l’avvenuta procura a rappresentarlo.

Dunque, l’impugnativa stragiudiziale del licenziamento, pervenuta alla società datrice di lavoro nei sessanta giorni dal licenziamento, come prescritto dalla legge nr. 604 del 1966, art. 6, recante la solo sottoscrizione del difensore che dichiara di agire in nome e per conto del lavoratore è da ritenersi valida.

E’ importante, in ogni caso, che l’impugnativa del licenziamento – fatta da un rappresentante del lavoratore investito del relativo potere mediante procura rilasciata in forma scritta – presenti data certa anteriore alla scadenza del termine di decadenza.

Tribunale Parma sez. lav., 10/07/2019, n.88

L’esclusione del vizio di motivazione

Nel giudizio per cassazione della sentenza che ha rigettato il reclamo nel cosiddetto “rito Fornero” per l’impugnazione del licenziamento, di cui al comma 58 dell’articolo 1 della legge 92/2012, la denuncia di vizio di motivazione e inammissibile, poiché detta disciplina va integrata con quella dell’appello nel rito del lavoro, con la conseguenza dell’applicabilità nel giudizio di cassazione oltre che dei commi 3 e 4 dell’articolo 348 c.p.c., anche del comma 5, il quale prevede che la disposizione di cui al precedente comma quattro – ossia l’esclusione del vizio di motivazione dal catalogo di quelli deducibili ai sensi dell’articolo 360 c.p.c. – si applica, fuori dei casi di cui alla lettera a) del comma 2 dell’articolo 348-bis, anche al ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che conferma la decisione di primo grado (cosiddetta doppia conforme).

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2015, n.23690

Impugnazione del licenziamento di un dirigente

Nel caso di impugnazione del licenziamento di un dirigente, intimato sulla base di un asserito processo di razionalizzazione delle risorse aziendali interne tale da giustificare la pretesa soppressione del posto di lavoro ricoperto dal dirigente stesso, il datore di lavoro è onerato di fornire prova della sussistenza delle ragioni addotte nella lettera di licenziamento.

Tribunale Varese, 04/10/2012

Reato di falso ideologico

È ravvisabile il reato di falso ideologico per induzione del pubblico ufficiale in atto pubblico (art. 48 e 479 c.p.) nel comportamento del legale che, mediante la produzione di documentazione falsa allegata al ricorso, induca in errore il giudice circa i requisiti di ammissibilità del ricorso e lo determini pertanto ad accogliere, con sentenza, il ricorso stesso (nella specie, il legale, nell’ambito di un contenzioso lavoristico, aveva prodotto una falsa lettera raccomandata di impugnazione del licenziamento del suo assistito, integrante requisito di ammissibilità del ricorso di impugnazione del licenziamento, così da avere determinato in errore il giudice del lavoro che, ravvisata l’ammissibilità del ricorso, di conseguenza l’aveva accolto).

Cassazione penale sez. V, 14/12/2009, n.5353

Causa di lavoro instaurata in opposizione ad un licenziamento

Integra i reati di cui agli art. 48 e 479 c.p. la condotta dell’avvocato che allega al ricorso presentato avanti il tribunale della documentazione falsa, in mancanza della quale la causa da lui assistita non potrebbe essere esaminata per inammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio (nella specie, la Corte ha confermato la condanna per falso ideologico per induzione nei confronti di un avvocato che, in una causa di lavoro instaurata in opposizione ad un licenziamento, aveva depositato una falsa lettera raccomandata di impugnazione, presupposto d’ammissibilità del ricorso stesso.

In tal modo, la falsa documentazione allegata dal difensore aveva indotto in errore il giudice del lavoro, che aveva emanato due sentenze ideologicamente false in quanto a un oggettivo presupposto di validità del contenzioso processuale).

Cassazione penale sez. V, 14/12/2009, n.5353

L’impugnazione del licenziamento individuale

L’impugnazione del licenziamento individuale deve essere tempestiva e impedisce la decadenza di cui all’art. 6 l. n. 604 del 1966 qualora la lettera raccomandata venga consegnata all’ufficio postale entro il termine di sessanta giorni ivi previsto, ancorché recapitata dopo la scadenza di detto termine.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 23/03/2009

Estinzione e risoluzione del rapporto 

L’impugnazione del licenziamento individuale è tempestiva, ossia impedisce la decadenza di cui all’art. 6 l. n. 604 del 1966, qualora la lettera raccomandata sia, entro il termine di sessanta giorni ivi previsto, consegnata all’ufficio postale, ancorché essa venga recapitata dopo la scadenza di quel termine .

Cassazione civile sez. lav., 04/09/2008, n.22287

Licenziamento senza preavviso

Con riferimento ad una controversia promossa da un lavoratore per l’impugnazione di un licenziamento irrogato ai sensi dell’art. 34 del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti dell’Ente poste italiane 26 novembre 1994, l’interpretazione data dal giudice di merito alla norma collettiva in questione – che al comma 1, lett. g, prevede il licenziamento senza preavviso in caso di condanna del dipendente con sentenza passata in giudicato per fatti che ledono il rapporto fiduciario tra le parti del rapporto di lavoro per gravità, natura del rapporto stesso, mansioni e grado di affidamento – è conforme ai principi di ermeneutica negoziale e, pertanto, è immune da vizi deducibili dinanzi alla Corte di cassazione, ove il giudice stesso abbia dato per accertati anche nel giudizio civile gli stessi fatti materiali ritenuti rilevanti in un precedente giudizio penale conclusosi con sentenza di condanna definitiva, ed abbia proceduto ad autonoma considerazione dei fatti stessi al fine di valutare la loro idoneità ad incidere sul vincolo fiduciario.

(Nel caso di specie il dipendente – addetto a mansioni di portalettere – era stato licenziato in quanto condannato con sentenza passata in giudicato alla pena della reclusione per il delitto di cui all’art. 479 c.p. per aver falsamente attestato che il destinatario di una lettera raccomandata era sconosciuto all’indirizzo).

Cassazione civile sez. lav., 11/06/2007, n.13633

Lavoratrice impossibilitata ad avere conoscenza della lettera di licenziamento

Il termine di sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione dell’atto di licenziamento, che l’art. 6 l. 15 luglio 1966 n. 604 fissa per l’impugnazione del licenziamento stesso da parte del lavoratore, è un termine di decadenza e come tale insuscettibile, a norma dell’art. 2964 c.c., sia di interruzione sia, in mancanza di disposizione contraria, di sospensione, senza che a termini dell’art. 1335 c.c. possano rilevare le condizioni soggettive del destinatario, ed in ispecie la sua capacità di intendere e di volere, salva la tutela nei limiti dell’art. 428 c.c.

(Nella specie, l’impugnata sentenza, aveva ritenuto che, pur ammettendo lo stato di incapacità di intendere e di volere, la lavoratrice licenziata nulla aveva allegato in ricorso per ritenere tale stato sussistente anche successivamente, sussistendo, invece, la prova contraria per essere la lavoratrice rientrata al lavoro, nuovamente assentandosi, ingiustificatamente. La S.C., correggendo la motivazione, ha ritenuto irrilevante, ai fini della decadenza, la dedotta incapacità naturale, rilevando altresì che la lavoratrice non aveva affatto allegato, e tanto meno provato, di essere stata, senza sua colpa, impossibilitata ad avere conoscenza della lettera di licenziamento).

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2007, n.5545

Lettera contenente l’impugnazione

Ove il datore di lavoro ammetta di avere ricevuto dal lavoratore l’impugnazione del licenziamento, l’onere di provare che la lettera contenente l’impugnazione non sia sottoscritta dal lavoratore incombe sul datore di lavoro, giacché solo quest’ultimo, in quanto detentore della lettera, può dare la prova della mancanza di sottoscrizione sull’originale.

Cassazione civile sez. lav., 19/03/2004, n.5563



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