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Assunzione coniuge come dipendente

9 Agosto 2020 | Autore:
Assunzione coniuge come dipendente

 Il rapporto di lavoro fra coniugi, pur non essendo impedito, può sollevare qualche dubbio sulla sua autenticità. Vediamo il perchè.

Nella realtà di tutti i giorni capita che i coniugi siano legati, oltre che da un vincolo affettivo, anche da rapporti lavorativi. A volte uno dei due diventa datore di lavoro dell’altro.

Se vuoi assumere come dipendente della tua impresa tua moglie o tuo marito e ti stai ponendo il dubbio che, forse, non è consentito devi sapere che questo è possibile secondo legge. Infatti, in Italia esiste un istituto che, dal punto di vista giuridico, ti permette di farlo tranquillamente. L’assunzione del coniuge come dipendente è del tutto legale nel nostro Paese.

Tuttavia, nella realizzazione del tuo proposito possono sorgere delle complicazioni.

Prima di affrontare gli argomenti più spinosi analizziamo i vari aspetti e procediamo con ordine. Innanzitutto approfondiamo il concetto di rapporto di lavoro.

Cos’è un rapporto di lavoro?

Il lavoro è un principio fondamentale intorno al quale ruota l’intero concetto di democrazia e di Repubblica.

Per tal motivo, lo Stato attua tutta una serie di tutele che garantiscono il lavoratore, a prescindere dalla tipologia di contratto che ha sottoscritto.Tuttavia, è anche vero che i maggiori strumenti di protezione che la legge prevede sono posti a vantaggio dei dipendenti assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il rapporto di cui stiamo parlando si caratterizza, quindi, per la presenza di due soggetti: da un lato, il datore pubblico o privato e, dall’altro, il dipendente.

Tale relazione si può configurare anche quando i due ruoli coesistono in capo a due sposi. E la qualificazione di uno dei due coniugi come lavoratore subordinato rispetto all’altro non è di poco rilievo, almeno sotto profilo contributivo e fiscale.

Della questione vengono, poi, interpellate due figure istituzionali: da un l’alto, l’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale) e, dall’altro, l’Agenzia delle Entrate (ente nazionale di riscossione dei tributi).

Il necessario intervento di tali enti si giustifica in un’ottica di garanzia dei meccanismi del mondo del lavoro. Infatti, talvolta, è possibile che il contratto di lavoro venga utilizzato in maniera fraudolenta soltanto per versare i contributi al proprio coniuge e per garantirgli la pensione in futuro.

Fare ricorso a questi mezzi non è ammesso nel nostro ordinamento poiché le prestazioni fra coniugi – in presenza un effettivo rapporto di lavoro – devono essere retribuite; viceversa si tratta di comportamenti che esulano dal rapporto di dipendenza e sono assolutamente gratuiti. Non è consentito ricorrere a una via di mezzo.

Ma guardiamo alle caratteristiche generali di un rapporto di lavoro subordinato.

Quali sono le caratteriste del rapporto di lavoro subordinato?

Il rapporto di lavoro è subordinato quando si svolge secondo determinate condizioni.

Se, innanzitutto, analizziamo la figura del datore di lavoro, ci rendiamo conto di come questo soggetto sia dotato di un insieme di poteri che può e deve esprimere.

Volendo semplificare possiamo affermare che il cosiddetto “capo” possiede le seguenti facoltà:

  • dirigere;
  • controllare;
  • disciplinare.

In altri termini, il datore può pretendere che il lavoro sia svolto conformemente alle sue indicazioni. Il lavoratore, quindi, deve adeguarsi ad esse e deve eseguire la sua prestazione nel rispetto delle direttive e dei tempi da lui indicati.

Tutto ciò comporta che il capo, in qualsiasi momento e senza dover dare alcun preavviso, può controllare che il lavoro sia perfetto. Il tutto deve, però, essere compiuto nel rispetto delle regole giuridiche e contrattuali.

La capacità decisoria del datore di lavoro gli permette, nell’ipotesi in cui il lavoratore non svolga in modo consono la sua prestazione, di attivare un procedimento disciplinare nei suoi confronti. E le sanzioni applicabili hanno natura ed entità diversa: si va dal semplice richiamo orale sino al licenziamento.

Se poi diamo un’occhiata al tipo di rapporto, vediamo come esistono altre caratteristiche tipiche della subordinazione. Infatti, la prestazione di lavoro:

  • deve svolgersi stabilmente prevedendo un inserimento del lavoratore nella struttura e non deve essere occasionale;
  • deve essere scandita da un orario di lavoro fisso;
  • deve essere retribuita.

L’aspetto sicuramente più interessante è l’ultimo, ossia quello remunerazione per l’attività svolta.

Cosa si intende per retribuzione?

Nel rapporto di lavoro la retribuzione è un aspetto fondamentale ed è proporzionale al tipo di lavoro svolto e alla sua qualità.

Nel linguaggio comune si parla di “stipendio” o di “salario“, ma in entrambi i casi si fa riferimento a quella somma di denaro, più o meno alta, che viene erogata dal datore di lavoro per l’attività svolta a suo vantaggio.

Lo stipendio deve essere idoneo a garantire al lavoratore una vita dignitosa.

Per tal motivo, la retribuzione non è lasciata alla volontà e alla discrezionalità del datore di lavoro, ma sono definiti dei livelli minimi all’interno dei contratti collettivi nazionali del lavoro. E comunque svolgere un lavoro senza ricevere una retribuzione può avvenire soltanto in appositi casi, ossia in quelle situazioni dove l’obiettivo ultimo del lavoro è una finalità di solidarietà sociale o familiare.

Tuttavia l’onerosità del lavoro subordinato è presunta ed è onere del datore di lavoro dimostrare il contrario. Quindi la regola è che ogni lavoro deve essere pagato.

Cos’è il lavoro subordinato tra coniugi?

Se hai intenzione di assumere il tuo coniuge come dipendente devi ricorrere alla tipologia di rapporto di lavoro subordinato.

In tale caso, però, si applicano delle discipline parzialmente diverse rispetto alle regole generali.

Nel rapporto di lavoro tra coniugi, infatti, non vige il principio di presunzione di onerosità del rapporto, ma vale la condizione contraria. Si presume, infatti, che il lavoro prestato dal coniuge sia gratuito.

Su questa affermazione di principio l’Istituto nazionale della previdenza sociale ha contestato numerosi rapporti di lavoro tra coniugi e, a seguito di una visita ispettiva, li ha dichiarati nulli. Spesso, come accennato, si sono inscenati finte relazioni professionali con l’unico scopo di far maturare la pensione al coniuge.

Ma non si deve credere che sia così a prescindere. Di recente, infatti, l’orientamento è cambiato: la  Corte di Cassazione ha affermato che, ricorrendone i requisiti, è possibile per i coniugi mettere in atto un vero e proprio rapporto di dipendenza.

La Cassazione evidenzia come si deve parlare di rapporto di lavoro subordinato in presenza di questi fattori:

  • un’opera prestata dal coniuge che viene pagato;
  • un orario di lavoro rispettato;
  • una partecipazione costante del soggetto sul luogo di lavoro.

Da quanto detto, emerge che il nostro ordinamento non vieta che un coniuge possa venire assunto dall’altro; e che il solo vincolo di matrimonio sussistente tra i due non è valido motivo per escludere l’esistenza di una relazione di dipendenza.

Se, dunque, intendi contrattualizzare il tuo coniuge prendi in seria considerazione questi aspetti. Solo così puoi evitare che un ispettore dell’Inps dichiari il tuo rapporto di lavoro falso.

Come fare per assumere tua moglie?

Se, dunque, intendi assumere tua moglie come dipendente, sappi che devi seguire un iter ben definito. Infatti, il nostro sistema è molto rigoroso nel contrastare il lavoro nero, soprattutto quando si tratta di parenti.
La prima cosa che devi fare è quella di predisporre un apposito contratto in cui dovrai indicare:
– le tue generalità in qualità di datore di lavoro;
– le generalità di tua moglie;
– l’inquadramento contrattuale e le mansioni alle quali è adibita;
– il compenso pattuito;
– la durata del rapporto di lavoro;
– il richiamo alle norme del codice civile per la disciplina degli aspetti non espressamente contenuti nel contratto;
– la data e il luogo.
La tappa successiva è quella di registrare la posizione lavorativa presso l’Inps. Dal 2011 è, infatti, obbligatorio comunicare l’assunzione entro le 24 ore successive al momento dell’instaurazione del rapporto di dipendenza. La procedura da seguire è totalmente telematica. Devi, quindi, utilizzare il portale dell’Inps. La registrazione può essere fatta direttamente da te oppure attraverso un ente abilitato (un caf o un patronato) oppure grazie all’aiuto del contact center.


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